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Medicina
Coronavirus, cambiare strategia: “Ora in campo i medici di base”

C’è un errore strategico da correggere nella lotta allo sconosciuto virus Sars-Cov2 : la storia delle epidemie e delle pandemie ci dice che esse non si affrontano in ospedale ma all’esterno, nel domicilio del paziente, nei primi 10-14 giorni. E’ così che si può ridurre la crescita dei contagi e si può impedire che il virus danneggi le cellule del polmone profondo. 

Cambiare la strategia, ossia l’ospedalizzazione, contro il Sars-Cov2, che moltiplica i contagi, è l’imperativo, potremo dire “la mossa del cavallo” che scompagina lo status quo formulata dal responsabile del day hospital di immuno-infettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, Francesco Lefoche.  

“In questo decisivo lasso di tempo, i primi 10-14 giorni dall’infezione contratta, ad intervenire deve essere la medicina del territorio, potenziata e ben più attrezzata dell’attuale – precisa categorico Lefoche - Sono i medici di base, certamente più tutelati ed equipaggiati, magari supportati e affiancati dai giovani medici, gli strutturati, a prendere in carico il paziente”.

Bisogna, dunque, affiancare alla ‘medicina ordinaria’, il ricovero ospedaliero, ‘la medicina del territorio’ per la cura di epidemie e pandemie nei primissimi giorni dell’insorgenza per evitare non soltanto di congestionare gli ospedali ma per ridurre la diffusione dei contagi? “Sì, è così – risponde Lefoche – non si può proseguire con un errore strategico: se non si registrano netti miglioramenti sul campo, mi pare ovvio che si debba cambiare strategia”.

La lotta al virus, “del tutto sconosciuto: lo si sta studiando da pochissimo tempo”, avverte l’infettivologo del Policlinico Umberto I di Roma, deve proseguire da una parte, “con i comportamenti virtuosi messi già in atto”, ed in primis il distanziamento sociale, e dall’altra “con la ricerca e la messa punto di farmaci congrui ed efficaci e del vaccino che richiede tempi più lunghi dei primi: altre soluzioni alternative – come l’uso di integratori o l’omeopatia - non servono a nulla, anzi rischiano di esser dannose”.

La quarantena così rischia di allungarsi, “guai ad abbassare la guardia”, aggiunge Lefoche le cui previsioni vanno oltre la metà di aprile, “occorre più tempo, almeno un paio di mesi: diciamo al fine maggio o giù di lì per ricominciare: se vogliamo realmente vincere questa sfida dobbiamo volare molto più in alto azzerando la mediocrità, l’ipocrisia e l’inefficienza che hanno orientato ad oggi le nostre azioni”.

In altri termini “pur avendo un ottimo sistema sanitario – incalza Lefoche - per vincere dobbiamo avere condottieri valorosi in grado di mettere in campo strategie vincenti ed io non dubbi sul nostro valore e sulla nostra intelligenza: la vittoria si avrà con una strategia globale non solo europea ma internazionale”.

Se è vero che “i contagi oggi corrono velocemente per la globalizzazione attuata in tutti i campi, conclude Lefoche -  è proprio per questo che la strategia dovrà essere solidale e globale: non infatti c’è spazio per egoismi nazionali. Sono convinto che alla fine vincerà il buon senso come è sempre stato”.

 

 

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