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“È stato tradito dal suo solipsismo”, analisi e aneddoti su Berlusconi

Le interviste dei quotidiani ai protagonisti della politica e della finanza che insieme a Berlusconi hanno scritto gli ultimi 30 anni della storia italiana

“È stato tradito dal suo solipsismo”, analisi e aneddoti su Berlusconi
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Morto Berlusconi, analisi e aneddoti su Silvio

Dall’ex premier Romano Prodi al segretario del Pds Achille Occhetto. Dal co-fondatore di Forza Italia Giuliano Urbani all’imprenditore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone. Tutte le interviste dei quotidiani ai protagonisti della politica e della finanza che insieme a Silvio Berlusconi hanno scritto gli ultimi 30 anni della storia italiana.  

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Prodi: “Entrambi eravamo convinti europeisti

Lo storico rivale di Berlusconi, Romano Prodi, riflette “soprattutto sugli obiettivi comuni più che sulle nostre divisioni”. Per questo, ragionando con Il Messaggero, gli “viene alla mente, con naturalezza, il tema dell’ europeismo. È il valore ideale e pragmatico dell’ europeismo che ha tenuto l’Italia unita nei momenti più difficili. Entrambi abbiamo avuto la chiara idea che il futuro dell’Italia passa attraverso l’Europa”. Nonostante le differenti vedute, “Berlusconi si rendeva conto che qualsiasi cedimento sull’europeismo avrebbe impedito il progresso che il nostro Paese aveva compiuto”, sostiene l’ex premier. Le loro concezioni di Paese erano però opposte “su tanti aspetti fondamentali”.

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Le nostre ricette divergevano profondamente”, ma “siamo stati rivali, non nemici”, precisa Prodi. “Le nostre diversità non hanno impedito una relazione più civile e più corretta di quanto non accada tra i protagonisti della politica di oggi”, aggiunge. Il loro contrasto “non era di tipo personale ma politico” e “ha costruito il bipolarismo e se il nostro Paese avesse dato continuità al bipolarismo – sostiene Prodi -, l’Italia si troverebbe in condizioni migliori”. “Berlusconi è stato davvero il primo che ha usato i media e il video in maniera scientificamente capillare”, afferma il fondatore dell’Ulivo. “Quando poi le circostanze mi hanno spinto alla contesa elettorale, ho pensato però che Davide poteva vincere contro Golia”.

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Monti: “Gli subentrai e fu rispettoso”

“Con lui ho avuto convergenze e dissensi, ma sempre in un rapporto di stima e lealta’”. Cosi’ l’ex premier e senatore a vita Mario Monti rende omaggio a Silvio Berlusconi in una intervista al “Corriere della Sera” e aggiunge: “Verso di lui ho due debiti di riconoscenza, uno personale e uno istituzionale. Perche’ appena diventato capo del governo nel 1994, mi volle commissario europeo e perche’ con l’appoggio parlamentare del suo partito, con Pd e Terzo polo in una vera unita’ nazionale, permise all’Italia e all’Europa di superare, con misure anche impopolari, la grave crisi finanziaria esplosa nel 2011”. Ha piu’ di un ricordo personale: “Sono tantissimi e molti sono molto umoristici. Nel luglio 2004 quando il secondo governo Berlusconi ruppe con Tremonti, lui e Gianni Letta mi chiamarono un venerdi’ sera, per andare la domenica sera a cena a Macherio, con le consorti. Gli dissi che ero onorato dalla proposta e che avrei anche potuto accettare, ma solo se lui avesse rinunciato alle promesse, solennemente fatte a Porta a Porta, di ridurre le tasse, perche’ in quel momento la situazione non lo consentiva”.

“Questo – ricorda – avveniva su un cart, mentre il presidente mi mostrava il suo parco. Rientrati nella villa, dove le nostre mogli ci aspettavano per la cena, Berlusconi annuncio’: ‘Il prof Monti ha ragione, mi ha persuaso che non posso prenderlo come ministro dell’Economia’”. E il passaggio della campanella a Palazzo Chigi: “A dispetto delle varie tesi sul golpe fu visibilmente cordiale, molto cordiale. Prima eravamo nel suo studio con Gianni Letta e Antonio Catricala’, poi ci siamo ritirati lui e io. Era il momento in cui si parla di segreti di Stato, fra premier uscente ed entrante. Lui mi regalo’ una scatola di cravatte, e fu prodigo di consigli sul personale di Chigi, sull’uso delle sale”. Un commento infine sulla sua eredita’ politica: “Penso che questa scomparsa fara’ il gioco della Meloni e la portera’ ad avvicinarsi al Ppe”, ha concluso Monti.

