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Politica
Centinaio ha una proposta innovativa per le concessioni demaniali alle spiagge

Una proposta innovativa per riformare le concessioni demaniali marittime, escludendo gli stabilimenti balneari dalla direttiva europea Bolkestein con argomenti inediti che potrebbero essere utilmente sottoposti alla Commissione europea. È l’ambiziosa iniziativa del senatore Gian Marco Centinaio (Lega), già ministro al turismo nel primo governo Conte e autore dell’emendamento alla legge 145/2018 che ha esteso la validità delle concessioni balneari fino al 2033, che è valsa al nostro paese una procedura di infrazione da parte della Ue.

La questione è assai delicata, sopratutto in un momento in cui il turismo sta registrando una delle crisi più difficili dal dopoguerra. La direttiva prevede infatti che ogni Paese dell’Unione Europea garantisca il rispetto della libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra gli Stati. In questo modo qualsiasi cittadino europeo può proporre all’interno dell’Unione Europea la propria attività. La direttiva vuole semplificare le procedure per esercitare temporaneamente la propria attività all’interno di un Paese dell’Ue, evitando discriminazioni basate sulla nazionalità. In poche parole, un venditore ambulante francese (o di un qualsiasi Paese Ue) che vuole trasferirsi per un periodo in Italia deve avere gli stessi diritti di un venditore ambulante italiano che presta i suoi servizi in Italia.

La libera circolazione dei servizi, evidenziata dalla direttiva, riguarda soltanto chi si sposta per un determinato periodo da un Paese all’altro, fornendo un servizio limitato nel tempo. Il rischio che tutto ciò possa portare ad una invasione di stranieri nei settori del commercio e dei servizi è sicuramente, alla luce della pandemia, reale e quanto mai attuale. “La direttiva che porta il mio nome non è applicabile ai balneari perché le concessioni rientrano nel contesto dei beni e quindi non rientrano nei servizi”. Cosi disse, invitato ad un convegno in Italia, due anni fa, l’economista olandese Frederik Frits Bolkestein, a cui si deve la norma che porta appunto il suo nome, nel 2006, in qualità di commissario europeo per il commercio interno nella Commissione Prodi.

Ed in effetti il documento, a cui fa riferimento il neo sottosegretario dell’agricoltura Centinaio, elaborato dall’avvocato Cristina Pozzi, e pubblicato da Mondo balneare, seguendo questa falsa riga, contiene un approccio inedito per dimostrare che gli attuali stabilimenti non devono andare a gara: la tesi si basa principalmente sul fatto che la mancata classificazione sistematica delle direttive ha provocato l’errore di applicarle al di fuori del loro campo di pertinenza, e che se si procedesse a una classificazione, emergerebbe che le norme del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea alle quali occorrerebbe far riferimento per disciplinare le concessioni balneari non sono né quelle in materia di servizi ne quelle in materia di libertà di stabilimento, bensì l’articolo 352 del TFUE.

“Piaccia o non piaccia agli organi burocratici e amministrativi del nostro paese – ha detto a Mondo balneare Centinaio – l’estensione al 2033 è una norma dello Stato e va applicata. Se questi signori sono contrari, si candidino in parlamento e provino ad abrogarla; ma non possono farlo a colpi di sentenze». Di qui la proposta presentata dal senatore leghista: «Il problema sta assumendo proporzioni giudiziarie folli e va risolto: bisogna lavorare a una riforma complessiva del Codice della navigazione, da concordare con l’Unione europea».

Ma il settore delle concessioni balneari italiane, argomenta il documento Pozzi-Centinaio, non è chiuso: infatti, «vi sono aree che sono ancora disponibili e concedibili, e non è attualmente possibile conoscere il dato esatto della precisa consistenza di tali aree, che potrà essere appurato proprio dalla mappatura prevista dalla legge 145/18 (elemento che ha fondato la scelta della legge, che ha istituito un periodo transitorio proprio per poter acquisire tale dato, di carattere preliminare a qualsivoglia riforma). Inoltre esiste un vero e proprio mercato delle concessioni balneari, poiché è ben possibile per un terzo ottenere una concessione demaniale, acquisendo il compendio societario sullo stesso insistente (e ottenendo l’autorizzazione dell’amministrazione concedente) a prezzi di mercato e nella considerazione e attualizzazione del valore aziendale dell’impresa insistente sulla concessione stessa».

Qui arriva la prima tesi innovativa: «Le imprese balneari hanno una serie di compiti di carattere pubblicistico e necessitano di una serie di autorizzazioni ulteriori rispetto alla mera concessione (obblighi in materia di salvataggio, primo soccorso, pulizia e igiene delle spiagge e degli arenili, tutela della pubblica incolumità, garanzia di accesso alle strutture per i disabili, allacciamento alle reti idriche e fognarie). Quindi, sebbene siano riconducibili alle autorizzazioni, hanno caratteristiche del tutto peculiari, tali da far dubitare di una loro effettiva possibile armonizzazione». Dunque, nelle more della riforma «occorre inquadrare correttamente il mercato sotto il profilo della tipologia di imprese insistenti, dell’apertura dello stesso, del contenuto delle autorizzazioni e dell’effettiva possibile armonizzazione nel mercato comunitario in relazione alla particolare attività, estranea alle norme in materia di libertà di stabilimento e di liberalizzazione dei servizi».

Un’altra disamina inedita riguarda il concetto di “scarsità della risorsa”: «Non esiste oggi alcuna definizione di “scarsità delle risorse naturali”», afferma la proposta Centinaio. «La direttiva 123/2006/CE, infatti, si limita ad affermare che “qualora” la risorsa naturale sia scarsa, allora occorrerà effettuare una selezione. La mera ascrizione delle spiagge alle risorse scarse, così come effettuata sinora, appare ben poco attinente alla situazione, quantomeno dell’attuale mercato e del singolo Paese in particolare”. La Fiba, federazione italiana delle imprese balneari, ha immediatamente appoggiato convintamente questa proposta, che potrebbe risolvere una questione annosa che si sta trascinando da 3 anni, ma che ora con la crisi economica che sta mettendo a durissima prova tutti gli operatori del turismo, potrebbe rappresentare la mazzata definitiva per tutti coloro che gestiscono stabilimenti balneari.

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