Quattro maggiorenni restano in carcere, un quinto va agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Sono le prime decisioni del gip di Milano Fabrizio Filice nei confronti dei giovani arrestati durante le violenze e i saccheggi che sabato 17 e domenica 18 ottobre hanno sconvolto il centro della città. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata. Parallelamente, sono state disposte misure cautelari anche nei confronti di 11 minorenni, tra i 14 e i 16 anni, tutti collocati in comunità o agli arresti domiciliari. Come riporta Il Giorno, nelle 29 pagine del provvedimento di convalida il giudice descrive uno scenario particolarmente preoccupante, sottolineando il rischio concreto che quanto accaduto possa ripetersi. “Il rischio che le aggressioni di gruppo e armate possano accadere di nuovo è altissimo”, scrive Filice.
Il gip: “Un progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico”
A preoccupare gli inquirenti è anche il ruolo dei social network nell’organizzazione e nella prosecuzione delle proteste. Il giudice richiama espressamente le convocazioni diffuse attraverso gli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre”, sui quali sono in corso accertamenti. “Le convocazioni via social partite dagli account ‘Italia in piazza’ e ‘Movimento 17 ottobre’ sui quali sono in corso indagini invitano a rendere permanente la mobilitazione e a mantenere un profilo decisamente violento e insurrezionale”, si legge nel provvedimento.
Secondo il gip, la protesta avrebbe progressivamente perso qualsiasi collegamento con le rivendicazioni sociali da cui aveva preso origine, legate inizialmente al carovita e alle difficoltà economiche. L’organizzazione delle violenze, scrive Filice, non ruota attorno a una specifica istanza sociale, “ma persegue il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata, ed è evidente come sia in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico”.
“Spaesati in udienza, ma in piazza trascinati dall’euforia dei saccheggi”
Particolarmente significativo anche il passaggio nel quale il giudice mette a confronto l’atteggiamento dei giovani durante gli interrogatori con quello tenuto nel corso degli scontri. “Gli indagati per quanto spaesati e spaventati in udienza, nel momento in cui si sono trovati al centro di una azione violenta in piazza ne hanno apprezzato il carattere devastatore e predatorio e presi dall’euforia di poter entrare in un negozio e impossessarsi di scarpe e vestiti senza pagarli, hanno agito in piena concordanza con gli altri manifestanti mettendo in atto eventi lesivi della pubblica incolumità”. Una dinamica nella quale, secondo la ricostruzione del gip, la partecipazione alla protesta si sarebbe trasformata in un’occasione per compiere atti di violenza e saccheggio, alimentati anche dall’emulazione e dal comportamento del gruppo.
Le parole degli arrestati: “Mio padre rischia il licenziamento, mi è montata la rabbia”
Dagli interrogatori emergono anche le storie personali dei giovani coinvolti. Un 20enne italiano residente nell’hinterland milanese, ha ammesso di aver lanciato pietre contro le forze dell’ordine, spiegando di essere arrivato alla manifestazione dopo aver visto un video su TikTok. “Ammetto di aver lanciato delle pietre e il passamontagna con il teschio era per non farmi riconoscere, ma anche per fare un po’ di scena. Mi era arrivato un video su TikTok che mi avvertiva della manifestazione di protesta contro il carovita e io ho deciso di aderire perché in famiglia abbiamo tante difficoltà economiche, la fabbrica in cui lavora mio papà sta facendo di tutto per licenziarlo”. Il giovane ha poi raccontato come la situazione sia degenerata: “All’inizio pensavo che fosse una protesta normale e poi niente, la rabbia per quello che vivo in famiglia mi è montata e mi sono messo a lanciare delle pietre”.
“Sì ho tirato la gomitata al poliziotto, volevo spingerlo via”
Un altro arrestato, anche lui italiano e residente nell’hinterland, ha invece descritto una partecipazione quasi casuale, maturata dopo aver incontrato alcuni amici. “Io stavo a Cesano, aspettavo il bus per andare a Buccinasco, incontro dei miei amici che mi dicono dai, andiamo a Milano in Duomo a fare la rivolta e io ci sono andato. Ho tirato calci ai cestini e poi la gomitata al poliziotto, sì è vero, volevo spingerlo via”.
Undici minorenni sottoposti a misure cautelari, proseguono gli interrogatori
Sul fronte dei minorenni, il procuratore capo Luca Villa ha disposto le misure cautelari nei confronti di 11 ragazzi tra i 14 e i 16 anni, accusati a vario titolo di devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata. Tutti sono stati collocati in comunità o agli arresti domiciliari. Un dato significativo riguarda la composizione del gruppo dei più giovani finiti in arresto: dei 35 minorenni arrestati complessivamente nelle due giornate di disordini, 25 sono italiani. Intanto proseguono gli interrogatori di altri sei giovani coinvolti nelle violenze. Le indagini puntano a ricostruire non soltanto le responsabilità individuali nei saccheggi e negli scontri con la polizia, ma anche il ruolo delle convocazioni diffuse sui social e l’eventuale organizzazione alla base delle due giornate di guerriglia urbana.
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