La storica leader radicale resta stabile ma in condizioni delicate. Oggi è previsto il trasferimento dal Santo Spirito a una struttura privata. Per lei libertà ha sempre significato anche responsabilità
Emma Bonino è viva, lucida e ancora una volta alle prese con un corpo che presenta il conto. Dopo il ricovero in codice rosso al Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria e il passaggio in terapia intensiva a scopo precauzionale, il quadro è stabile ma delicato. Secondo l’ultimo bollettino diffuso da +Europa, oggi è previsto il trasferimento in una struttura privata, deciso dopo il consulto tra il medico curante Claudio Santini e l’équipe dell’ospedale.
La libertà, quella senza alibi
La notizia sanitaria racconta però soltanto metà della storia. L’altra sta in un principio che Bonino ha incarnato per mezzo secolo: essere liberi significa scegliere, ma anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Sul corpo, sulla maternità, sul fine vita, sull’Europa, sui diritti civili.
È forse il tratto meno celebrato della sua biografia politica: non soltanto la battaglia per i diritti, ma il peso che quei diritti comportano. Pannella era spesso l’urlo; Bonino la disciplina dell’urlo, la tenacia capace di trasformare una provocazione in una campagna.
Un corpo fragile, una voce presente
Il tumore al polmone diagnosticato nel 2015 è stato successivamente superato, ma negli ultimi anni non sono mancati altri ricoveri e problemi respiratori. Anche stavolta i medici invitano alla prudenza.
Per questo sarebbe sbagliato trasformarla già in una commemorazione. Bonino non è un santino e, soprattutto, non è un epitaffio. È ancora qui. E lascia sul tavolo la domanda più scomoda: quanta libertà siamo davvero disposti ad assumerci, quando quella libertà comporta anche responsabilità?


