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Casini ci dà un taglio e lascia il Parlamento dopo 44 anni: “Non mi ricandiderò. È il momento di fermarmi”

L’ex presidente della Camera: “Penso sia il momento di cedere spazio a chi è più in sintonia con le coalizioni che si presenteranno agli elettori”

Casini ci dà un taglio e lascia il Parlamento dopo 44 anni: “Non mi ricandiderò. È il momento di fermarmi”
Casini

Casini lascia il Parlamento dopo 44 anni, ecco i momenti più significativi che hanno segnato la sua carriera istituzionale

Dopo 44 anni in Parlamento, Pier Ferdinando Casini si ferma: l’ex presidente della Camera ha annunciato in un’initervista al Corriere della Sera che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche, chiudendo così una lunga stagione della sua carriera istituzionale. “Alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui”, ha dichiarato.

Una decisione maturata anche alla luce di una riflessione sul proprio percorso politico. “Fin da giovane, del resto, ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile: il passaggio realmente complicato sarebbe stato individuare il momento giusto in cui fermarsi”, ha raccontato.

Ripercorrendo gli anni trascorsi nelle istituzioni, Casini ha ricordato diversi incontri che hanno segnato particolarmente la sua vita come quello con Giovanni Paolo II. “Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II. Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili”, ha ricordato. Ma l’ex presidente della Camera ha rivendicato anche il valore della quotidianità parlamentare: “Sarei ipocrita se non ammettessi che ogni giorno è stato bello, entusiasmante, ogni giorno in cui mi sono alzato nell’emiciclo dell’Aula con la sensazione di essere ascoltato nel cuore della democrazia”. Tra i ricordi più dolorosi, invece, c’è la notizia dell’uccisione di Marco Biagi, giurista e consulente del lavoro assassinato dalle Brigate Rosse nel 2002. “Era un mio caro amico”, ha raccontato Casini, ricordando anche gli anni dell’adolescenza e le vacanze a Lizzano in Belvedere, dove Biagi, di qualche anno più grande, gli dava ripetizioni di latino e greco.

Nell’intervista Casini ha parlato anche della presidente del Consiglio: “Meloni ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione. A volte, però, per essere coerente, rischia di passare per testarda”, ha detto Casini. Mentre sulla segretaria del Partito democratico Elly Schlein: “È testarda anche lei. E sarebbe un grave errore sottovalutarla”, ha affermato Casini, sottolineando la capacità della leader dem di parlare “a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale”.

Interpellato sulle indiscrezioni che lo indicano tra i possibili candidati alla presidenza della Repubblica, Casini ha risposto: “Io uno dei candidati più accreditati? Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti”. L’ex presidente della Camera ha ripercorso infine alcune delle figure che hanno segnato la storia politica italiana. Silvio Berlusconi è stato, a suo giudizio, “il più carismatico”, tanto che “il suo desiderio di piacere era così forte che finiva per piacere pure ai suoi nemici”. Tra i politici più sottovalutati indica Gianfranco Fini: “Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni”. Il democristiano più grande, per Casini, è Amintore Fanfani, ricordato per il piano casa e la presidenza dell’Onu, oltre che per i rapporti con Giorgio La Pira e John Fitzgerald Kennedy. L’esponente comunista che ha maggiormente ammirato è invece Giorgio Napolitano, perché “capì, prima degli altri, dove sarebbe andata la storia”. Infine, il ricordo di Nilde Iotti, la donna che non dimenticherà mai: una figura “capace, con non poche difficoltà, di dire no anche al suo partito, il Pci”.