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Medicina
Coronavirus, scienziati Usa: ‘Con il respiro arriva fino a 1,8 metri’

Il Coronavirus raggiungerebbe una distanza di quasi 2 metri con il respiro: lo studio degli scienziati americani

Il Coronavirus non si trasmetterebbe solo con le goccioline generate da tosse e starnuti, ma anche tramite il semplice respiro. A sostenerlo è la l'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti in una lettera al capo delle politiche scientifiche della Casa Bianca, come si legge su Il Sole 24 ore. Il virus che provoca il Covid-19 è stato trovato in campioni d’aria raccolti a quasi due metri di distanza da due pazienti.

Coronavirus, con lo starnuto può raggiungere 8 metri di distanza

Secondo uno studio del Mit, il virus SarsCov2 potrebbe “viaggiare” nell’aria, all’interno delle goccioline emesse con uno starnuto o un colpo di tosse, per distanze anche molto ampie. L'infettivologo David Heymann lo ha rivelato alla Bbc affermando che, alla luce dei risultati degli studi, l’Organizzazione mondiale della Sanità potrebbe rivalutare le raccomandazioni in merito all’uso delle mascherine.

Coronavirus: si trasmette con le goccioline, uno starnuto può contagiare fino a 8 metri di distanza - CORONAVIRUS NEWS

Gli esperti hanno più volte affermato che il coronavirus si trasmette tramite le goccioline di saliva. Per questo motivo è necessario mantenere una distanza di sicurezza dalle persone e non bisogna mai toccare occhi, naso e bocca con le mani contaminate.

La distanza raccomandata dall’esplosione dell’epidemia è sempre stata quella di un metro  o un metro e mezzo. Diversi esperti hanno suggerito di stare lontano dagli altri almeno due metri. Una ricerca cinese ha poi parlato di 4 metri. Ora emerge un’altra realtà. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama e riportato dal Corriere.it, uno starnuto sarebbe in grado di contagiare fino ad 8 metri.

Coronavirus, starnuti e tosse creano una nuvola di gas: per questo le goccioline presenti all’interno possono percorrere 8 metri

Con la tosse e con gli starnuti, in particolare quelli vigorosi, le goccioline che trasportano il virus possono percorrere 8 metri. La distanza è favorita dalla spinta data dalla nuvola di gas che si crea. Lo starnuto e la tosse non creano infatti solo goccioline a corto raggio. Molte di queste sono contenute in una specie di soffio che, trasportandole, le fa arrivare molto lontano. Inoltre l’ambiente che si crea nella nuvola consente ai droplet di non evaporare per un tempo superiore a quello che si registrerebbe se le goccioline fossero isolate. All’interno della nube le goccioline hanno una spinta maggiore e possono trasportare il virus più lontano.

La distanza raggiungibile dipende dalle caratteristiche del paziente (ci sono persone che starnutiscono con molta energia), dalla temperatura, dalla umidità. Secondo lo studio, nella media il coronavirus all’interno della nuvola creata da uno starnuto potrebbe percorrere 7-8 metri.

Coronavirus, 1 persona su 2 è contagiosa fino ad 8 giorni dalla guarigione

Chi guarisce dalla malattia Covid-19 non può abbassare la guardia, così come non può farlo chi gli sta vicino. 1 persona su 2 è infatti contagiosa fino ad 8 giorni dalla guarigione. A rivelarlo è uno studio condotto da Treatment Center of PLA di Pechino e Yale School of Medicine. La ricerca è pubblicata sulla rivista statunitense American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

Coronavirus: i guariti restano contagiosi per diversi giorni

Una volta guariti non bisogna smettere di prestare attenzione. È necessario comportarsi con cautela anche nei giorni successivi, per evitare di contagiare gli altri. Quando scompaiono i sintomi sarebbe opportuno isolarsi per altre due settimane. “Estendere la quarantena per altre due settimane dalla scomparsa dei sintomi - ha suggerito Lixin Xie, a capo del team che ha condotto lo studio - così da essere sicuri di non contagiare altre persone”. Per la ricerca sono stati coinvolti 16 pazienti di età media di 35 anni. Tutti i partecipanti hanno manifestato i sintomi dopo 5 giorni. In pochi hanno avuto la febbre, quasi tutti hanno avuto tosse e gola infiammata. 8 pazienti (dunque 1 su 2) risultavano contagiosi anche dopo la guarigione e dunque dopo la scomparsa dei sintomi.

Coronavirus, si può essere contagiosi dopo la guarigione anche quando il tampone diventa negativo

“I pazienti affetti da coronavirus possono restare contagiosi anche dopo la scomparsa dei sintomi” ha spiegato l’immunologo italiano Sergio Romagnani. “Occorre quindi trattare chi è da poco diventato asintomatico con la stessa attenzione con cui si trattano i sintomatici”. Ciò che afferma l’esperto è in linea con quanto rilevato nello studio sopra riportato. La metà delle persone che hanno partecipato alla ricerca era fonte di contagio anche dopo la scomparsa dei sintomi. Nonostante il tampone fosse diventato negativo, 8 persone su 16 avevano ancora il virus nell’organismo ed erano dunque contagiose.

Coronavirus: ‘Se un solo guarito si aggira inconsapevole di essere contagioso, ricominceremmo’

“Un guarito, uno solo, che si aggira inconsapevole di essere ancora contagioso, e ricominceremmo daccapo” ha affermato Giuseppe Remuzzi. “Finora dalle autorità abbiamo avuto una comunicazione incentrata su alcune cose comunque importanti, come l’isolamento sociale. Il prossimo obiettivo deve essere quello di coinvolgere i cittadini, fornendo le conoscenze che li aiutino a uscire in sicurezza dalle loro case”.

Coronavirus: ‘Alcuni pazienti possono diffondere il virus fino a 37 giorni’

Anche secondo uno studio condotto nell’Istituto Mario Negri di Bergamo in collaborazione con L’Istituto Superiore di Scienze Sociali di Parigi, riportato dal Corriere della Sera, la diffusione del virus può continuare quando scompaiono i sintomi. “I pazienti gravi diffondono il virus per 20 giorni in media, invece per pochi altri questo periodo può durare fino a 37 giorni. Per i malati lievi la durata media è di 10 giorni, ma per alcuni continua fino alle due settimane”.

Gli esperti fanno sapere che nessuno può considerarsi guarito senza aver effettuato un test diagnostico. I tamponi per chi si considera guarito non sarebbero comunque sufficienti secondo Remuzzi: “Credo che occorra indicare una strada precisa. Un nuovo protocollo”.

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