“Il Pd si tenga pronto per le elezioni politiche”. “La Lega ha superato ampiamente il limite”. Sono le roboanti dichiarazioni di Francesco Boccia e di Enrico Letta. E subito sono scattati gli scenari e i rumor che i Dem, stanchi della convivenza difficilissima con la Lega e con Matteo Salvini al governo, si stiano preparando alla crisi e alle elezioni anticipate dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E’ davvero così? No, per niente. Parlando con fonti ai massimi livelli del Carroccio e di Forza Italia, dopo la lettura delle dichiarazioni di Boccia e Letta la reazione è quella di una grande e grossa risata.
“Sì come no, ma per favore. La loro unica preoccupazione (dei parlamentari del Pd, ndr) è quella di chiudere un accordo per andare avanti anche nel caso in cui Draghi andasse al Quirinale”, spiegano dal partito di Salvini. “Sono terrorizzati dall’ipotesi di tornare alle urne in primavera, nonostante la nostra probabile sconfitta alle Amministrative”. E’ evidente, come ha scritto Affaritaliani.it, che nella Lega convivano due anime e che la ricerca della sintesi non sia sempre facile. Oggi il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, schierandosi con Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e il ministro Giancarlo Giorgetti, ha parlato del Green Pass come di uno “strumento di libertà”.
Ma nel Carroccio ci sono anche le posizioni molto simili a quelle di Fratelli d’Italia di Claudio Borghi, Armando Siri e altri. La quasi certa sconfitta alle Comunali del 3-4 ottobre dovrebbe far prevalere nella Lega la linea dei governisti e quindi niente elezioni anticipate nel 2022 come vorrebbe Giorgia Meloni. Ma tornando al nodo Quirinale, Pd (ma anche M5S) sono alla ricerca di una soluzione, dialogando in modo fitto e continuo in Transatlantico e lontani dai microfoni con i colleghi leghisti e forzisti, per evitare le urne nel caso in cui Draghi diventasse presidente della Repubblica, ipotesi sempre possibile soprattutto se il Capo dello Stato Sergio Mattarella non accettasse il bis anche solo per un paio di anni.
Negli ultimi giorni cresce l’ipotesi – rilanciata sia dai giallo-rossi sia dal cosiddetto Centrodestra di governo – di un esecutivo ponte guidato dall’attuale ministro dell’Economia Daniele Franco, tecnico fedelissimo di Draghi, che guidi l’Italia dall’elezione del presidente della Repubblica (laddove ad andare al Colle fosse davvero SuperMario) fino alle elezioni politiche tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 2023. La compagine governativa resterebbe la stessa, tranne il responsabile del Mef (ovviamente un altro tecnico), e l’asse Draghi-Franco guiderebbe il Paese su due fronti: uscita dalla pandemia e utilizzo dei fondi del Pnrr. Nel frattempo i partiti avrebbero il tempo di preparare la lunga campagna elettorale, di costruire le coalizioni e, forse, di fare qualche ritocco alla legge elettorale. Che difficilmente diventerà interamente proporzionale, anche in caso di cambiamenti, infatti, dovrebbe restare un’impronta maggioritaria.