Renzi: “Ha scelto di non avere eredi”

“Berlusconi ha scelto consapevolmente di non avere un erede. Non ha mai considerato l’ipotesi di una successione a sé stesso”. Il presidente di Italia viva Matteo Renzi respinge così l’ipotesi di essere lui il ‘royal baby’ del fondatore di Forza Italia. “Aveva ragione – spiega in un’intervista a La Repubblica -, una personalità come la sua, eccezionale nel senso letterale del termine, non può essere sostituita”. Renzi assicura di non puntare all’elettorato azzurro: “E comunque sarebbe irrispettoso parlarne ora”, aggiunge.

Ma “è chiaro che Meloni ha uno spazio più grande al centro da conquistare e mi stupirei se non provasse a occuparlo”. Il Cavaliere lo voleva nel suo partito, “questo è vero”. “Siamo stati avversari ma non l’ho mai odiato e ne sono orgoglioso”, afferma Renzi. Berlusconi “era molto di più di uno spazio politico”, aggiunge il fondatore di Italia viva con Il Foglio. E dunque “anche il consenso che ha saputo catalizzare intorno alla sua figura va oltre un’agenda politica, e resterà imprendibile”. “L’aver saputo ricorrere alla fantasia è stata la cifra più memorabile del Cav”, secondo Renzi, il quale crede però “che il suo vero limite sia stato in ciò che non ha fatto, nella rivoluzione liberale rimasta un po’ una promessa sfuggente”.

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Tremonti: “Ha cambiato l’Italia in profondità”

“Non tutti hanno la consapevolezza di quanto Silvio Berlusconi abbia cambiato l’Italia in profondità”. Ne è convinto Giulio Tremonti, presidente della commissione Esteri della Camera per Fratelli d’Italia, ex ministro azzurro. Intervistato dal Corriere della sera, spiega che il Cavaliere ha cambiato il Paese a partire dalla tv “commerciale”. “Fino alle televisioni di Berlusconi, gli italiani compravano quello che vedevano nelle vetrine dei negozi. Altra possibilità non c’era. Con le televisioni commerciali, le merci, i beni hanno cominciato a vederli sullo schermo”. Questo, prosegue l’economista, “ha cambiato tutto davvero. Dato l’impatto che la televisione aveva sul pubblico, per la media industria è stato un impulso formidabile”. Dunque, secondo Tremonti, “da questo punto di vista, ha cambiato l’Italia. Non è soltanto il fatto di aver creato un grande gruppo, ma è l’aver dato un contributo decisivo a tutta l’economia italiana”. Berlusconi non lascia successori. “È un po’ nella natura delle figure superiori – spiega l’ex azzurro -. Era nella sua natura il non pensare a successori. C’è una contraddizione tra le figure superiori e l’idea di successione”.

Bersani: “Affascinava il popolo con l’empatia”

Silvio Berlusconi aveva un grande dono, “l’empatia”. A riconoscerglielo è Pier Luigi Bersani che sfidò lo scomparso fondatore di Forza Italia alle elezioni politiche del 2013. “Insieme agli interessi che lui certamente rappresentava c’è un elemento di mistero, che si chiama empatia e che riguarda molto il rapporto con gli strati popolari”, spiega in un’intervista al Corriere della sera. Secondo Bersani, quella del Cavaliere era “una personalità non riproducibile, il cui principale tratto era il vitalismo inesausto”. “Era uno che si faceva i suoi affari – aggiunge -, ma trasmettendo una generosità che affascinava”.

Che Berlusconi “sia stato sul piano storico e politico una persona di rilievo nella storia della Repubblica – aggiunge Bersani – è indiscutibile”. L’ex premier “ha dato per una ventina di anni l’imprinting di un elemento che in parte c’è ancora”, ovvero, “la personalizzazione della politica, che per vincere diventa critica della politica e poi antipolitica e questo è un Made in Italy che deriva da Berlusconi. Voleva essere la soluzione di un problema, è diventato un guaio”. Sull’eredità politica di Berlusconi, Bersani sostiene che “la sua ventennale leadership del centrodestra non lascia una eredità liberale, lascia una destra-destra”. La sua eredità la giudica negativamente, “nel senso che Berlusconi non ci lascia una cultura propriamente liberale. Il grande partito conservatore non s’è fatto”.

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Casini: “La sua eredità è già di Giorgia Meloni”

“Nel bene e nel male, è stato un grande innovatore. Il lascito dei partiti personali non è un fatto positivo. Ma ha unificato la destra e la sinistra”. Così Pier Ferdinando Casini ricorda Silvio Berlusconi in un’intervista a La Stampa. Tra i due vi fu rottura nel 2008. “Gli dissi cose dure: i nostri valori non sono in vendita, devi imparare che in Italia non si compra tutto”, rivela il senatore. Sul futuro del centrodestra, “le eredità politiche non esistono – dice Casini -, esiste chi se le prende, il problema è già stato risolto per incorporazione alle elezioni del settembre 2022”.

