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Milano, l’autista dell’ufficio gip che spiava il registro degli indagati per conto della criminalità organizzata

Un operatore giudiziario del Tribunale di Milano avrebbe fotografato informazioni riservate sugli indagati, facendole arrivare a esponenti della ‘ndrangheta e del clan dei Casalesi attraverso un legale

Milano, l’autista dell’ufficio gip che spiava il registro degli indagati per conto della criminalità organizzata
Il tribunale di Milano

Un dipendente del Tribunale di Milano che accede abusivamente ai registri informatici riservati della giustizia, fotografa informazioni sugli indagati e le fa arrivare, attraverso un avvocato, a esponenti della criminalità organizzata. È uno dei filoni più delicati dell’inchiesta della Procura di Milano e della Guardia di Finanza che ha portato a 30 arresti e al sequestro di 21 milioni di euro, smantellando una vera e propria “banca occulta” al servizio di trafficanti di droga, evasori fiscali e organizzazioni mafiose. Al centro di questa parte dell’indagine ci sono Domenico Bruno, ex autista dell’ufficio gip del Tribunale di Milano, con mansioni di operatore giudiziario, e Rocco Romellano, avvocato noto per aver assistito esponenti della ‘ndrangheta. Entrambi sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione condotta dalle Fiamme Gialle di Milano e Monza.

Gli accessi abusivi ai registri del Tribunale di Milano

Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza firmata dal gip Luca Milani, Bruno sarebbe stato l’autore materiale degli accessi abusivi al sistema informatico protetto del Tribunale di Milano, effettuati per acquisire informazioni coperte dal segreto d’ufficio. L’operatore giudiziario avrebbe consultato gli elenchi degli indagati per verificare la posizione di alcune persone coinvolte nell’inchiesta allora in corso, comunicando successivamente i risultati delle ricerche attraverso l’avvocato Romellano.

Il legale, stando all’accusa, avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra Bruno e Giuseppe Piscioneri, indicato come affiliato alla locale di ‘ndrangheta di Pioltello, nel Milanese. Sarebbe stato proprio Piscioneri a richiedere, tramite l’avvocato, informazioni riservate sulla posizione di alcuni coindagati. Le verifiche sarebbero state effettuate nel dicembre 2025, mentre erano già in corso gli accertamenti coordinati dai pubblici ministeri Grazia Colacicco e Pasquale Addesso.

Le fotografie dei documenti riservati inviate al clan dei Casalesi su Signal

La ricostruzione degli investigatori descrive anche il percorso seguito dalle informazioni sottratte al sistema giudiziario. Una volta ottenuti i dati riservati, riguardanti la sicurezza pubblica e l’amministrazione della giustizia, Piscioneri si sarebbe recato a Segrate, nell’abitazione di Paolo Pelaggi, già condannato per reati fiscali e fallimentari aggravati dall’agevolazione mafiosa. Da lì, attraverso la piattaforma di messaggistica Signal, i due avrebbero trasmesso a Luigi Mercadante, indicato come esponente del clan dei Casalesi, una fotografia dell’estratto del registro informatico protetto. L’immagine sarebbe stata scattata direttamente da Bruno, che secondo l’accusa avrebbe agito “violando i doveri inerenti alle sue funzioni o servizio, o comunque abusando della sua qualità”. Piscioneri, Pelaggi e Mercadante figurano tra i destinatari delle misure cautelari in carcere eseguite all’alba di mercoledì 21 ottobre.

Il gip: “Assoluta assenza di remore nel mettersi a disposizione del sodalizio criminoso”

Particolarmente severa la valutazione del gip Luca Milani sulla condotta contestata all’operatore giudiziario e all’avvocato. Nell’ordinanza il giudice sottolinea come “le modalità delle condotte accertate rivelino (…) un’assoluta assenza di remore nel mettersi a disposizione del sodalizio criminoso”, evidenziando che i due non avrebbero esitato “a compiere attività contrarie ai loro doveri di ufficio”. Bruno, che aveva anche l’incarico di gestire i beni congelati e depositati sul Fondo Unico Giustizia, risulta già coinvolto in un’altra indagine relativa proprio alla gestione di quei beni. È assistito dall’avvocato Roberto Grittini.

La “banca occulta” della criminalità nell’hinterland milanese

La vicenda si inserisce nella più ampia indagine che ha portato alla scoperta di un sistema finanziario clandestino con base a Pero, nell’hinterland milanese, nascosto dietro la copertura di una società di autonoleggio. Secondo la Procura, la struttura era riconducibile a soggetti vicini alla ‘ndrangheta crotonese e al clan dei Casalesi e si avvaleva di una rete di complici, anche cinesi e albanesi, per movimentare denaro attraverso fatture false, trasferimenti all’estero e criptovalute. Un’organizzazione che avrebbe offerto servizi bancari clandestini a trafficanti di stupefacenti ed evasori fiscali, consentendo loro di trasferire e riciclare denaro al di fuori dei circuiti ufficiali.

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