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Medicina
La ricerca Alnylam-YouTrend: "C'è fiducia nell'industria farmaceutica"
Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend (foto da Twitter)

Più di sette italiani su dieci (71,8%) hanno un’opinione positiva delle aziende farmaceutiche, soprattutto perché consapevoli degli investimenti in ricerca e sviluppo (35,2%) e perché producono farmaci affidabili e sicuri (32,1%): è quanto emerge dalla ricerca realizzata da Alnylam Pharmaceuticals in collaborazione con la società Quorum/YouTrend.

La pandemia di Sars Covid-19 non ha soltanto ridefinito le modalità del vivere quotidiano e i valori della nostra economia, ma ha prepotentemente portato alla ribalta i temi sanitari, tra cui il ruolo sempre più strategico del settore farmaceutico a fronte del bene comune che resta la salute di tutti.

Negli ultimi dodici mesi l’interesse dei media verso i farmaci potenzialmente in grado di controllare la diffusione della pandemia è cresciuto in maniera esponenziale, in relazione all’interesse e al bisogno di informazione sempre più vasto da parte dell’opinione pubblica. Virologi, infettivologi, ed epidemiologi sono diventati volti noti a tutti, sempre più protagonisti sui media per spiegare in maniera chiara e autorevole concetti complessi, quali ad esempio i vaccini a mRNA anti Covid. Proprio l’attesa per l’arrivo di queste soluzioni terapeutiche ha incrementato anche l’attenzione generale sulle tempistiche di sviluppo, l’iter approvativo e i costi di questi farmaci, accendendo spesso dibattiti sulle responsabilità di Autorità Regolatorie e singole aziende da parte dei non addetti ai lavori in merito all’accesso alle cure.

Per indagare cosa pensano, e quanto ne sanno oggi, i cittadini italiani in quest’ambito, Alnylam Pharmaceuticals ha voluto realizzare, in collaborazione con la società Quorum/YouTrend, l’indagine “L’industria farmaceutica. Conoscenze, percezioni dopo un anno di pandemia”.

La ricerca sulla popolazione, condotta attraverso oltre 1.500 interviste CATI, ha preso in esame, come punto di partenza, l’opinione generale sulle industrie farmaceutiche, primo parametro essenziale per misurare la fiducia degli italiani verso chi sviluppa, produce e commercializza i farmaci.

A questo proposito, sette italiani su dieci (71,8%) hanno un’opinione positiva delle aziende farmaceutiche, soprattutto perché consapevoli degli investimenti in ricerca e sviluppo (35,2%) e perché producono farmaci affidabili e sicuri (32,1%).

Certamente, i media hanno coperto con maggiore attenzione il tema delle difficoltà di produzione di farmaci e vaccini e, ai cittadini non è sfuggito il tema dei grandi investimenti necessari a produrre, in particolare, il vaccino anti Covid. Di contro, però, la percezione di chi ha espresso un’opinione negativa (21,6%) è legata al fatto che il campione pensa che le aziende farmaceutiche guardino prima di tutto al profitto (81,3%) e che manchino di responsabilità sociale (44,7%).

«Questa ricerca ci ha dato la possibilità di misurare la distanza esistente tra percezioni e realtà su un settore chiave come quello farmaceutico e biotecnologico – commenta Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend –. Tra i dati di maggior interesse nella nostra ricerca si può segnalare che, nel pieno dell’emergenza sanitaria, oltre 7 italiani su 10 hanno espresso un’opinione positiva sulle aziende farmaceutiche. Il credito riservato al mondo del farmaco deriva innanzitutto dalla consapevolezza che le aziende sostengono investimenti decisivi in ricerca e sviluppo per produrre farmaci affidabili e sicuri».

Parlando di spesa sanitaria nazionale e spesa farmaceutica, tuttavia, solo poco più della metà degli intervistati (50,7%) è a conoscenza che il prezzo dei farmaci in Italia è stabilito da una negoziazione tra le aziende farmaceutiche e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), una percentuale leggermente maggiore (+6,6%) rispetto a quanto emerso, invece, nel 2019. Il dato che più fa pensare, però, è che gli italiani continuano a sovrastimare in larga maggioranza (54,6%) l’incidenza del costo dei farmaci sulle spese del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), ritenendola sia ben superiore al reale circa 20% del Fondo Sanitario Nazionale (+4,3% rispetto al 2019). Una percezione generica di spesa fuori controllo, quindi, che permane a fronte di un’insufficiente conoscenza del contesto, oltre che di preconcetti sedimentati.

Ricerca e sviluppo sono asset strategici di ogni settore tecnologicamente avanzato in quanto generano innovazione. In ambito farmaceutico, l’innovazione è ancora più importante perché permette di fornire risposte concrete a bisogni terapeutici ancora irrisolti, cambiando la storia naturale di alcune patologie. Eppure, in Italia, non è ancora così diffusa la consapevolezza tra le diverse tipologie di farmaci che di conseguenza hanno un valore ed un costo diverso per cittadini e SSN. Meno del 30% del campione sa cos’è effettivamente un farmaco orfano e solo poco più del 50% comprende cosa significa farmaco innovativo.

«Oggi si parla moltissimo di vaccini mRNA, anticorpi monoclonali e, più in generale, di terapie innovative – commenta a riguardo Massimo Bertelli, GM Alnylam Italia – soprattutto a fronte di un nuovo e più ampio concetto di autodeterminazione della cura. Altrettanto chiaramente emerge, però, come l’interesse verso questi argomenti sia minato da preconcetti, ovvero di come ancora manchi una reale volontà di comprendere appieno le dinamiche del mondo farmaceutico e più in generale del mondo salute. È tuttavia confortante sottolineare che lo stesso campione oggetto della ricerca, messo a conoscenza dei meccanismi in essere di controllo della spesa sanitaria e negoziazione del prezzo dei farmaci, cambia atteggiamento verso il settore».

Comunicare in modo corretto ed efficace al pubblico o ai potenziali pazienti è il primo passo per favorire una conoscenza più approfondita di tutte le tematiche legate al sistema salute. Per superare il diffuso bias cognitivo e per contrastare la disinformazione è necessaria incrementare la conoscenza del cosiddetto ‘metodo scientifico’, ovvero delle modalità tipiche con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Pensiamo ad esempio all’infodemia causata dal Covid-19. Questa informazione ridondante ha interessato ogni aspetto dell’epidemia, compresi i farmaci: da quelli già approvati per altre indicazioni ma con una potenziale efficacia nella prevenzione o nel trattamento del Covid, a quelli di uso comune che potevano favorire l’infezione o una prognosi sfavorevole alla malattia, fino al tanto atteso arrivo dei vaccini mRNA, frutto dell’innovazione terapeutica e della ricerca scientifica in corso già da alcuni decenni.  Informazioni di questo tipo sono state, però, spesso comunicate in modo sensazionalistico e senza un adeguato supporto scientifico, con il rischio di generare confusione e alienare la fiducia collettiva nelle opzioni terapeutiche a disposizione per contrastare la pandemia.

Ecco, allora, che emerge anche l’importanza di consultare solo fonti attendibili, quali i siti di Istituzioni, enti di ricerca, società scientifiche, per crearsi la propria opinione in merito, senza cedere alle lusinghe di titoli sensazionalistici o a fake-news sui social, purtroppo oggi sempre più diffuse.

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