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Politica
"Fisco, riforma entro fine legislatura. Ecco come cambierà"

Partiamo dal Recovery che alla fine è stato inviato a Bruxelles nei tempi prestabiliti. Un passo importante. "Di più, un passo epocale. Ed è solo il primo di una serie di passi che cambieranno il volto dell’Italia. La sfida è duplice: traghettare il Paese fuori dalla crisi sanitaria, economica e sociale e trasformarlo in un Paese moderno, digitale, green e senza differenze di genere, tra generazione o tra territori. Il Recovery Plan, che deriva dal programma Next Generation Eu, prevede investimenti ed interventi per complessivi di 248 miliardi di euro. In particolare 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza. Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato dal Parlamento a metà aprile congiuntamente all'approvazione del Def 2021 (Documento di Economia e Finanza). Verranno inoltre stanziati, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche. Al totale si aggiungono infine i 13 miliardi del Fondo React EU. Un”occasione unica per il nostro Paese che non va sprecata!".

Qual è stato e quale sarà il ruolo del parlamento?
"Il Parlamento ha avuto un ruolo di indirizzo nella fase di scrittura del Piano. Da agosto 2020 le commissioni Bilancio e Affari europei sono state impegnate in cicli di audizioni con i rappresentanti dei mondi economici, sociale, dell’istruzione e della ricerca prima e a seguire nella stesura di ben due Relazioni, l’ultima delle quali votata il 31.3.2021. Relazioni che hanno impresso le priorità rispetto agli interventi ed agli investimenti da includere nel Piano. Rispettando i termini, il Recovery Plan è stato inviato a Bruxelles e con questo atto formale il ruolo del Parlamento muterà,trasformandosi in ruolo di monitoraggio rispetto all’attuazione del Piano e naturalmente legislativo. Sappiamo infatti che investimenti e interventi poggiano su Riforme che dovranno essere varate dal Parlamento. Riforme orizzontali come quella della Pubblica amministrazione e della Giustizia, abilitanti come semplificazione e concorrenza passando da quelle di accompagnamento, mercato del lavoro (politiche attive e ammortizzatore sociale unico) e fisco".

La Riforma fiscale sembra essere quella più complessa. Quali a suo avviso le priorità?
"L’obiettivo ambizioso è quello di una riforma complessiva del fisco, che porti ad un unico Codice tributario, superando così la frammentazione normativa e la complessità che tra le altre ha costituito, un freno per gli investimenti, anche dall’estero. Si vuole disegnare un sistema fiscale più semplice ed equo che incentivi la tax compliance. In quest’ambito si colloca anche la riforma della tassazione sulle persone fisiche che razionalizzi la struttura del prelievo e riduca gradualmente il carico fiscale. Un fisco che sostenga la partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani, così da mettere al servizio della crescita economica tutte le energie ed i migliori talenti e che in attuazione della legge delega Family Act sostenga natalità e famiglie. La priorità storica resta la lotta all’evasione fiscale, che il Recovery Plan potenzia con investimenti tecnologici nell’interscambio di informazioni tra sistemi differenti e nella gestione dei flussi fra i sistemi informativi. I focus sono sia ’efficientemento dei sistemi di riscossione per quanto riguarda l’emerso che i paradisi fiscali con riferimento al non emerso. Le priorità più innovative sono finalmente quelle di un fisco orientato alla crescita, che favorisca investimenti e che renda più competitivo il lavoro".

Perché, oggi più che mai, è importante metterci mano?
"Dopo la grande riforma organica del diritto tributario italiano dei primi anni ’70 e dopo quella importante del periodo 1996-2000, si sono susseguiti una pluralità di interventi che stratificandosi senza sistematicità, ne hanno trasformato l’impianto originario rendendolo poco coerente. I problemi più evidenti a mio avviso sono tre: uno sbilanciato rapporto tra strumenti dell’amministrazione fiscale e dei contribuenti che penalizza i contribuenti virtuosi, una debole equità sia orizzontale che verticale che scardina i capisaldi costituzionali di progressività e di partecipazione alle spese dello stato in ragione della capacità contributiva ed infine una giustizia tributaria lenta, poco specializzata e manchevole di terzietà. Inoltre il fisco deve cambiare come cambia il mercato, ed oggi il mercato è mondiale e digitale. L’Italia gioca una partita strategica in ambito europeo ed OCSE nello scrivere regole condivise per la tassazione delle multinazionali e dei servizi digitali".

Alla luce di tutto questo quali pensa possano essere i tempi per la sua realizzazione?
"Quello di una riforma fiscale complessiva è un lavoro corposo che richiede enormi competenze sia sul lato della conoscenza del sistema tributario nazionale che internazionale. Per questo condivido il piano di lavoro proposto dal Presidente Draghi e che ha raccolto il voto di fiducia del Parlamento. Un lavoro che partendo da una analisi operata da esperti che raccolgano le indagini attuate dalle Commissioni finanze, che passi dall’approvazione di un disegno di legge delega e che attuai le deleghe attraverso i decreti legislativi. Il primo capitolo del Family act, l’assegno unico che impone il riordino di alcune tax expenditures, verrà attuato a decorrere dal 1 luglio 2021 mentre per la legge delega che prevede il riordino complessivo del diritto tributario attenderemo la fine del 2021 per essere attuata entro il 2023. Ritengo che rinviare i tempi di realizzazione della riforma fiscale oltre la presente XVIII legislatura equivalga a rinunciare che essa possa essere a supporto del Recovery Plan".

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