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Politica

Di Alberto Maggi

Premessa: Silvio Berlusconi non è un santo. Anzi, è un condannato con sentenza definitiva per evasione fiscale. Ed è imputato in tanti altri processi in giro per l'Italia, compreso quello Ruby (clicca qui per comprare il libro di Affaritaliani.it con tutte le carte). Ora, con il voto dell'aula di Palazzo Madama, è decaduto da senatore. Non ha più l'immunità da parlamentare e in teoria potrebbe anche venire arrestato.

Nel nostro Paese purtroppo ognuno indossa la propria casacca e tutti diventano tifosi. Non c'è una via di mezzo e non si riesce a fare un ragionamento senza essere tacciati di berlusconismo o di anti-berlusconismo. In un'altra nazione europea o negli Stati Uniti per molto meno il Cavaliere (che tra poco perderà questo titolo) si sarebbe dimesso da tempo e sarebbe fuori dalla politica. Ma l'Italia è un paese strano e particolare. Succede infatti che la decadenza del leader di Forza Italia, fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle e coronamento di un sogno ventennale per la sinistra post-comunista del Pd, assuma i connotati di una panacea di tutti i mali. Come se con l'estromissione di Berlusconi dal Senato si risolvessero tutti i guai. E no, non è così. La crisi resta immutata. La disoccupazione è sempre ai massimi. Le tasse sempre troppo alte. I problemi non se ne vanno con la decadenza di Silvio. Che rischia di essere il capro espiatorio, un po' come Bettino Craxi. Paga lui per tutti. E tutti felici e contenti. Non è così. Affatto.

Quando ci risveglieremo dall'ubriacatura sul caso Berlusconi - da una parte e dall'altra - ci accorgeremo che l'Italia è sempre il fanalino di coda dell'Europa e che nulla è cambiato. Silvio a casa, fatto. Ma le inchieste sulla sinistra dove sono finite? L'Mps di Siena così legata al Pd? Il sistema Sesto di Filippo Penati braccio destro di Bersani? Tutto tace. E le telefonate che la Cancellieri può fare sono vietate al Cav? Mistero. Paese strano, il nostro. Resta, sul piano politico, l'onore delle armi a Berlusconi. Doveroso. E' stato il premier più longevo della nostra giovane Repubblica. Ha sdoganato e costituzionalizzato la destra. Ha portato la Lega al governo recuperandola dalla deriva secessionista. Ha fondato il Centrodestra ed è stato l'artefice del bipolarismo. Nel bene o nel male il numero uno di Forza Italia entrerà nei libri di storia. Ma attenti ad archiviarlo e a consegnarlo alle biblioteche. Il Cav è come i gatti: ha sette vite. E potrebbe ancora dire la sua anche restando fuori dai palazzi romani.

D'altronde Grillo ha fatto fortuna pur senza essere stato eletto. E' decaduto da senatore, ma non decadrà così facilmente dal cuore e dalla testa degli italiani. Sia di chi lo odia, sia di chi lo ama...

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