Non sa però che fine farà Forza Italia, “non mi sembra un problema rilevante”. Al Qn, Casini precisa ulteriormente che “l’eredità politica di Berlusconi se l’è già presa Giorgia Meloni alle elezioni politiche di settembre”. E l’alleanza è già cambiata. “Quando Berlusconi è sceso in campo – fa notare Casini – c’era il centrodestra, oggi al governo c’è la destra”. E con la perdita del leader, “Forza Italia avrà un travaglio come tutti i partiti nelle sue condizioni. È chiaro che ci saranno squali e squaletti”, prefigura il senatore. Per l’ex alleato, il più grande errore di Berlusconi è stato il “non essere riuscito a svincolarsi dal tema della giustizia e del conflitto d’interessi, che in alcune occasioni hanno paralizzato l’azione di governo”. Il Cavaliere ha rappresentato “una grande alibi”, prosegue Casini con Il Messaggero. “Per il centrodestra, per rinviare quell’assunzione di responsabilità che andava presa da anni”. Mentre il centrosinistra “ha costruito coalizioni non sulle idee da portare avanti per il Paese, ma sull’antiberlusconismo”. Quanto alla possibilità che centristi come Renzi raccolgano l’eredità di Berlusconi, Casini dice: “Che ci siano protagonisti che pensino di farlo è plausibile, che poi ci riescano non è semplice”.

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Occhetto: “Meloni sua unica erede”

“Per me Berlusconi è stato un avversario politico, che ho sempre trattato con rispetto, anche durante il famoso braccio di ferro in tv del ’94”. Lo dice in una intervista a Repubblica Achille Occhetto, ex segretario del Pds. “La sua grande innovazione, che per me non è un merito, è aver confuso libertà con arbitrio, gettando nell’animo degli italiani lo spregio per le regole e per le tasse, con la sua famosa frase dello Stato che mette le mani nelle tasche dei cittadini, da cui ora nasce la reinvenzione del ‘pizzo di Stato’ – sottolinea – Negli anni ha messo in ombra i pochi liberali di grande prestigio che l’avevano seguito, come Martino, e ha impiantato nel centro i germi della destra. Ha fatto l’apprendista stregone, lasciando come unica eredità Giorgia Meloni e molti miliardi ai figli, con l’aiuto dell’odiato Stato “La sinistra ha rinunciato fin dall’inizio a un’analisi alta, sistemica. Pensiamo al ridicolo: avere usato una mia frase scherzosa, la gioiosa macchina da guerra, per dire che aveva spaventato gli italiani, come unica analisi del risultato elettorale, invece di concentrarsi sul conflitto d’interessi. Si è aperta la strada degli inciuci. Berlusconi è stato più volte graziato dalla sinistra”, afferma.

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Aznar: “Gli sconsigliai la politica ma era un leader di talento”

Jose’ Maria Aznar provo’ a dissuadere Silvio Berlusconi dall’entrare in politica ma la risposta fu: “Io ho sempre avuto successo. In tutto quel che ho fatto”. E’ lo stesso ex premier spagnolo a raccontarlo in un’intervista al Corriere della Sera. “Era il 1993, l’anno precedente la sua prima candidatura, nessuno immaginava un passo del genere”, ha rievocato, “non ci eravamo mai visti e chiese di incontrarmi. Lo ricevetti e lui mi disse subito: ‘Voglio fare politica’. Ero perplesso, cercai di capirne le ragioni e, in sostanza, di scoraggiarlo. ‘Chi te lo fa fare? Prendere voti non e’ come fare affari’. E’ evidente che non riuscii a convincerlo. Berlusconi non fu mai un politico convenzionale, come me, come tutti quelli che fanno politica da quando hanno 16 o 25 anni, perche’ sa cosa mi rispose Berlusconi prima di andarsene? ‘Io ho sempre avuto successo. In tutto quel che ho fatto’”. “Aveva visto che il sistema politico italiano era entrato in crisi dopo Mani Pulite e il crollo dei partiti tradizionali democristiani, socialisti e comunisti”, ha spiegato Aznar, “il suo colpo di genio fu capire di poter aiutare a superare la crisi. La cosa ancora piu’ straordinaria e’ che ci e’ riuscito. Lo ricordero’ sempre come una delle poche persone capaci di leggere il momento storico, avere la volonta’ di intervenire e farlo”.

