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Politica
Flavia Perina attacca Giorgia Meloni. La premier non è Calimero, ma Kill Bill

La Perina ha titolato il suo articolo-critica su La Stampa: "La rivincita della destra che si sente Calimero"

Flavia Perina ieri su La Stampa ha attaccato Giorgia Meloni e la destra perché – a suo dire - sarebbero afflitti da un complesso, quello dell’"underdog", termine che ha citato riferito a sé stessa la premier nel suo discorso inaugurale in Parlamento.

La Perina ha titolato: "La rivincita della destra che si sente Calimero" e sottotitolo: "Nei comizi e nei discorsi della destra c’è sempre l’evocazione di un mondo ostracizzato e minoritario. Anche ieri a Roma Giorgia Meloni ha ricordato la lunga marcia per arrivare fino a qui. La rivincita degli esclusi".

Intanto bisogna ricordare, per chi non lo sapesse, che Flavia Perina è stata una dirigente del Movimento Sociale Italiano e che lo erano molti nella sua famiglia. Finì la sua carriera politica seguendo Fini nella sua fuoriuscita dal Pdl in Futuro e Libertà per l’Italia dopo il famoso "Che fai,mi cacci?".

Proviene quindi da una profonda cultura di destra. Organizzatrice di Campi Hobbit e fondatrice del mensile protofemminista Éowyn, dal nome di una principessa de Il Signore degli Anelli di Tolkien. Ne ho parlato in una intervista a Isabella Rauti

La Perina è una intellettuale e non solo una giornalista professionista. Una volta vicina alle posizioni del professore ideologo di destra Marco Tarchi, nel suo divenire politico si è sempre più allontanata dalla destra per giungere sulla riva opposta, tanto che nel 2014 la ritroviamo addirittura candidata dei Verdi per le politiche.

Il fatto che scriva ora per La Stampa diretta da Massimo Giannini completa il quadro della trasformazione. Questa premessa di tipo biografico non è leziosa ma è indispensabile per mettere bene a fuoco ilsuo articolo – critica su La Stampa, che ha comunque avuto il merito di smuovere le acque.

La Perina è stata donna di destra in senso forte, come del resto lo è stata e lo è tuttora Giorgia Meloni. Essere stati in quell’area non solo con la presenza fisica, materiale e terragna ma anche e soprattutto con lo spirito, è una caratterizzazione molto forte, diremmo quasi una segnatura a fuoco che indubbiamente può dare l’idea di far parte di una compagnia (torna Tolkien), di una falange, di un gruppo, di una élite.

Occuparsi di un filosofo e pittore (dadaista) come Julius Evola, oppure leggere Céline, D’Annunzio, Cioran, Berto, Eliade, è indubbiamente un tratto caratteristico. Frequentare biblioteche "maledette", leggere testi controcorrente, amare i poeti decadenti, parlare appunto di "spirito" in una società materialistica, ha un significato agglutinante.

È non è un caso che l’immagine su WhatsApp di Giorgia Meloni sia quella dell’eroina bionda con in mano una spada, tratta dal film Kill Bill di Tarantino. Significa qualcosa di non decifrabile per i non iniziati. Fa riferimento ad archetipi, a particolari inclinazioni dei raggi al tramonto, significa provare particolari sensazioni nei boschi e nelle foreste o commuoversi per Massimo Decimo Meridio contro l’imperatore Commodo o tifare lo spartano Leonida contro Serse.

Detto tutto questo pare ingeneroso il trattamento che la Perina ha riservato agli ex amici, stavo per scrivere camerati, ma non so se si può. La sua pare più il lamento di chi ha sbagliato strada che un’analisi rigorosa e serena di quello che è accaduto in tutti questi anni nella destra.

La compagnia era in marcia verso il Monte Fato, mettiamola così, e qualcuno invece di proseguire se ne è andato. Capita. Succede. La Perina, ad un certo punto del suo cammino umano e politico, ha scelto altro, anzi l’opposto. E poi si può usare tutta l’ambiguità e la sapienza linguistica che si vuole nel negare l’appartenenza politica, diciamo pure la volgare tessera di partito, ma il succo è quello e cioè si è trattato di un abbandono perpetrato una decina di anni fa.

La Perina nel suo articolo su La Stampa sta parlando ovviamente della destra destra non di Berlusconi e Forza Italia, che è il centro liberale della coalizione. Berlusconi infatti ha governato, eccome. Perina parla dell’MSI, chiamiamolo con il suo nome che ora comunque lo si voglia chiamare e qualunque trasformazione alchemica abbia subito, è sempre il partito di Giorgio Almirante nel bene e nel male.

Dunque la critica della giornalista de La Stampa pare più un suo racconto autobiografico che non può avere un valore universale. Quella è stata ed è la “sua” personale interpretazione dei fatti, il suo “sentire”.

La cartina di tornasole è proprio in quel titolo sferzante: "La rivincita della destra che si sente Calimero". Se avesse scritto “la rivincita della destra che si sentiva Calimero” allora avrebbe raggiunto la pienezza non solo sintattica della sua onestà intellettuale. Perché questo Giorgia Meloni ha detto quel giorno storico alla Camera. "Mi sentivo una underdog" ma – tutto si gioca su quel tempo imperfetto “mi sentivo” non mi “sento”, come invece cerca di far passare orala Perina. La destra, la Meloni, ma anche la Russa, Storace e tutti i colonnelli non sembra proprio che sisentano “Calimeri”, anzi. Non è che invece è la Perina a sentirsi “Calimera” e che ora si ritrova apolide sia della destra che della sinistra?

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