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Politica
Cortei NoVax Cazzullo sul Corriere:spera nel pestaggio della polizia a cavallo

Il 17 settembre scorso il giornalista del Corriere della sera Aldo Cazzullo, in risposta a un lettore, ha reagito così scrivendo : "Per la prima e spero ultima volta, ho sperato, invano, nell’arrivo della polizia a cavallo", riferendosi a quali misure adottare contro le manifestazioni cosiddette No Vax che ogni settimana criticano il governo o il green pass. Nei giorni successivi non è seguito non dico un moto di indignazione ma neanche una riflessione, un dibattito di qualsiasi tipo di opinionisti, giornalisti, intellettuali, gli stessi che nelle medesime ore si arrabbiavano legittimamente per l'atroce frase di Barbara Palombelli in tv, se gli ultimi femminicidi siano anche frutto del comportamento esasperante delle donne.

Ora che sul Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, uno dei giornalisti di punta speri nel pestaggio dei manifestanti, come nelle prime manifestazioni operaie, quando le forze dell'ordine a cavallo per disperderle travolgevano anche donne e bambini, è davvero il sintomo della follia in cui siamo piombati. Cazzullo, nelle righe precedenti all'anatema, dice di aver incontrato un corteo di 200 manifestanti e li descrive come invasati fuori dalla realtà, tutti non vaccinati (e come ha fatto a saperlo? gli ha chiesto la tessara sanitaria?), senza mascherine e che mettono in pericolo la propria salute e quella degli altri a sfregio dei morti. Ma non mi sembra abbia invocato la polizia a cavallo per gli italiani in piazza a festeggiare gli Europei, i tifosi dell'Inter quando hanno vinto lo scudetto, quelli del Napoli per la Coppa Italia e che erano sempre ben più di 200. 

Un lettore gli risponde in rete: “L'ultima volta che ho visto la polizia a cavallo era la notte dell’Heysel! Avevo dodici anni. Mio padre morì per proteggermi raggomitolato su di me. Mentre chiedevo aiuto sanguinante i celerini a cavallo mi bastonarono!” (segue il resto della risposta)

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Polarizzare l'opinione pubblica a ogni costo, ingigantire la minaccia di un nemico che è solitamente una minoranza senza potere, ridurne a idiozia le idee, sono tattiche strategiche dei governi, spiegate già 40 anni fa dal grande studioso americano di comunicazione strategica Murray Edelman, ma che non dovrebbero finire in bocca ai giornalisti.

Sorprende e dispiace che molti di loro e tra questi Cazzullo, caschino per fede ideologica o solo forse per essere originali, nella polarizzazione.

I giornalisti dovrebbero fare domande, non chiedere la repressione brutale di chi, a torto o a ragione, dissente. Il gioco di questa polarizzazione, spiegava Edelman, è distrarre l'attenzione dalla responsabilità dei governi, come quella di fornire un’assistenza sanitaria territoriale adeguata. E sono trascorsi quasi due anni dal primo lockdown. Ma nessuno si chiede più perché migliaia di ammalati di Covid, e non solo durante la prima fase della pandemia, siano stati abbandonati senza assistenza nelle loro case? In questo scenario da guerra nessuno può più fare domande sulle continue aberrazioni governative, come quando obbliga le persone a vaccinarsi con un consenso informato estorto con la minaccia di perdere il lavoro. E che fine ha fatto la tanto auspicata sanità territoriale, di cui non c'è una riga neanche nei miliardi del PNRR? Perché la gente, quando sta male, non viene immediatamente visitata a casa dai medici per evitare di concentrare i malati negli ospedali? Perché sui principali luoghi di assembramento al chiuso, i mezzi di trasporto (metro, treni, bus, ecc.) non sono stati fatti interventi per evitare l’affollamento e non valgono le regole di controllo degli altri luoghi? Perché il governo non chiede alle case farmaceutiche, come sui vaccini, lo stesso impegno per le cure? Perché il plasma dei guariti è usato come terapia per i malati di Covid in tanti Paesi del mondo ma non in Italia che l'ha lanciata per prima? Perché non c'è trasparenza a monte su come vengono raccolti i dati sui contagi e sui morti da Covid? Perché Aifa non risponde alle domande quando le vengono poste, vista la pubblicazione di dati contraddittori? Perché non si parla con dovizia di particolari delle reazioni avverse ai vaccini, anche solo per migliorarne l'efficacia? Perché non si mostrano le testimonianze di coloro che dopo reazioni avverse finiscono in ospedale ma non sanno come curarli? E perché molte di queste reazioni avverse non vengono neanche segnalate? Bisognerebbe avere delle risposte e non fra 10 anni.

Dall'inizio della pandemia dobbiamo ancora sentirci dire che forse andremo in lockdown, che l'unica soluzione è il vaccino altrimenti moriamo tutti (per una malattia che ha la mortalità sulla popolazione dello 0,02%), che dovremmo prendere l'ivermentina, no! no! Quella non dobbiamo prenderla! Dobbiamo prendere la tachipirina, no! Forse no!

Sarebbe fondamentale invece avere trasparenza e rigorosità.

I giornalisti dovrebbero pretendere risposte invece che invocare la repressione brutale delle piazze.

La frase di Cazzullo è la rappresentazione plastica di una mancanza di responsabilità di fronte al proprio ruolo di giornalista.

La manifestazione di Milano di sabato scorso, sotto la sede Rai, con migliaia di persone che urlavano “venduti! venduti!” gli farà sorgere qualche dubbio? Non hanno manifestato sotto la sede del governo o delle case farmaceutiche ma sotto quei centri di informazione che tutti i giorni li descrivono come dei beoti complottisti. Dove si è mai vista una cosa del genere in Italia? Sembra di essere in un Paese sudamericano: la gente che si lamenta della propaganda di Stato pagata con i soldi dei cittadini.

La cosa più grave però è che c'è sicuramente un popolo di almeno 15 milioni di persone, i non vaccinati, che non ha diritti e non esiste perché non ha in bocca le argomentazioni del governo. Ma in questo scenario delirante perdiamo tutti, escluso proprio il governo che continua ad arrabattarsi, distogliendo l'interesse dai problemi irrisolti. Ma nessuno gliene chiede conto perché troppo impegnati a tifare per una parte.

Qui la manifestazione di Sabato scorso a Milano

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Qui sotto il testo integrale della risposta di Aldo Cazzullo

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