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Medicina
Coronavirus, sopravvive in aria 3 ore: cosa fare in casa, ascensore e...

Coronavirus: sopravvive in aria 3 ore. Cosa fare nei luoghi chiusi come casa e ascensore

Da uno studio americano emerge che il coronavirus sopravvive nell’aria circa tre ore. Ecco come comportarsi nei luoghi chiusi e la risposta alle principali domande. Fra queste: quanto dura sui vestiti, sulle scarpe, sulla plastica, sul cartone, sulle maniglie...

Coronavirus, sopravvive in aria 3 ore

Più passano i giorni più aumentano le conoscenze degli scienziati sul coronavirus. Recenti studi hanno potuto rilevare la durata di sopravvivenza del virus sulle superfici, a seconda del materiale. Non era però ancora noto quanto potesse resiste nell’aria. L’idea iniziale che si erano fatti gli esperti si basava sul comportamento di virus simili, che si trasmettono da una persona all’altra tramite goccioline. Ecco perché alcuni virologi hanno parlato di una sopravvivenze nell'aria di massimo 30 minuti. Tuttavia, l’ultimo condotto in America rileva un periodo di resistenza superiore ed invita dunque ad una maggiore cautela.

Coronavirus: quanto resta nell’aria - CORONAVIRUS NEWS

Secondo i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, il coronavirus resisterebbe in aria circa 3 ore. La sua carica infettiva si dimezzerebbe però nel giro di un’ora. La sopravvivenza del virus fuori dal corpo umano è superiore a quella inizialmente prevista.

Coronavirus, cosa fare nei luoghi chiusi come casa e ascensore

Gli esperti continuano a suggerire di mantenere una distanza di sicurezza fra le persone di un metro e mezzo. Il coronavirus si trasmette infatti tramite le goccioline, i cosiddetti drolplets. Queste vengono emesse parlando, tossendo, starnutendo o respirando. La distanza raccomandata è sufficiente per evitare il contagio.

Come comportarsi però nei luoghi chiusi, alla luce dei risultati emersi nello studio americano? “In una stanza in cui resti a lungo una persona infetta, il suo respiro continua a concentrare particelle virali nell'aria. In ambienti affollati e chiusi, anche quando si rispetta la distanza di un metro, sarebbe bene aprire la finestra" spiega Carlo Federico Perno, virologo dell'università di Milano. L’esperto ha poi precisato che negli ambienti affollati “non all'aperto, può aver senso indossare la mascherina”. In ascensore bisogna entrare uno alla volta.

Coronavirus, quanto dura sui vestiti

In molti si chiedono quanto riesca a resistere il virus sui vestiti. Pregliasco ha in parte rassicurato: “Non esageriamo con le paure. Se proprio uno si vuol sentir sicuro può esporre il giaccone all’aperto, ma mi pare una precauzione superflua”.

“Per far sì che ci sia una contaminazione” ha specificato il medico “qualcuno dovrebbe aver lasciato le famose goccioline sul cappotto che poi io tocco con le mani, che mi porto in bocca. Già mi sembra improbabile, ma se mai dovesse avvenire è perché mi sono avvicinato troppo a qualcuno e oggi è raccomandato di mantenere un metro di distanza”.

Coronavirus, quanto sopravvive su asfalto, maniglie, appigli della metropolitana, scarpe? Che cosa succede se si cammina dove ha starnutito qualcuno?

“Il virus può sopravvivere qualche giorno, ma lo ribadiamo, con una carica virale irrisoria” ha spiegato Fabrizio Pregliasco, il virologo dell’università Statale di Milano. “Lo sporco, creando un biofilm, fa da barriera protettiva a virus e batteri” ha proseguito l’esperto. “Il grasso della sporcizia, quindi anche quella che troviamo per strada, crea l’ambiente ideale per i virus, compreso Sars-Cov2. Ma parliamoci chiaro: è molto improbabile che si calpestino droplets infetti di qualcuno che ha tossito o starnutito per strada e che poi si tocchi con le mani la suola delle scarpe per poi mettersi le mani nel naso o in bocca”.

“Dobbiamo essere realisti” ha precisato il medico. “Più facile che una situazione del genere avvenga come abbiamo detto con superfici come maniglie, appigli della metropolitana, pulsanti degli ascensori. La parola d’ordine resta un’igiene accurata delle mani e la pulizia degli ambienti perché una buona igiene neutralizza i virus”. È dunque fondamentale non toccarsi mai occhi, naso e bocca con le mani contaminate ed è opportuno lavarle spesso. Giovanni Rezza, responsabile delle Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha infatti ribadito che il contagio principale avviene tramite le vie respiratorie.

Coronavirus: quanto resiste su cartone, acciaio, rame, plastica

Tra i numerosi studi svolti dall'inizio della epidemia, ve ne sono alcuni che hanno scoperto quanto dura il coronavirus sui diversi materiali e come si modifica nel tempo la sua carica virale. Ecco che cosa è emerso per quanto riguarda il rame, l’acciaio, il cartone e la plastica. I dati si basano sullo studio condotto dal National Institutes of Health.

  • Il coronavirus sul rame dura 4 ore e dimezza la sua capacità infettiva in due ore.
  • Sul cartone dura 24 ore e dimezza la sua capacità virale nel giro di 5 ore.
  • Sull’acciaio inossidabile resiste fino a 48 ore e la sua carica infettiva si dimezza dopo 6 ore.
  • Il nuovo coronavirus sopravvive per 72 ore sulla plastica e dimezza la sua carica infettiva dopo ben 7 ore.

Coronavirus, oggetti acquistati al supermercato

Dopo aver fatto la spesa, che cosa bisogna fare con i prodotti acquistati? Bisogna lavarli e disinfettarli? Queste sono le domande più gettonate degli ultimi giorni. Anche per queste Pregliasco ha una risposta.

“Intanto dovrei avere la sfortuna che qualcuno ci abbia tossito sopra, quindi, come su tutte le superfici, vale sempre la stessa cosa" ha spiegato Pregliasco. "Non devo mettermi le mani in bocca e le mani vanno lavate spesso. Non ritengo necessario disinfettare la busta di plastica".

Coronavirus, lavare le superfici consente di eliminarlo

Gli esperti hanno più volte spiegato che questo virus è facilmente eliminabile con alcuni prodotti. Dunque è vero che può resistere più giorni su alcune superfici, ma solo se non lavate.

“Il virus può sopravvivere da qualche ora a qualche giorno laddove queste superfici rimangano completamente protette o non vengano esposte a pulizia, a opere di disinfezione o a fenomeni naturali come sole e pioggia” ha spiegato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. “Ma sappiamo anche che è molto sensibile ai disinfettanti a base di cloro e alcol e che si trasmette attraverso droplets o contatto attraverso mano”.

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