E mo? Che succede al governo Meloni?
I numeri al momento garantiscono il governo (come garantivano Berlusconi nel 2011) ma i segnali prefigurano per il Bel Paese qualcosa di nuovo
Governo, il dopo Meloni è già in cantiere
Nel cielo del Governo si sta addensando una coltre di nubi assai “nere”: c’è chi parla di “governo sotto assedio”, chi sembra prospettare nuove premiership, chi allude -supportata anche da alcune suggestive esternazioni della Premier - a trame giudiziarie contro l’establishment governativa, chi evoca le elezioni politiche anticipate (indicando persino l’anno preciso: il 2026) e chi, come il Vicepremier Matteo Salvini, sul palco del Meeting di Rimini, ribadisce -tentando di rassicurare-: “il governo durerà 5 anni”.
Ma si sa, excusatio non petita, accusatio manifesta! Dunque qualcosa si muove! E questo movimento tellurico, strisciante sembra interessare -questo l’aspetto forse più indicativo ed interessante- sia la maggioranza, quanto (Grillo docet!) l’opposizione tanto che si vocifera di possibili ed imminenti scissioni.
Le elezioni europee hanno lasciato il segno! La spinta a destra uscita dalle urne (e sottolineata in modo assai marcato e -sia detto con rispetto, inconsueto- dalla primogenita del Cav) accompagnata dalla decisione del Governo, ovvero della Premier Giorgia Meloni, di non votare Ursula von der Leyen nuovo Presidente della Commissione europea e quindi di aprire una frattura politica (netta e pubblica) tra Bruxelles e l’Italia ha allarmato molti ambienti contribuendo in modo sostanziale ad aprire una evidente riflessione sul futuro.
Da qui la manifestazione impetuosa di distinguo culturali: sulle carceri come sull’immigrazione, e l’apertura di eterni vasi di pandora: dalla sostenibilità del sistema sociale (a partire dal sistema previdenziale) senza un ampliamento della base imponibile, alla necessità di aprire all’immigrazione per sopperire l’inverno demografico che attanaglia l’Italia. Tutte problematiche importantissime ma anche risaputissime, vecchissime, tornate alla ribalta, misteriosamente, tutte insieme e in un momento assai particolare per un Governo alle prese con le nomine europee e, soprattutto, con una difficilissima manovra di bilancio.
Ma c’è di più. A tutto questo si somma un assordante silenzio del maggiore partito di opposizione e della sua segretaria Elly Schlein che, dopo l’inattesa boccata d’ossigeno ricevuta alle elezioni europee, sembra aver annusato l’aria. Dunque: zitti e mosca! I numeri al momento garantiscono (assai ampiamente) il governo (come garantivano Berlusconi nel 2011) ma i segnali prefigurano per il Bel Paese qualcosa di nuovo e la rivendicazione di “libertà” (politica, culturale, sociale) appare strategica per assecondare questa prospettiva.