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Politica
Centrodestra, Lega Italia dietro la federazione. Ecco il progetto. Anteprima

Il primo step di un percorso e di un progetto ampio e a medio-lungo periodo. Orizzonte le elezioni politiche del 2023. La federazione tra i partiti del Centrodestra di governo, che è stata al centro della telefonata tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, secondo quanto Affaritaliani.it è in grado di anticipare, potrebbe essere l'antipasto della nascita di un partito unico. O, quantomeno, di un soggetto politico unitario - probabilmente la famigerata Lega Italia - pronta per le prossime elezioni per il rinnovo di Camera e Senato alla scadenza naturale della legislatura.

Non a caso, proprio ieri, il segretario del Carroccio ha parlato del 2023 come orizzonte per il governo Draghi, frenando quindi sul ritorno alle urne già nella prossima primavera subito dopo l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. All'interno della federazione/partito unico non ci sarebbero solo Lega e Forza Italia, ma anche gli altri soggetti minori del Centrodestra che appoggiano l'esecutivo, primi fra tutti Coraggio Italia e l'Udc che hanno già salutato con favore la probabile svolta.

E' del tutto evidente che una Lega Italia allargata al partito dell'ex Cavaliere e ai cespugli centristi consentirebbe a Salvini, azionista di maggioranza visti i rapporti di forza, di tornare verso (se non oltre) il 30% nei sondaggi, evitando così il serio pericolo alle elezioni ci sia il sorpasso da parte di Fratelli d'Italia (e quindi Giorgia Meloni a Palazzo Chigi in caso di vittoria), che non a caso si è affrettato a chiamarsi fuori dalla federazione.

Il nodo chiave, per capire se la federazione si trasformerà in Lega Italia, è Berlusconi. Se l'ex presidente del Consiglio darà il suo via libera, il processo è ormai partito e inarrestabile. Per l'ex Cav si tratta di un modo per arginare la fuga da Forza Italia, già in atto dopo l'operazione Toti-Brugnaro. E la chiave di volta potrebbero essere le elezioni comunali di ottobre. Al di là della conquista o meno dei sindaci, se la lista azzurra dovesse restare davvero intorno al 3-4% a Roma, città di Antonio Tajani, e sotto il 10% nella Milano di Berlusconi, l'accelerazione verso il partito unico sarebbe quasi inevitabile.

In questo modo l'ex premier potrebbe anticipare il fuggi-fuggi, in parte proprio verso la Lega (ma non solo). Certo, c'è da superare la resistenza della fetta meno salviniana degli azzurri e in particolare delle ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, che hanno fatto subito trapelare sulle agenzie di stampa il loro malumore dopo la telefonata Salvini-Berlusconi. Perplessi anche Sestino Giacomoni, Maurizio Gasparri e il leader dei giovani, Marco Bestetti. Con la Lega che immediatamente risposto rassicurando che non si tratta nella maniera più assoluta di un'annessione.

Fatto sta, ragionano fonti leghiste, che Gelmini sembra lavorare da settimane a una corrente filo-Pd in Forza Italia e Carfagna dialoga con Toti, quindi la loro uscita potrebbe comunque essere quasi inevitabile, con o senza federazione. Sicuramente a favore la parte degli azzurri più vicina a Carroccio, Licia Ronzulli ma anche Tajani, la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini, il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè e il responsabile nazionale dei dipartimenti del partito Alessandro Cattaneo. L'idea della federazione, che poi potrebbe sfociare in Lega Italia, in realtà, raccontano i beninformati, non sarebbe di Salvini bensì di Giancarlo Giorgetti, sposata poi dal segretario.

Ed ecco perché lo stesso Salvini domenica scorsa dal Portogallo ha lanciato l'idea di un nuovo gruppo al Parlamento europeo delle forze di Centrodestra. Non un ingresso diretto nel Ppe, ma anche un lento divorzio dalla destra estrema in particolare di Afd. Poi, alle prossime elezioni europee del 2024, qualora dovesse esserci già la Lega Italia, magari al governo e con Salvini a Palazzo Chigi, l'ingresso nel Ppe sarebbe quasi scontato. Tempo al tempo. Oggi il primo step. 

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