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Giorgetti come Draghi. La prudenza sui conti piace all'Ue e a Mattarella
Giancarlo Giorgetti Mario Draghi 

Le conseguenze del "rigore" di Giorgetti sulla Legge di Bilancio 2023


Giancarlo Giorgetti, ministro (per alcuni) più draghiano che leghista dell'Economia, piace a Bruxelles. I feedback che arrivano dalle istituzioni europee - dopo i bilaterali con il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire e l’omologo olandese Sigrid Kaag - sono decisamente positivi.

La "prudenza" sui conti espressa dal vice-segretario della Lega rassicura i partner europei. Il quadro in cui è chiamato a muoversi il governo Meloni non è certamente facile con l'economia appena uscita da più di due anni di pandemia e con la guerra in corso. Non solo, la riforma del Patto Ue, sulla quale l'esecutivo intende trattare e non fare alcuna guerra, rende i margini di manovra stretti, a partire dall'imminente Legge di Bilancio per il prossimo anno.

Sulle pensioni, la Legge Fornero verrà certamente cancellata, ma la soluzione sarà lontana da Quota 100, bandiera del Carroccio di qualche anno fa con il primo governo Conte. I soldi sono pochi e le scelte vanno ben calibrate, quindi il punto chiave sarà la flessibilità, in particolare per le categorie con lavori usuranti (e non per tutti). In corso anche una valutazione su quanto estendere la Flat Tax per le Partite Iva. Sparito il tetto dei 100mila, ora si parla di 85mila, ma si potrebbe scendere ancora.

Sul taglio del cuneo fiscale è "ancora tutto in alto mare", come fanno sapere da Fratelli d'Italia, anche se la riduzione della pressione fiscale potrebbe riguardare soltanto chi ha un reddito inferiore ai 35mila euro lordi annui (con grande delusione per una fetta importante dell'elettorato di Centrodestra). Gran parte delle (scarse) risorse per la manovra 2023, almeno tre quarti, andranno alla riduzione delle bollette e al contrasto al caro-energia, ma anche su questo fronte i dettagli sono tutti da decidere.

C'è poi la riforma del reddito di cittadinanza, che dovrebbe portare un miliardo di risparmi all'anno (leggi qui i dettagli) e la pace fiscale (ancora tutta da costruire). Fatto sta che la linea della "prudenza" e del "realismo" di Giorgetti, ben spiegata nel recente viaggio a Bruxelles, convince e rassicura le istituzioni Ue. Non è chiaro se sia anche la linea di Palazzo Chigi e della premier Giorgia Meloni.

Qualcuno ipotizza un certo nervosismo da parte della presidente del Consiglio, altri parlano di "gioco delle parti". Di sicuro c'è che sul Colle più alto di Roma, attento al rigore e ai rapporti con l'Ue, la linea Giorgetti piace tanto quanto all'Europa. Con la riforma del Patto l'Italia dovrà comunque garantire per i prossimi anni un processo di riduzione del debito e di contenimento del deficit. Con buona pace per le promesse elettorali. E, dettaglio da non sottovalutare, la "prudenza" del Mef rassicura anche i mercati finanziari, e non a caso lo spread dalla nascita del governo Meloni è rimasto sostanzialmente stabile e senza scossoni.

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