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Medicina
Coronavirus, Montesarchio ad Affari: "Tocilizumab? C’è timore a usarlo"

Coronavirus, Montesarchio ad Affari: "Tocilizumab? Usato su 14 pazienti"

Vincenzo Montesarchio, direttore dell'Uoc di Oncologia del Monaldi di Napoli è fiducioso. Rincuorato dai segnali positivi che l’azienda ospedaliera dei Colli sta registrando dopo l’uso del Tocilizumab, nei casi gravi di infezione da Covid-19. Il farmaco, usato in regime di off label, viene somministrato per ridurre il rischio di compromissioni respiratorie che necessitano di una terapia intensiva. “Siamo arrivati a 14 pazienti trattati con il Tocilizumab – dice Montesarchio ad Affaritaliani.it - quasi tutti hanno risposto bene. Le notizie sono buone, confortanti, sono migliorati altri malati. Di questi 14 - continua Montesarchio - due sono in stato di stazionarietà, uno ha una resistenza importante e un altro purtroppo è deceduto”.

Quindi sono stati ‘stubati’?

“No. Sono ancora tutti intubati”.

L’iter per accedere alla sperimentazione a che punto è?

"Il protocollo per la sperimentazione è stato chiuso. C'è l’intesa con l’Aifa e con l’altro centro che coordinerà la sperimentazione, che è Modena. È stata spedita all’Aifa la versione definitiva del protocollo dal dottor Verrone. Immagino che a stretto giro si possa far partire. C’è bisogno inoltre delle autorizzazioni del Comitato di Etica. Spero che tutto questo avvenga in tempi rapidissimi”.

C’è scetticismo, da parte di altre strutture ospedaliere al Nord, sull’uso del Tocizilumab? In una situazione d’emergenza come quella attuale, considerato i riscontri positivi che avete registrato a Napoli, non dovrebbe essere usato con maggior convinzione e diffusione?  

“Questo è un farmaco che viene utilizzato in uso off label, quindi il clinico si assume la responsabilità di usarlo per un’altra patologia. Il clinico si assume tutte le responsabilità. Ci si va con i piedi di piombo”.

Quindi c’è un po di timore?

“Si, c’è un po' di timore. Al Nord, per esempio, il farmaco viene usato con un schema terapeutico diverso del nostro, con una dose più bassa, che è la dose che hanno usato i cinesi. I cinesi hanno detto che andava bene però loro sono asiatici, sono persone più piccoline, con un metabolismo diverso, sono persone geneticamente differenti. Qualla dose più bassa ha funzionato in Cina. E forse per i colleghi che l’hanno utilizzata (la dose ndr) al Nord non è andata bene e si sono fatti l’idea che è un farmaco che non serve. Noi abbiamo utilizzato una dose che ci veniva dettata dall’utilizzo in oncologia nella tossicità da CAR-T: a 8mm pro/kg. Ci abbiamo creduto e ci stiamo credendo ancora di più ora che i pazienti stanno realmente meglio, come i rianimatori ci dicono. Tenga presente che 7 pazienti sono trattati in rianimazione, gli altri sono trattati in reparto. Pazienti che non stanno malissimo ma erano in una situazione severa di insufficienza respiratoria”.

Coronavirus, Bergamo: battaglia al contagio da trincea nei laboratori  

La lotta al Coronavirus, quindi, passa anche dalla sperimentazione dei farmaci che bloccano le infezioni e aiutano il fisico a reagire alla malattia. Così da settimane al Papa Giovanni di Bergamo la battaglia si combatte nella trincea dei laboratori con due studi su prodotti già utilizzati per altre malattie di cui uno usato contro le reazioni alle infusioni di Car-T. Alessandro Rambaldi, direttore dell’Unità di Ematologia e del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sta spuntando le «armi» farmacologiche contro il Coronavirus. “L’idea è di puntare ad attenuare la violenta infiammazione che causa il coronavirus - ha spiegato Rambaldi - facendo così permetteremmo all’organismo di recuperare e reagire all’infezione. A Bergamo stiamo valutando due farmaci, uno in particolare utilizzato anche per contrastare la violenta reazione che può essere determinata nell’organismo quando in un malato di tumori del sangue vengono infuse le Car-T, quelle cellule potenziate che aggrediscono il cancro”. Non solo. A Bergamo si sta facendo pure ricerca per le terapie. “I prodotti usati sono due: il tocilizumab e il siltuximab - ha spiegato il primario - vogliamo portare i pazienti a respirare meglio, in uno stato di infiammazione davvero complesso, e quindi evitare situazioni gravi di insufficienza respiratoria che comportano complicazioni. A Bergamo stiamo usando anche gli antivirali che inizialmente venivano utilizzati per combattere l’infezione da Hiv”.

Sono arrivati altri contagiati gravi in queste ultime ore?

“Sono arrivati altri contagiati con polmonite ma non gravi”.

Sono in crescita i contagi?

“Si, lo noto dai dati del Ministero della Salute e da quelli della Regione Campania. C’è questo picco. Non siamo al massimo ancora. Spero che in 3-4 giorni il picco cominci a scendere”.

Diversi Presidenti di Regione hanno parlato di schierare l’esercito per bloccare il flusso di persone che si recano da Nord a Sud. Lei che ne pensa?

“Andava fatto forse. In maniera responsabile. Andava bloccata la gente al Nord. Mia figlia sta a Milano ed è restata là. Poi c’è lo studente fuori sede che deve essere mantenuto e quello si comprende”.

 

 

 

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