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Emergenza migranti, 500 arrivi in poche ore: sale la tensione

L’allarme Caritas: “Milano nuovo terminale”. Crescono i toni dello scontro politico

Emergenza profughi a Milano. Circa 500 somali sono arrivati nel giro di poche ore sul territorio del capoluogo lombardo e provincia. Tutte le forze dell’ordine allertate per trovare una sistemazione ai migranti

Emergenza profughi a Milano. Circa 500 somali sarebbero arrivati nel giro di poche ore sul territorio del capoluogo lombardo e provincia: i vigili del fuoco hanno montato tende aggiuntive in via Corelli, stanno allestendo altre tende a Bresso e nelle prossime ore è previsto un intervento analogo nel comune di Peschiera Borromeo. Al momento non sono disponibili maggiori informazioni, quello di Milano non sarebbe l’unico comando allertato per simili interventi di “accoglienza”. Altre città si trovano in simili condizioni nell’allestire tende per l’arrivo di altre persone straniere.

SALA: “NO AD ATTEGGIAMENTI DEMAGOGICI ALLA SALVINI” – “Le Autorità segnalano il 25% di sbarchi di immigrati in più questa settimana. Ha perfettamente ragione Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, quando oggi dichiara che “la storia lo ha insegnato che i muri non servono ad arginare la disperazione delle persone”. Dobbiamo subito prepararci a gestire l’ondata migratoria che si prevede anche superiore a quella vissuta nell’ultimo anno. A Milano i posti di accoglienza disponibili sono praticamente esauriti. Ho detto e lo ripeto: dobbiamo individuare soluzioni insieme al Governo, alla Regione e alle associazioni di volontariato che ad oggi si sono occupate di questo”. Lo dichiara il candidato sindaco del centrosinistra, Beppe Sala, in merito all’appello del direttore di Caritas sull’emergenza immigrazione. “La campagna elettorale – prosegue Sala – non può giustificare gli atteggiamenti del centrodestra e in particolare di Matteo Salvini che sventolano un “no” aprioristico ad ogni ipotesi di analisi seria del problema e di soluzione. Come se questo problema non riguardasse tutti o non esistesse. Non si può fare facile demagogia sulla pelle della gente. La Caritas ci ricorda che questo è un problema che va affrontato in fretta e pianificato seriamente. Da parte mia mi costituirò un gruppo di lavoro che coinvolga istituzioni e associazioni per la gestione di questo problema a cominciare da Regione Lombardia. Milano fino a oggi ha fatto moltissimo, ma occorre una più equa politica di suddivisione delle presenze dei migranti in tutta la regione. Sarà necessaria la reale condivisione di uno sforzo che – per dimensioni e gravità -si preannuncia straordinario”.

MAJORINO: “COINVOLGERE LE ALTRE CITTA’ LOMBARDE” – “Sono convinto che Sala abbia ragione. Sulla gestione dei profughi ci vuole un maggiore coinvolgimento delle città lombarde. Milano ha fatto tantissimo e continuerà a fare ma non può essere sola. Mi auguro che anche Parisi abbia il coraggio di rivolgersi ad Alfano, uno dei suoi principali sponsor, per sollecitarlo a trovare soluzioni esterne alla città di Milano che ospita ogni notte già centinaia di profughi”. Lo afferma Pierfrancesco Majorino, capolista PD alle elezioni milanesi.

PARISI: “ORGANIZZARE PREVENTIVAMENTE L’ASSISTENZA” – “Accolgo l’appello della Caritas ai candidati Sindaco di Milano. E’ un appello giusto. Chiunque sarà eletto Sindaco si troverà a gestire un’emergenza immediata per la quale non possiamo farci trovare impreparati. Ho già detto quali sono a mio avviso le soluzioni piu’ efficaci: è necessario organizzare preventivamente l’assistenza per evitare per esempio che nella zona della stazione si generino i bivacchi che abbiamo visto in passato. I profughi dovranno essere provvisoriamente sistemati in una struttura di prima accoglienza e non sostare nei locali della stazione dove transitano i passeggeri o bivaccare nei Giardini Montanelli come già avvenuto. Dovranno essere tempestivamente inviati presso i centri di accoglienza garantendo una rapida rotazione. Milano ha già dato molto in termini di accoglienza. Una forte ondata di profughi dovrà essere sistemata in altri centri fuori Milano. Le Istituzioni a tutti i livelli devono cooperare con efficienza e buona organizzazione avendo chiaro qual è il limite di assorbimento dell’area metropolitana di Milano. Visto che sicuramente presto o tardi ci troveremo a dover gestire una situazione d’emergenza, la mia proposta è che si metta subito in calendario un incontro in Prefettura con il sindaco Pisapia, i candidati sindaco, la Caritas e le altre associazioni impegnate nell’emergenza profughi, per definire un piano di pronto intervento. Resto convinto che sia un argomento su cui è necessario assumere decisioni operative piuttosto che facili prese di posizione da campagna elettorale”. Lo dichiara Stefano Parisi, candidato Sindaco del centrodestra.

