In una fase molto tesa chi, come Gigino Di Maio, leader del M5S, si candida a governare il Paese dovrebbe bandire parole violente, non spingersi a definire “assassini politici dei campani” gli indagati nell’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti, tra cui il figlio del Governatore, don Vincenzo De Luca, Roberto, ex assessore a Salerno.
Legittime le critiche, non la strumentalizzazione delle vicende giudiziarie, in campagna elettorale, anche alla luce di “Rimborsopoli”, che ha colpito i “puri” grillini. Spetta alla magistratura il controllo di legalità, non alle inchieste giornalistiche, condotte da un ex camorrista.
E, dal momento che la responsabilità penale è personale, sarebbe scorretto addossare a Piero De Luca, candidato alla Camera, in un collegio blindato, le presunte responsabilità penali del fratello. Il Governatore ha parlato di “operazioni oscure, di aggressione personale e politica. Oltre ogni decenza. Oltre ogni vergogna”. E ha Assicurato che “noi siamo espressione di un’esperienza amministrativa, che è un modello di trasparenza e di rigore su cui possiamo sfidare chiunque” e che “per il resto chi sbaglia va a casa”.
Si è addebitato a De Luca il “familismo amorale”. Ma se don Vincenzo è, oggi, il politico più influente della Campania, dopo aver guidato Salerno per 20 anni, egli non è stato imposto, ma scelto, talvolta plebiscitato, dagli elettori.
Il “familismo amorale” va denunciato e combattuto quando i notabili antepongono gli interessi, personali e materiali, e dei loro congiunti, a quelli della collettività.
E occorrerebbe un grande sussulto di indignazione, morale prima che politica, in primis nel Sud, dove la società civile non ha contrastato, ma ha subito, in silenzio, la malapolitica. Dovrebbero essere i meridionali a svegliarsi e a sollevare le coscienze contro le mafie, che controllano il Mezzogiorno, e anche contro Parentopoli, Sanitopoli, Rimborsopoli.
La politica cambierà soltanto quando e se i nuovi e i vecchi big del teatrino accetteranno la competizione, leale, con gli avversari. E designeranno i candidati non sulla base dei vincoli parentali e dell’obbedienza, bensì del merito, delle competenze, dell’assoluta estraneità non solo alle collusioni con i poteri illegali, ma anche agli ambienti opachi, massonici e non trasparenti.