Cacciari: “Re dell’etere ma statista fallimentare”

“Berlusconi è stato assolto nel 99% dei molti processi a cui è stato sottoposto e ho sempre considerato suicida la scelta della sinistra di attaccarlo sul fronte giudiziario anziché su quello politico. Detto questo, se fosse dipeso da me, il lutto nazionale non lo avrei proposto”. Lo dice in una intervista a La Stampa il filosofo Massimo Cacciari.”Sarebbe molto difficile” non promuovere l’imprenditore Berlusconi: “Ha inventato la tv privata e ha capito come nessun altro il potenziale della comunicazione. Capacità e senso dell’innovazione sono state quelle di un grande imprenditore”.Il capo politico “ha segnato un’epoca”. “Ognuno può dare il giudizio che crede. Ma Forza Italia ha rivoluzionato il modo di concepire la politica. Un’innovazione che ha finito per diventare egemone”, aggiunge.

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Urbani: “E’ stato tradito dal suo solipsismo”

Il fondatore di Forza Italia “ha avuto giuste intuizioni, ma è stato tradito dal suo solipsismo”. Questa l’analisi tracciata dal co-fondatore del partito Giuliano Urbani. “Mi colpì subito il fatto che, almeno a parole, voleva fare un partito liberale di massa”, ricorda in un’intervista a La Repubblica l’ex ministro azzurro parlando di Silvio Berlusconi. “Promettemmo una serie di novità legislative e funzionali. Gli italiani ci seguirono”. “Solo che il progetto fu subito annacquato, condizionato dalle esigenze degli alleati: Bossi voleva la secessione, Fini era a quei tempi l’espressione di una Destra post-fascista”, precisa Urbani. Il suo giudizio su quel che è diventato il partito è “negativo”. “FI non è mai stata un partito e solo in parte un movimento politico, è stata poco più di un comitato elettorale”. Secondo Urbani, “l’errore strategico è stato quello di non creare un partito contendibile, in democrazia non ha senso. E di non lavorare mai per una successione all’altezza”. “Ha spesso preferito maggiordomi a collaboratori in grado di succedergli”, aggiunge. Un futuro per Forza Italia? “Francamente non ne vedo”, ammette l’ex forzista. “Gli elettori di Forza Italia sono già con Giorgia Meloni, abile nel porsi come leader moderata. Oggi è l’unica alternativa al centrosinistra che non ha una guida aggregante”.

Caltagirone: “Ammiravo il suo coraggio, rimarrà nei libri di storia”

“Me lo ricordo pieno di fantasia e di carica innovativa. Ciò che ho sempre ammirato in lui è il coraggio. Un uomo arrivato, che mette in discussione se stesso e il suo patrimonio per una nuova avventura considerata allora con scarse probabilità di successo”. Così Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore e editore del ‘Messaggero’, in un ricordo di Silvio Berlusconi pubblicato sul quotidiano.”Un coraggio che poi ha continuato ad avere quando, attaccato da molte parti, ha saputo resistere al suo posto senza farsi intimidire. Rimarrà nei libri di storia: pochi di quelli che lo hanno attaccato ci rimarranno”, ha aggiunto nel suo ricordo Caltagirone.

Cofferati: “Ha sempre rispettato il sindacato”

“Tra noi c’è stato un rapporto non facile, ma ha sempre rispettato il ruolo del sindacato”. Così l’ex segretario generale della Cgil Sergio Cofferati a La Stampa ricordando Silvio Berlusconi. Al suo secondo mandato, l’ex premier provò a cambiare lo Statuto dei lavoratori. “C’era una forte pressione di Confindustria per abolire l’articolo 18 e cancellare la cultura dei diritti. Berlusconi subiva questa pressione”, ricorda l’ex leader sindacale. “Con noi non aveva un atteggiamento pregiudizialmente ostile, la contrapposizione è sempre stata sui temi, con posizioni molto lontane e giudizi duri da entrambe le parti. Ma i rapporti non sono mai degenerati”, precisa Cofferati. Sull’Articolo 18 “li abbiamo costretti a fermarsi, dopo un confronto duro, che finì con la rottura”. Su un episodio è molto critico.

“Fu un episodio grave, il tentativo dell’allora premier e di altri esponenti di governo di avallare l’idea che le risposte della Cgil alle loro scelte sbagliate avessero stimolato le azioni dei terroristi. Un modo per delegittimare la manifestazione del Circo massimo, già convocata pochi giorni dopo l’omicidio di Marco Biagi”. Tra gli altri errori di Berlusconi, Cofferati segnala “una mancanza”. “Pur trovandosi nelle condizioni di provarci, non ha fatto nulla per proiettare il Paese in Europa”. Non ha cioè indicato politiche “per consentire all’Italia e all’Europa di competere a livello globale”. Un approccio “molto nazionalista – sostiene l’ex sindacalista -, concentrato su quello che doveva fare in Italia”.