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Medicina
HIV in Italia il 25% dei malati di HIV ha anche l’epatite C. Parte il Progetto

Hiv, esperti: 20mila i sieropositivi con epatite C, parte il progetto

 

In arrivo, a partire da luglio, la nuova campagna di eradicazione dell'epatite C (HCV) nei pazienti coinfetti con HIV, promossa da SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. E' stato costituito per tale scopo un gruppo di lavoro con il compito di articolare un progetto che porti al conseguimento dell’obiettivo, tenendo conto delle peculiarità e delle caratteristiche degli interventi da proporre.
 
Il progetto è stato presentato durante la nona edizione di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), che si appena conclusa a Siena. Il congresso, presieduto dai professori Maurizio Zazzi (Siena), Andrea Antinori (Roma) e Andrea De Luca (Siena), si è svolto presso l’Università degli Studi di Siena - Centro Didattico del Policlinico S. Maria alle Scotte. Erano presenti circa 1100 gli specialisti, tra medici e ricercatori di vari settori, coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da HIV e volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’AIDS. ICAR (Italian Conference on Antiviral Research) è organizzata sotto l’egida della SIMIT e con il patrocinio di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica.

 

Hiv e Epatite C: in Italia 20mila pazienti con infezione da HIV e Epatite C

 

Si calcola che in Italia ci siano almeno 15-20mila pazienti con infezione da HIV e HCV. Ogni anno, dei 4mila nuovi casi di infezione da HIV, 250 risultano anche essere portatori dell’infezione da HCV. Ancora circa una persona con HIV su 4 presenta anche l’Epatite C. Le nuove terapie sono in grado di eradicare l’epatite C in oltre il 95% dei casi anche nei pazienti affetti da HIV

Questi sono i dati dai quali parte 


"In Italia - spiega il Prof. Andrea De Luca, Direttore Malattie Infettive Università di Siena- il fenomeno della coinfezione, cioè di pazienti che hanno infezione sia da HCV che da HIV, costituisce una percentuale abbastanza alta: il 25% delle persone con HIV ha anche l’epatite C. Oggi però ci sono nuovi trattamenti per l’epatite C: i dati presentati ad ICAR presentano come, soprattutto in Italia, queste nuove terapie sono in grado di eradicare l’epatite C anche in chi è affetto da HIV in oltre il 95% dei casi. Sono risultati addirittura superiori agli studi clinici, a dimostrazione che nei centri infettivologici italiani si fa una terapia molto attenta, fatta da personale molto esperto e mirata sul paziente".
 
"La maggior parte dei pazienti coinfetti - aggiunge il Prof. De Luca - è nota ai centri ed è già seguita, rendendo più rapidamente praticabile questo processo rispetto all’eradicazione generale. Ciò è molto importante perché una parte di trasmissione dell’epatite C in Italia avviene proprio nell’ambito della popolazione coinfetta e nei pazienti affetti da HIV l’epatite C fa molti più danni a tutti gli organi. È dunque una priorità. SIMIT si sta impegnando molto e ICAR sarà un punto cruciale perché raccoglie tutti gli attori coinvolti in questo processo. L’obiettivo ambizioso è quello di verificare se nell’ambito del prossimo anno sia possibile intraprendere il trattamento nel 90% di questi pazienti".
 
"Quello della coinfezione HIV/HCV è un problema rilevante in termini di sanità pubblica - afferma il Prof. Massimo Andreoni, responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e past president Simit - sono pazienti che evidentemente hanno numerose malattie che comportano alte spese per la sanità. La SIMIT ha deciso quindi di lanciare una campagna per l’eradicazione dell’infezione da virus dell’epatite nel soggetto hiv positivo. È una campagna ambiziosa, ma che sicuramente potrà essere condotta in porto perché la rete di malattie infettive in Italia è ben organizzata, è abituata a trattare questi pazienti e ha già dimostrato di essere in grado nei pazienti trattati di avere tassi di successo terapeutico che rasentano il 100%".
 
"L’eradicazione dell’infezione da virus C - aggiunge il Prof. Massimo Puoti, Direttore del reparto di malattie infettive all'ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano - è uno degli obiettivi dell’OMS del 2030. Nella popolazione dei pazienti con HIV è un compito molto facile perché almeno il 95% dei pazienti sono stati sottoposti a screening regolarmente, quindi possono essere facilmente identificati. Abbiamo terapie efficaci in tutti i tipi di paziente e tutti possono essere trattati, per cui in questa sottopopolazione l’obiettivo è raggiungibile ed estremamente redditizio perché la co-infezione da HCV ha una progressione più rapida e influenza tutte le altre variabili di salute del paziente con HIV. Entro la fine del 2018 probabilmente riusciremo a trattare quasi tutti i pazienti. La capacità e la volontà dei centri è in questo senso".
 
"Il paziente con infezione da HIV - afferma il Prof. Gioacchino Angarano, Unità Operativa di Malattie Infettive Azienda Ospedaliera “Ospedale Policlinico Consorziale” di Bari - soffre di una serie di cose, molte delle cose sono immodificabili, come la regolare assunzione di farmaci. Una oggi è però eliminabile: la co-infezione da HCV. Questa provoca un peggioramento di tutti i parametri clinici evolutivi dell’infezione da HIV, quindi toglierla è un grande vantaggio. Finora questo si è scontrato con limiti di tipo economico, ma come SIMIT siamo riusciti a inserire dei pazienti con la doppia infezione e oggi siamo nella condizione di poterla eradicare, dobbiamo soltanto farlo. Il Servizio Sanitario Nazionale riuscirà a ridurre le morbilità dei pazienti con doppia infezione da HIV e HCV. I pazienti avranno meno complicanze renali, meno complicanze epatiche, meno tumori. Togliere l’infezione da HCV riduce lo sviluppo di tumore anche in altra sede diversa dal fegato".

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