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Politica
Le prodezze dell'Italicum. Oltre il Partito della Nazione


Di Adriana Santacroce


     Ho ascoltato con attenzione l'intervento di D'Attorre al programma Omnibus de La Sette. Ha fatto un'analisi molto puntuale della politica dei governi Monti, Letta e Renzi. Ha detto che tutte le riforme, dalla Fornero a quella della Scuola, sono state inutili per la crescita del Paese. Che lo spread lo ha abbassato Draghi e non Monti. Che il Jobs Act lo ha voluto l'Europa e avrà come unico effetto quello di abbassare i salari. Bene. Parole che ho sentito tante volte dalle Opposizioni, in Parlamento e fuori. E che, davvero, suonano incomprensibili se dette da un esponente del Pd che ha governato e governa questo Paese proprio dai tempi di Monti fino a oggi.
     Le considerazioni da fare sono principalmente due.
La prima. Fare questa analisi, peraltro condivisibile, oggi, solo dopo che l'approvazione dell'Italicum sta definendo la sconfitta delle minoranza dem, fa sorridere. Se, davvero, D'Attorre pensava che le politiche svolte da Monti, poi da Letta e ora da Renzi, fossero etero dirette da Bruxelles, perché non lo ha denunciato prima? Perché non è uscito dal partito? La mia non è un'accusa alla persona. Ma a quella minoranza che è stata maggioranza di Governo dal 2011 a oggi e che, solo ora, denuncia l'inutilità, se non la dannosità, delle scelte fatte. Sa tanto di strumentale, di pavido. Di avvelenato. Per di più senza il coraggio, o l'incoscienza, di chiedere l'uscita dall'euro. Che ci siete stati a fare in tre maggioranze, allora, se tutto quello che facevano era sbagliato? Che fiducia posso avere, io elettore, in un gruppo di deputati o senatori che vota e rivota provvedimenti di vario genere per poi dire, dopo anni, che erano sbagliati? La politica è fatta di scelte. E di assunzioni di responsabilità. Non di giustificazioni a posteriori.
      E veniamo alla seconda considerazione.
Le contestazioni alla politica indotta dall'Europa potrebbero arrivare, allo stesso modo, anche da Brunetta o da quel Berlusconi combattivo dei tempi passati. Le polemiche sull'austerità e sul pareggio di bilancio. Sullo strapotere della Merkel e dell'Europa che non ha alcun interesse ad aiutarci veramente. Come accade, ad esempio, per la questione dei profughi. Destra e sinistra insieme come lotta al Governo? Non solo. Perché c'è dell'altro.
       Bondi e Verdini che si avvicinano al Pd creano dell'imbarazzo in Fassina. Anche in me, devo dire. Che il Pd si apra a persone che, con tutto il rispetto, non hanno nulla che fare, nella storia e nei propositi, con il Partito Democratico non è così scontato. Come non lo sono le strane alleanze che si stanno componendo in vista delle Regionali. Prodromi del Partito della Nazione, dice qualcuno. Snaturamento di un partito nella sua essenza, sussurra qualcun altro. Fatto sta che se Verdini starà con Renzi nel partito della Nazione, D'Attorre starà con Brunetta in quello della Sovranità nazionale. Una scomposizione e ricomposizione dei blocchi politici che solo qualche anno fa sarebbe stata impensabile. E che non è il bipolarismo a cui vorremmo tanto abituarci. Destra contro sinistra. Democratici contro repubblicani. No. Non è così.
     Di fatto, ci troviamo, oggi, di fronte a un blocco filo europeo che si sviluppa intorno al presidente del Consiglio. Che insiste, anche muscolarmente, per le sue riforme. Che fa qualcosa di destra (come il Jobs Act) e qualcosa di sinistra (come le coppie di fatto, riforma annunciata più volte). E poi c'è l'altro blocco. Che contesta Bruxelles e Francoforte. Che ritiene che queste riforme non servano, che spinge per lo sforamento del deficit e l'abbassamento delle tasse. Che ha istanze di sinistra, come i precari della scuola che ieri hanno contestato Renzi. Ma anche di destra, come Brunetta, che vede nelle politiche repressive europee un freno alla nostra economia. Italiucm o non italiucm non era questo il panorama che pensavamo di aver di fronte. Ma è proprio per l'Italicum che sta cambiando tutto. Ne vedremo delle belle.

@AdriSantacroce
 

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