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Medicina
COVID-19, allarme dello IEUD: il lockdown aumenta il rischio di alcolismo
Emanuele Bignamini, Direttore del Comitato Scientifico di IEUD

L'ISTITUTO EUROPEO PER IL TRATTAMENTO DELLE DIPENDENZE (IEUD) SEGNALA IL RISCHIO ALCOLISMO TRA I PIÙ ALTI IN TEMPI DI RECLUSIONE FORZATA. E L'ALCOLISMO AGGRAVA UN EVENTUALE CONTAGIO DA COVID-19.

L'Istituto Europeo per il trattamento delle Dipendenze (IEuD) riceve informazioni quotidiane sullo stato delle dipendenze in Italia: le richieste di aiuto hanno avuto una impennata in questi tempi di reclusione forzata. Costrette in casa dall'epidemia di coronavirus, molte persone cercano il sostegno necessario per liberarsi dai condizionamenti di droghe, gioco d'azzardo, patologie affettive, decidendo di riprendere in mano la propria vita.

L'alcolismo è una delle dipendenze più pericolose perché trova nella solitudine e nell'isolamento terreni fertili per svilupparsi. Inoltre, aggraverebbe in modo serio un eventuale contagio da Covid19.


L'alcol, oltre che un veleno, è anche una sostanza che dà dipendenza - dice Emanuele Bignamini, Direttore del Comitato Scientifico di IEUD - Gli effetti piacevoli che l'assunzione di alcol procura, possono provocare l’abitudine a bere, che può essere favorita anche da fattori genetici o da difficoltà personali indotte da conseguenze psicologiche, sociali, relazionali. Da queste, facilmente, si può passare a una vera dipendenza. Ma di alcol si può anche morire, come accade per altre droghe, e le crisi di astinenza possono a volte essere fatali".

In Italia le persone cosiddette “a rischio” di alcolismo sono stimate in più di 8.500.000, il 14% della popolazione. Sono a rischio le persone che assumono più alcol del dovuto (la quantità massima che si può bere in sicurezza per la salute corrisponde a 2 bicchieri di vino al giorno per le donne e 3 per gli uomini), oppure bevono in situazioni in cui dovrebbero evitarlo, o che hanno ogni tanto problemi in conseguenza di un’assunzione eccessiva di alcol (dal litigio violento, dato che l’alcol rende più irascibili, al malore, all’incidente stradale: quasi l’8% degli incidenti vede coinvolto un ubriaco alla guida), che hanno conflitti in famiglia, o che hanno difficoltà sul lavoro a causa del bere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha diffuso alcune indicazioni a proposito di alcol e Coronavirus e ribadisce i danni generali che le bevande alcoliche possono procurare all’organismo, in particolare mette in evidenza la relazione aggravante tra alcol e Coronavirus: l’alcol irrita le mucose e le rende più permeabili all’ingresso del virus attraverso la gola; indebolisce la risposta immunitaria; deprime i centri del respiro favorendo una malattia più grave.

"I cambiamenti cui ci ha costretti la quarantena - prosegue Emanuele Bignamini - sono una grande opportunità per riconoscere le proprie debolezze e provare a cambiare. La vita da reclusi in casa fa emergere problematiche su cui, in altre circostanze, si stenderebbe un velo di rimozione o di negazione. Il coraggio di rendersi conto dello stato in cui ci si trova è quindi il passaggio più importante e delicato per affrontare un percorso di consapevolezza. È in questa fase che l'aiuto di IEuD può essere prezioso".

Sono infatti meno di 70.000, cioè poco più dello 0,1% rispetto alla popolazione totale e meno dell’1% delle persone a rischio, coloro che hanno riconosciuto di avere un problema di dipendenza e chiedono di farsi curare in strutture di servizio specializzate; altri, non si sa esattamente quanti (non ci sono statistiche), sono seguiti dal Medico di Medicina Generale, che in casi estremi provvede al ricovero in Casa di Cura.

Coronavirus e alcolismo sono un cocktail pericoloso. IEuD fornisce anche assistenza online ai familiari delle persone dipendenti da alcol, le istruisce, le accompagna e le sostiene in una convivenza che può diventare drammaticamente difficile.

 

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    covid-19ieudlockdownalcolismo istituto europeo per il trattamento delle dipendenze
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