CORRADO (M5S): “EXPO ERA UNA BUONA SOLUZIONE” – “Siamo consapevoli che l’accoglienza dei migranti sarà una delle priorità che il prossimo sindaco di Milano dovrà affrontare, come dichiarato dal Presidente della Caritas Ambrosiana. Abbiamo già rilevato la necessità di regolamentare in maniera ben diversa i flussi migratori rispetto a quanto fatto finora: innanzitutto con il superamento del trattato di Dublino, con la determinazione di quote per nazioni europee e poi con il potenziamento della fase di identificazione. Sono anche convinto che Milano non possa e non debba affrontare da sola questa emergenza. Anzi: nel momento in cui diventassi sindaco, mia priorità sarebbe quella di coinvolgere il Governo e di coordinarmi con tutte le altri grandi metropoli italiane al fine di pianificare una strategia comune. Detto ciò, cercherei di trovare modalità di accoglienza per i profughi che rappresentino il miglior bilanciamento di interessi tra l’imprescindibile tutela dei diritti umani e le concrete esigenze dei milanesi. L’utilizzo delle strutture Expo destinate alla dismissione, impedito per mere ragioni demagogiche da alcune forze politiche, sarebbe ad esempio stata una buona soluzione”. E’ quanto dichiara Gianluca Corrado sul tema immigrazione e profughi, dopo le parole del Presidente della Caritas Ambrosiana.

MARONI: “D’ACCORDO CON ZAIA: L’AFRICA NON CI STA IN EUROPA” – “Condivido totalmente le parole di Luca Zaia sull’emergenza immigrazione e sul Premio Nobel dato all’Europa: ‘Gli immigrati sono il segno di un Governo che ormai non sta piu’ gestendo la partita e di una Europa che non esiste piu’. Anzi, io direi di togliere all’Europa il Premio Nobel per la Pace che qualcuno ha voluto darle. L’Africa non ci sta in Italia, 200 mila immigrati anche quest’anno arriveranno in Italia e 2/3 di questi non sono profughi. Aiutiamoli a casa loro con dei campi di prima accoglienza, con corridoi umanitari solo per chi ha diritto’”. Lo scrive, sul suo profilo Facebook, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, citando le dichiarazioni del governatore del Veneto Luca Zaia e condividendo la proposta di togliere all’Europa il Nobel per la Pace.

BONI (LEGA): “MILANO E LOMBARDIA HANNO GIA’ DATO” –  Sulla nuova emergenza immigrazione è intervenuto oggi il segretario provinciale della Lega Nord di  Milano, Davide Boni: “I dati provenienti da OIM e Viminale si rincorrono ormai da giorni, ma si contraddistinguono per un unico comune denominatore: l’aumento esponenziale ed incontrollato del numero di migranti presenti, e in arrivo, sul nostro territorio. Seimila sbarchi in una settimana, il 25% in più rispetto allo stesso periodo del 2015, e tra questi spicca la quasi totale assenza di siriani: la restante massa indistinta di arrivi sono provenienti per lo più dal Corno d’Africa, e alla ricerca di accoglienza e mezzi di sussistenza. Ma i dati ci dicono anche che Regione Lombardia e Comune di Milano hanno accolto, ed assistito, negli ultimi mesi, con risorse e strutture, migliaia di sedicenti profughi, come migliaia sono i richiedenti asilo smistati dalle Prefetture in attesa di identificazione, ed altrettante migliaia i clandestini, che non hanno alcun diritto alla permanenza sul nostro territorio, ma che qui diventano stanziali, portando al collasso i centri di permanenza ed accoglienza, ed acuendo tutte le problematiche di sicurezza e gestione economica delle risorse territoriali e cittadine già esistenti. Per la Lega Nord la risposta alla nuova invasione in corso non può che essere un ‘No grazie’. Milano e la Lombardia hanno già ampiamente dato: e siamo oramai stanchi di essere utilizzati come la discarica d’Europa”.

