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Politica
Crosetto: "La maggioranza può diventare un grande partito conservatore"

 

Crosetto: "La maggioranza può diventare un grande partito conservatore"

"È proprio questa maggioranza tutta intera che potrebbe diventare un grande partito conservatore. A Berlusconi auguro di riprendere presto le forze e tornare a essere il leone che è. Inoltre, come gli ho fatto sapere attraverso Marta Fascina, intendo riscuotere il suo ultimo invito a pranzo. Forza Italia è Berlusconi. E in Italia ci sono molte più persone che gli vogliono bene di quelle che gli vogliono male". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto in un'intervista al Corriere della Sera.

Un sondaggio dice che lei è il ministro più apprezzato. Ci si vede come leader di un centro che sappia intercettare i voti berlusconiani e dell’ormai ex Terzo polo? "No, io la sola cosa a cui penso di più ogni giorno è tornare ad avere una vita e fare il marito e il padre, quando avrò finito di servire il mio Paese da ministro - risponde Crosetto - Peraltro io un partito l’ho già fondato assieme alla Meloni e sta diventando il grande partito conservatore che avevamo in mente. Non c’è bisogno di un nuovo centro. Fratelli d’Italia deve occupare, dimostrandosi sempre più aperto e inclusivo, anche il centro". Si candiderà alle Europee? "Ogni giorno ne leggo una diversa. Qualcuno avrà pensato che Meloni prima o poi dovrà trovare dei capolista al Nord, ma io non ho più l’età e l’energia per fare campagne elettorali", spiega. L’asse tra Lega e Fi che si è visto sulle nomine è un rischio per il governo? "Nessun rischio. L’asse è tra FdI, Lega e FI. Con Salvini ho un rapporto straordinario, umano e politico. La collaborazione tra Difesa e Mit non è mai stata così positiva", sottolinea Crosetto.

Prendendosi la guida dell’Enel e lasciando fuori Donnarumma, Salvini, Tajani e Gianni Letta hanno assestato 'uno schiaffo' alla premier? "Giorgia non ha vissuto la partita delle nomine per vincere, ma con la convinzione di dover fare la migliore scelta possibile, perché negli anni sarà giudicata sui presidenti e gli ad nominati e sui risultati di quelle aziende", evidenzia il ministro. All’indomani la Borsa ha bocciato Enel e Terna. "Guardando società per società, mi pare che le scelte siano inattaccabili - dice - Prendiamo Leonardo, l’azienda su cui secondo alcuni Meloni e io avremmo litigato". Secondo alcuni? La premier ha detto no al suo candidato, che era Lorenzo Mariani. "Ero al corrente da mesi della sua idea di nominare Cingolani ad. Ho da tempo stima di lui, ma non ho mai nascosto che pensavo a una sua maggiore attitudine per altre importanti società e a un’altra persona come ad", spiega.

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