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Spirit de Milan, trasloco in Scalo Romana? La proposta di Coima che non convince i proprietari

La società di Manfredi Catella sta valutando l’acquisto dell’area Livellara in Bovisa. Sul tavolo l’ipotesi di spostare il locale negli spazi del Villaggio Olimpico, ma per lo Spirit la priorità resta la riapertura nella sede storica

Spirit de Milan, trasloco in Scalo Romana? La proposta di Coima che non convince i proprietari

La vicenda dello Spirit de Milan entra in una fase più delicata, quella in cui la nostalgia per il “tempio dello swing” incrocia gli interessi immobiliari, gli strumenti urbanistici e la politica cittadina. Dopo la chiusura del locale negli spazi dell’ex cristalleria Livellara, in via Bovisasca, il nodo non riguarda più soltanto la scadenza di un contratto d’affitto, ma il futuro dell’intera area e il ruolo che potrà avere una realtà culturale ormai radicata nella Bovisa.

Al centro della partita c’è Coima, la società guidata da Manfredi Catella, che sta conducendo una due diligence con gli eredi Livellara in vista di un possibile acquisto del comparto. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la trattativa avviata da Coima riguarderebbe l’area “libera” dallo Spirit de Milan. Un dettaglio non secondario, perché aiuta a comprendere il cortocircuito di queste settimane: da una parte una comunità che chiede di restare dov’è nata, dall’altra un’operazione immobiliare che sembra essersi mossa considerando già conclusa l’esperienza del locale nella sua sede storica.

Coima, però, non chiude al dialogo. Anzi, di fronte alla mobilitazione del Comune e alla richiesta del sindaco Giuseppe Sala di garantire continuità all’attività e tutela ai lavoratori, la società ha fatto filtrare una disponibilità a ragionare su una soluzione alternativa. Una disponibilità che, almeno per ora, resta più una traiettoria possibile che una proposta formalizzata.

L’ipotesi Scalo Romana: lo Spirit nel Villaggio Olimpico

La soluzione indicata da Coima guarda allo Scalo Romana. Se la due diligence sull’area Livellara dovesse portare all’acquisto, la società potrebbe valutare il trasferimento dello Spirit de Milan negli spazi al piano terra del Villaggio Olimpico, destinato a diventare in futuro uno studentato. In particolare, le aree compatibili sarebbero quelle delle ex officine della Squadra Rialzo, utilizzate durante i Giochi come mensa per gli atleti.

La proposta si inserisce dentro la logica degli Spig, i Servizi privati di interesse generale previsti dal Comune: spazi privati ma a uso pubblico, destinati a funzioni sociali, culturali e di presidio dei quartieri. È lo stesso schema che Coima richiama per spiegare la propria impostazione: nei grandi progetti urbani non bastano residenze, studentati e funzioni economiche, servono anche luoghi capaci di produrre presenza, socialità e sicurezza.

Il precedente evocato è quello di Bam, la Biblioteca degli Alberi di Porta Nuova, spesso utilizzata da Coima come esempio di gestione di spazio pubblico-privato con funzioni culturali e comunitarie. In questa cornice, lo Spirit de Milan potrebbe diventare una delle attività capaci di animare il futuro distretto dello Scalo Romana, evitando che il piano terra del Villaggio Olimpico resti un semplice contenitore urbano in attesa di identità.

Coima parla dunque di continuità dell’attività, ma non necessariamente di permanenza in Bovisa. Per la società, il valore dello Spirit de Milan può essere riconosciuto e salvaguardato anche attraverso uno spostamento in un altro ambito di rigenerazione urbana. Per i gestori e per una parte della città, invece, luogo e progetto non sono separabili con tanta facilità. Un’esperienza come lo Spirit può essere “ricollocata” senza perdere una parte essenziale della propria natura? Tecnicamente forse sì. Culturalmente, i conti potrebbero non tornare.

I gestori: “A noi non è arrivata alcuna proposta, serve rientrare subito”

Dallo Spirit de Milan, però, arriva una frenata netta. I gestori spiegano di non aver ricevuto alcuna proposta concreta, nonostante nei giorni scorsi sia la proprietà sia Coima abbiano dichiarato pubblicamente la disponibilità ad aprire un tavolo. “A noi non è arrivata alcuna proposta”, fanno sapere, precisando che ad oggi non ci sarebbe stato alcun contatto diretto. Il punto, per chi ha gestito il locale, non è solo individuare un nuovo spazio. Un trasferimento di una realtà di quelle dimensioni richiederebbe almeno un anno di lavoro, oltre a risorse economiche rilevanti. Nel frattempo resterebbe aperto il problema occupazionale dei circa sessanta lavoratori e quello della continuità artistica, costruita negli anni attorno a una programmazione, a una comunità e a un luogo riconoscibile.

Per questo la richiesta resta una: poter rientrare subito nella sede di via Bovisasca, anche in forma transitoria. Una soluzione ponte che permetterebbe di non interrompere l’attività mentre Comune, proprietà e possibili acquirenti discutono del futuro dell’area.

Il Comune e il possibile vincolo culturale sull’ex Livellara

Sullo sfondo resta la mossa di Palazzo Marino. Il sindaco Giuseppe Sala ha scritto alla Sovrintendenza e al Ministero della Cultura per verificare se esistano le condizioni per avviare un procedimento di dichiarazione di interesse culturale sull’ex cristalleria Livellara. Un eventuale vincolo potrebbe cambiare il peso della trattativa, rendendo più difficile immaginare una trasformazione dell’area senza considerare la storia industriale e sociale del luogo.

Per i gestori dello Spirit, un riconoscimento culturale o monumentale potrebbe persino riaprire scenari che sembravano archiviati, compreso il progetto di una precedente cordata di investitori orientata a mantenere una funzione socio-culturale nell’area. Coima, dal canto suo, prosegue le proprie valutazioni sull’acquisizione. Il Comune prova a evitare che la vicenda si trasformi nell’ennesima contrapposizione tra rigenerazione urbana e perdita di luoghi identitari.