CALDEROLI: “L’INVASIONE SMENTISCE RENZI” – “Per la serie le ultime parole famose… Renzi in conferenza stampa ci dice che ‘non c’è nessuna invasione in corso’ e nel giro di pochi minuti a smentirlo arriva l’Organizzazione Internazionale per i Migranti che comunica che da martedì ad oggi ne sono sbarcati quasi 6000 sulle coste italiane e che nei primi tre mesi del 2016 gli sbarchi sono aumentati del 25% rispetto al primo trimestre del 2015. E meno male che non c’è nessuna invasione… Ma come fa Renzi a negare l’evidenza?”. Così afferma il sen. Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord riguardo le ultime notizie sull’immigrazione. “Con la chiusura della rotta balcanica i flussi migratori si sono spostati tutti verso le nostre coste e adesso tutti quelli che arrivano dovremo per forza tenerli qui, perché Austria, Francia, Slovenia e l’extracomunitaria Svizzera pattugliano e presidiano i confini e il resto dell’Europa ci ha abbandonati al nostro destino. Il Viminale si è già allertato per trovare nuovi posti per sistemare tutti questi clandestini ma la coperta è corta, le nostre strutture sono già sature e persino la Caritas Ambrosiana, a Milano, ha confermato che non c’è più posto per accoglierli. Renzi si svegli prima che sia troppo tardi: facciamo i respingimenti in mare prima di essere invasi del tutto. Attiviamoci finché siamo in tempo, perché una volta che saranno arrivati qui in massa non potremo più mandarli via…”.

L’ALLARME DEL DIRETTORE DI CARITAS: “MILANO NUOVO TERMINALE DELLE ROTTE DEI MIGRANTI” – “La storia europea dello scorso secolo ci ha insegnato che i muri non servono ad arginare la disperazione delle persone e le fughe verso la vita di chi non ha più nulla da perdere. Per questo i muri fisici e burocratici che si stanno erigendo in questi giorni, annunciati o già realizzati, dal Brennero ad Idomeni, non solo rappresentano un fallimento dell’Europa ma potrebbero avere conseguenze gravi anche su Milano trasformandola di nuovo nel terminale delle rotte dei migranti, per di più, con un aggravante rispetto al passato. Se, infatti, non vi sarà un’inversione di marcia a livello europeo e nazionale, molto probabilmente il capoluogo lombardo avrà a che fare con un’emergenza umanitaria ancora più grave di quella dei mesi successivi all’ottobre 2013: perché non sarà più raggiunto da migranti in transito verso i Paesi del Nord, ma da persone che chiederanno asilo in Italia e dunque si fermeranno da noi. Occorre farsi trovare pronti e preparati per accogliere in modo dignitoso queste persone in continuità con quanto la tradizione milanese ha sempre dimostrato di saper fare», sostiene Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

«Fino ad ora Milano ha fatto la sua parte: sarebbe interessante e molto utile sapere dai candidati alla guida della città, se e come intendono affrontare la situazione, visto che l’accoglienza dei migranti sarà una delle priorità che il nuovo sindaco, chiunque esso sia, dovrà affrontare probabilmente già nei primi 100 giorni di governo», ha esortato Gualzetti. Secondo il direttore di Caritas Ambrosiana questa seconda fase dell’emergenza dovrà chiamare in causa nel territorio della Diocesi non solo Milano ma più direttamente anche la sua area metropolitana vasta. «Non è più possibile che le prefetture ci chiedano di trovare nuove strutture e i comuni si mettano di traverso, scaricando il problema sul vicino, come purtroppo sta accadendo ora. Occorre superare la logica egoistica della paura che non porta a nulla e prendere coscienza di quanto sta accadendo nel mondo intorno a noi. In attesa di una riforma del sistema Sprar che in una logica solidaristica e di corresponsabilità renda l’adesione dei comuni non più volontaria ma obbligatoria e per quote, serve un sussulto di responsabilità da parte dei politici locali al di fuori degli schieramenti e degli approcci ideologici. La Caritas e la Chiesa non si tireranno indietro, ma serve il contributo di tutti gli attori pubblici e privati», chiarisce Gualzetti. Dalla scorsa estate Caritas Ambrosiana è impegnata nelle creazione di un piano di accoglienza diffusa dei migranti nelle parrocchie e negli istituti che sommandosi al centri già gestiti dall’insieme delle realtà ecclesiali è già giunto ad una capienza di mille posti suddivisi in 109 strutture. Dai centri più grandi di prima accoglienza, i migranti vengono ricollocati nelle strutture più piccole in genere appartamenti, capaci di ospitare nuclei familiari o al massimo 4-5 persone, dove è possibile avviare percorsi di integrazione, contando oltre che sui servizi, stabiliti dalle convezioni, anche sul contributo dei volontari e delle famiglie tutor. Ora il cambiamento della natura dei flussi migratori, bloccando il turnover, sta saturando il sistema. Ad esempio a Casa Suraya, il primo centro aperto per l’emergenza siriana, il flusso dei migranti in transito si è interrotto. Ora gli ospiti sono tutti richiedenti asilo, per il 45% nigeriani, o “dublinati”, in genere eritrei, somali e iracheni, migranti che erano stati identificati in Italia, hanno raggiunto un altro paese europeo e da lì sono stati riaccompagnati nel nostro paese per effetto degli accordi di Dublino. Queste persone non si fermeranno solo per pochi giorni come avveniva in passato, ma avranno diritto di rimanere nel centro fino a quando la commissione territoriale non avrà esaminato la domanda, quindi per un tempo che può arrivare anche ad un anno ed oltre”.