Giorgia Meloni starebbe valutando elezioni politiche anticipate già ad aprile 2027, diversi mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Secondo Bloomberg, sul ragionamento pesano il timore di un calo del consenso, la legge di bilancio e la crescita di Futuro Nazionale.
Il calendario del 2027, il nodo della manovra e la pressione di Futuro Nazionale
Giorgia Meloni starebbe valutando la possibilità di portare l’Italia al voto già ad aprile 2027. L’ipotesi, riportata da Bloomberg e rilanciata da Investing.com, anticiperebbe di diversi mesi la scadenza naturale della legislatura, prevista entro la fine del 2027.
La premier, secondo le fonti citate, teme che il consenso del governo possa ridursi ancora se il voto venisse rinviato alla parte finale dell’anno. Un altro elemento riguarda la legge di bilancio: elezioni troppo vicine alla fine del 2027 lascerebbero al nuovo esecutivo poco tempo per approvare la manovra entro la scadenza di fine anno. Meloni avrebbe discusso l’ipotesi, insieme ad altri scenari, con l’ufficio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La scelta finale non dipende solo da Palazzo Chigi: al capo dello Stato spetta il potere di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.
La premier arriva da mesi difficili. Da marzo, dopo la sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia, la pressione politica sul governo è aumentata. La sconfitta referendaria ha portato anche alla rimozione di tre funzionari vicini all’esecutivo. A destra cresce Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che accusa Meloni di essersi spostata su posizioni troppo centriste. In una recente media Agi/YouTrend, la formazione di Vannacci risulta tra i pochi partiti in crescita. Nello stesso rilevamento, la coalizione di centrosinistra viene indicata leggermente avanti rispetto al centrodestra, con il 44,6% contro il 43,8%. Meloni da un lato deve tenere unita la maggioranza, dall’altro deve evitare che una forza più radicale sottragga voti e parlamentari al blocco di centrodestra prima della campagna elettorale.
Sul piano internazionale, la premier è reduce dallo scontro pubblico con Donald Trump dopo il recente vertice del G7. Il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto che Meloni lo avrebbe “supplicato” di farsi fotografare insieme per arginare il calo di popolarità. Meloni ha risposto pubblicando un video in cui ha definito quelle affermazioni “completamente inventate” e ha aggiunto: “né io né l’Italia supplichiamo mai nessuno.” La rottura con Trump può avere un doppio effetto. Complica i rapporti diplomatici con Washington, ma può rafforzare l’immagine di Meloni in Italia se la premier riesce a presentarsi come leader che difende l’interesse nazionale anche davanti alla Casa Bianca.
La guerra in Iran e le tensioni commerciali globali innescate dagli Stati Uniti hanno colpito anche l’economia italiana. Il deficit di bilancio nel 2025 è risultato più alto delle attese e superiore al tetto del 3% previsto dalle regole europee. Il debito pubblico resta sopra il 130% del PIL. Con questi numeri, il governo ha meno margine per nuovi tagli fiscali o aiuti contro il caro energia. Meloni finora ha tenuto i conti in linea con le attese, ma i prossimi mesi potrebbero rendere più difficile conciliare promesse elettorali, vincoli europei e rallentamento della crescita.
In Parlamento è attesa anche la discussione sulla riforma del sistema elettorale. La proposta renderebbe il sistema italiano puramente proporzionale e assegnerebbe un premio di seggi alla coalizione capace di superare il 42% dei voti. Una modifica di questo tipo inciderebbe direttamente sulla strategia delle alleanze. Nel corso dell’estate il governo Meloni è destinato a diventare il più longevo in Italia dalla Seconda guerra mondiale. Palazzo Chigi deve decidere se arrivare alla fine naturale della legislatura o provare a trasformare la tenuta del governo in una nuova richiesta di mandato agli elettori.

