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Medicina
Tumore al polmone, killer numero due al mondo guerra al tabacco e screening

Tumore al polmone, il secondo killer al mondo

 

Il cancro del polmone è il secondo tumore più frequente al mondo, dietro al cancro al seno. 2,2 milioni di casi diagnosticati ogni anno. Purtroppo, nonostante la ricerca abbia nuove armi tra trattamenti e terapie mirate, i tassi di sopravvivenza rimangono bassi. E’ sicuramente il più mortale. Si calcola che il 18% di tutti i decessi per cancro sono dovuti a tumori polmonari con una sopravvivenza che, a cinque anni, non supera il 15% dei pazienti. Una delle principali difficoltà nella lotta contro questo killer è che lo si riscontra solo quando è già in uno stadio avanzato. Normalmente non dà sintomi evidenti e, quando i sintomi si fanno un po’ più chiari, tosse, mal di schiena o difficoltà respiratorie, di solito è già molto diffuso. A conferma vi è che il 30% dei pazienti diagnosticati in stadi avanzati della malattia normalmente non aveva sintomi.

Tumore al polmone, guerra aperta al tabacco e screening diffusi

Come per altre patologie la ricerca scientifica è alla ricerca sia di farmaci adeguati sia di metodi di prevenzione. Nel campo della prevenzione due le strade: guerra aperta al tabacco, responsabile di oltre l'80% di questi tumori, e programmi di screening ( tema dibattuto nella comunità) per la popolazione a rischio. Sono molti gli oncologi convinti che lo screening contribuirebbe a rilevare la malattia in anticipo e ridurre la mortalità, ma sono anche molti i pareri contrari che pongono in evidenza effetti collaterali e modalità di implementazione della diagnosi precoce. La disputa scientifica è aperta in continuazione. Lo screening del cancro al polmone (una tomografia computerizzata (TC) a basse dosi di radiazioni solo per i gruppi a rischio), sarebbe un passo avanti rispetto alla situazione attuale che invece non lo mette in pratica su larga scala, nonostante le forti evidenze scientifiche sui vantaggi dello screening.

Tumore al polmone, gli studi che confermano i grandi vantaggi

Il National Lung Screening Study (NLST), che ha lavorato su più di 53.000 americani tra i 55 e 74 anni con una storia di fumo (almeno 30 pack-anno), nel 2011 ha rilevato come la diagnosi precoce abbia ridotto la mortalità del 20%. In Europa lo studio NELSON, ha invece ridotto la mortalità del 26%  su una popolazione di 16.000 partecipanti in un decennio. Ma i contrari indicano la sovradiagnosi e i falsi positivi che hanno una grande ripercussione, in quanto indurrebbero a sottoporre i pazienti a determinati test o trattamenti non necessari e con effetti collaterali. Tra gli altri elementi controversi : la frequenza del test ( annuale o semestrale)” e il profilo del cluster considerato a rischio. In alcuni casi molti profili come : i non fumatori, chi è in astinenza da più di 15 anni, chi è occasionale fumatori o che ha meno di 60 o più di 80 anni potrebbero rimanere fuori.

Tumore al polmone, i dubbi sull'esposizione alle radiazioni dl TC

Diversi oncologi invece sono piuttosto critici rispetto all’ esposizione alle radiazioni del TC. Altri invece non lo ritengono un aspetto critico dato che la dose sembra essere molto bassa: "Una TC normale ha una radiazione di otto o nove millisievert (mSv), ma a basse dosi è inferiore di uno. Al di sotto di 100 mSv il rischio è probabilmente inesistente"confermano molti esperti. Altri due punti di disaccordo sono, da un lato, la possibilità che il sapere di essere controllati periodicamente non  aiuti i fumatori a smettere e dall’altro  la sostenibilità finanziare sul sistema sanitario nazionale. Lo screening è portato avanti in modi differenti dai Paesi. Negli Stati Uniti è consigliato. La United States Preventive Services Task Force (USPSTF) supporta i test TC annuali a basso dosaggio negli adulti tra 50 e 80 anni con una storia di fumo di 20 pacchetti/anno e attualmente fumano o hanno smesso di fumare negli ultimi 15 anni. La Commissione Europea intende portarli avanti nei prossimi anni mentre Italia, Belgio, Olanda Polonia e Regno Unito stanno implementando il sistema. In conclusione tutto il mondo scientifico è però concorde nel ritenere che lo screening riduca la mortalità tra il 20% e il 39%. Il maggior problema ricorrente riguarda la sostenibilità economica dei sistemi sanitari. Purtroppo però l’85% dei tumori polmonari viene diagnosticato quando ormai è troppo tardi. Questo dovrebbe far propendere tutti i paesi ad allargare quanto più possibile le diagnosi precoci al maggior numero di persone.

 

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