Boom dell’AfD in Sassonia, Elena Donazzan (FdI): “Basta gridare al pericolo nazista. Il voto tedesco è un allarme per l’Europa”
Il 43,8% raccolto dall’AfD in Sassonia-Anhalt ha acceso l’ennesimo allarme sulla tenuta democratica in Europa. Ma per Elena Donazzan, eurodeputata di Fratelli d’Italia, leggere quel voto solo come un pericolo ideologico è un errore. Parlando ad Affaritaliani, l’esponente meloniana sposta l’attenzione sui temi che, a suo avviso, hanno davvero mosso le urne tedesche: immigrazione non controllata, sicurezza, deindustrializzazione.
Un disagio sociale, spiega, che attraversa l’Europa senza distinzioni di destra o sinistra, e che pesa in modo diverso a seconda della geografia: chi vive sul fianco Est del continente teme soprattutto la Russia, chi sta a Sud guarda con più preoccupazione al Mediterraneo. Ecco che cosa ci ha detto.
Salvini si è congratulato apertamente con Weidel, Tajani ha parlato di “pessima notizia”: come commenta questa spaccatura tra i due vicepremier?
Il vero tema non è quale posizione abbiano i due Vicepremier, ma quale voto sia emerso dal suffragio popolare in una zona particolare, anche se non particolarmente rilevante, della Germania. C’è una generale disaffezione alla coesione europea su alcuni temi e quindi ne deriva un voto di rottura. Non è un giudizio di merito. I temi sono quelli che preoccupano la popolazione europea: l’immigrazione non controllata, la sicurezza in generale, la deindustrializzazione e i problemi sociali connessi all’economia. Su questo l’Europa, se ha fatto delle supposizioni sbagliate, deve poterle correggere. Altrimenti lo farà il popolo.
Negli ultimi giorni Salvini e Tajani hanno avuto posizioni divergenti anche sulla tassa sugli extraprofitti. C’è un problema più ampio di sintonia tra Lega e Forza Italia
Entrambi i partiti stanno soffrendo di un rapporto con il proprio elettorato e cercano di richiamarsi alle loro posizioni tradizionali. Altrimenti non sarebbero due partiti diversi. La capacità, poi, è quella di stare dentro una coalizione di governo e sapere che questo è il valore per l’Italia. La stabilità è un valore che non si era mai avuto, anzi dobbiamo ricordare la criticità rappresentata dai governi “balneari”, dai governi che duravano poco o dai ministri che continuavano a cambiare. Questa stabilità è un valore ed è stata costruita da partiti e anime con sfumature diverse. Ognuno continua a parlare al proprio elettorato, anche per recuperarlo, poi si deve sapere che si deve trovare una condizione di coalizione e mantenerla. È possibile che a sinistra facciano stare insieme il diavolo e l’acqua santa e a destra no?
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Al di là dei numeri elettorali, quali sono secondo lei i temi specifici dell’agenda AfD – immigrazione, “remigrazione”, uscita dall’euro, rapporti con Putin – che più preoccupano, e quali invece pensa siano letture eccessivamente allarmistiche?
Si è sempre demonizzata la destra, si è creato il fantasma del pericolo nazista, anche con le accuse reciproche tra Russia e Ucraina. Sembra che tutti siano nazisti. Io trovo tutto questo fuori dal tempo. Ci sono problemi che riguardano la contemporaneità e la società di oggi: la preoccupazione per un’immigrazione non controllata e la sicurezza sono fattori che non sono né di destra né di sinistra.
Riguardano il popolo e riguardano i territori, più o meno esposti ai confini. Anche nel dibattito europeo, anche in Commissione Difesa, chi vive sul fianco est dell’Europa sente maggiormente la preoccupazione della pressione russa, mentre per noi che viviamo nel Sud dell’Europa è più percepito un pericolo potenzialmente proveniente dal Mediterraneo. Analisi serie, senza slogan, non portano alla paura: portano risposte.
C’è chi dice che il successo di partiti come l’AfD nasce dal vuoto lasciato dai partiti tradizionali su temi sociali, più che da un’adesione ideologica all’estremismo. È una lettura che condivide?
Completamente. Non si tratta di nulla di ideologico, ma di problemi profondamente sociali, direi popolari. Con una vera e propria rivoluzione copernicana, oggi l’elettorato di sinistra è radical chic, alto-spendente, abitante nelle città, mentre l’elettorato che sta a destra, conservatore e tradizionale, proviene dall’espressione sociale più profondamente popolare, dai lavoratori che vedono l’incertezza del proprio futuro. L’operaio oggi vota a destra e non è una questione di titolo di studio.
Guardando all’Italia: pensa che ci siano le condizioni perché un fenomeno simile a quello dell’AfD si sviluppi anche da noi, magari proprio nell’orbita di Vannacci?
Ma che spauracchio è questo Vannacci? Più animiamo il personaggio, più lo diventa. È un militare che è stato eletto nelle fila della Lega e ha deciso di lasciare il partito in cui è stato eletto per una nuova avventura, che peraltro si sta sviluppando in larga parte d’Europa. È un fenomeno del tutto normale. Io credo che la coalizione di centrodestra debba essere più capace di far comprendere i risultati con un approccio di “governo”.
Gli italiani vogliono serenità, sicurezza, proiezione di sé nella terra più bella del mondo, abituati a stare bene. Non esiste più un voto ideologico né di appartenenza. L’hanno dimostrato le tante elezioni, con picchi di successo e poi crolli. Io credo invece che questa possa essere una storia diversa, con un governo stabile, un partito di maggioranza relativa molto consapevole del ruolo di governo che deve rappresentare.
Uno dei punti che più distingue FdI dall’AfD è l’atteggiamento verso la Russia: l’AfD ha posizioni molto più aperte al dialogo con Mosca, se non apertamente filo-russe. Cosa ne pensa di questa differenza tra FdI e AfD sulla Russia?
Le posizioni di Fratelli d’Italia sono coerenti con l’essere forza di governo, dentro la NATO, con una tradizione di relazioni internazionali e un ruolo di crocevia degli equilibri. Fratelli d’Italia ha sempre e con chiarezza dichiarato che si è trattato di un’aggressione della Russia contro l’Ucraina e sta tenendo una posizione pragmatica dentro l’Europa, contro coloro che vorrebbero in maniera sguaiata alimentare il conflitto, mentre noi vogliamo che questo termini. Sul fatto che la Russia eserciti una capacità di ingerenza tipica di uno Stato bellicoso, questo ci deve porre nelle condizioni di essere in grado di difendere noi stessi e la nostra sovranità.


