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Politica
Draghi e gli scioperanti: gli errori di Mario sulla scia di Reagan e Thatcher
Mario Draghi Lapresse

Draghi ha commesso un primo enorme errore, sottovalutando, e di molto, pericoli e difficoltà della fossa dei leoni in cui l'hanno gettato gli adulatori credenti nei suoi miracoli da Demiurgo. Ha poi commesso un secondo gravissimo errore, nel sopravvalutare le proprie capacità, sempre spinto dai plaudenti adulatori, più o meno sinceri.                                                               

Negli otto mesi di governo, c'è stata la gara tra destra e sinistra a chi lo tirava più dalla sua parte. Per un po' ha resistito ma ora, più alle strette che mai, ha fatto la sua scelta, che sembrerebbe suicida. Presidente che deve mostrarsi sicuro e decisionista, capo del primo governo terapeutico di medicina preventiva, di fronte alla prevedibilissima guerra civile che sta scoppiando, viene spinto, a quanto si legge dalla stampa, a tener conto delle lezioni storiche che riguardano i bracci di ferro ingaggiati da due governi di conservatori, quello di Reagan e quello della Thatcher. Il primo minacciò di licenziamento i controllori di volo che reclamavano aumenti di stipendio. Controllori e loro sindacalisti erano sicuri che Reagan non sarebbe arrivato a mettere sul lastrico i 13.000 lavoratori e continuarono lo sciopero dichiarato a oltranza. Reagan diede un ultimatum di 48 ore, alla scadenza delle quali ne licenziò ben 11359.

A Draghi, stretto tra i falchi della sinistra e le colombe della destra, gli vengono ricordati i risultati ottenuti dai precedenti bracci di ferro. Più chiaramente, gli si dice: minaccia gli scioperanti di licenziamento, dopo aver dato un ultimatum... e vedrai che il braccio di ferro lo vinceremo noi. Così potrai ricevere una clamorosa ovazione di applaudenti in piedi, ovunque andrai. Altrimenti la vinceranno i no-vax e con che faccia ti faresti vedere in giro per l'Europa? Non m'è capitato di leggere ancora l'obiezione da fare ai suggeritori di questa linea dura. I resistenti e gli scioperanti contro l'abominevole tessera nazista, non chiedono come nel caso su ricordato, un aumento di stipendio. Si manifesta con partecipazione attiva, passiva e repressa, per non essere additati al pubblico disprezzo, perché a prescindere dalle tante ragioni sempre ricordate che se avessimo avuto a disposizione un vaccino efficace, sicuro e sufficientemente sperimentato, senza aggiustamenti di prescrizioni e indicazioni d'età, strada facendo, avremmo avuto tutta un'altra storia, adesso come adesso, l'insistenza della persecuzione vaccinale è solo una questione di puntiglio e di prestigio, per i talebani del governo.

Se Draghi vuol passare alla Storia come un poveretto qualunque travolto da un governo-bambino che s'impuntava per voler stravincere una guerra già vinta, segua pure i consigli dei guerrafondai che lo spingono a imitare Reagan.

Altrimenti, convochi immediatamente i rappresentanti scientifici dei resistenti, che hanno, loro sì, e con incredibile forza d'animo, vinto la battaglia più importante: la dimostrazione che esistono farmaci efficaci che potranno evitarci di fare iniezioni a ripetizione. Gli interlocutori veri, per un Presidente cosciente della pazzia in corso, sono loro, gli eroici scienziati e medici sbeffeggiati dagli "scienziati di regime". Collaborando con loro e aiutandoli, si avrebbe l'unico modo, serio, per pacificare gl'italiani per davvero e non solo a parole.

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