Campo largo, nuovo scontro sulla patrimoniale
Le elezioni politiche si avvicinano e i sondaggi indicano una virtuale parità tra l’attuale maggioranza e l’opposizione. Ma è ancora tutto in alto mare all’interno del campo largo. La conferma è arrivata ieri dal palco dell’assemblea della Cgil al Teatro Brancaccio di Roma. Alle già note divisioni su chi debba fare il leader e sull’Ucraina, ora si è aggiunta anche la questione della patrimoniale.
Se infatti, Pd e Avs spingono per la tassa sui ricchi, da Giuseppe Conte arriva invece una frenata. Il leader del M5s spiega che la patrimoniale “non ha funzionato in tanti paesi europei per due problemi”. Primo, perché “sono nati tanti contenziosi e lo Stato ha dovuto rinunciare”. Secondo, perché le grandi ricchezze “travalicano i confini nazionali e sono facilmente occultabili”.
Anche Boschi (Italia viva), sottolinea di “avere qualche dubbio su questo strumento” perché “i grandi patrimoni sono i più facili da spostare all’estero”. Il padrone di casa dell’evento e possibile futuro ministro del Lavoro, Maurizio Landini, è invece favorevole: “In Italia ci sono 500 mila persone che hanno un reddito netto di almeno due milioni di euro. Se a queste persone chiediamo l’uno per cento otteniamo almeno 25 miliardi“.
Bonelli e Fratoianni, grandi sostenitori della patrimoniale sono entusiasti. Dice il primo: “Non chiamiamola patrimoniale se questo termine incute terrore, ma affrontiamo il tema”. Afferma il secondo: “Una tassa sulle grandi ricchezze dovrà esserci, perché è giusto che ci sia una politica di redistribuzione”. Schlein apre all’ipotesi: “Noi siamo favorevoli a una tassazione dei super ricchi ed è una battaglia che a livello europeo abbiamo sempre portato avanti. Siamo pronti, anche con l’alleanza, a discuterne pure a livello nazionale”.
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