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Politica

E' giunta al termine la lunga maratona di tre fiducie alla Camera, poste dal governo sull'Italicum. L'ultima fiducia, la terza, è stata incassata dal governo con 342 si' (10 voti in meno rispetto a quella di ieri), 15 no e un astenuto.

Alla terza, e ultima, fiducia sull'Italicum non cambia la 'fotografia' del Pd alla Camera: si confermano i 37 'dissidenti' della minoranza (38 se si comprende nel calcolo anche Vaccaro, ma dal gruppo Pd fanno sapere che la sua non partecipazione al voto non e' dovuta a motivi "politici"). Crescono, però, le assenze nei vari gruppi: se nel Pd gli assenti sono 40 (i 37 della minoranza piu' 3 'giustificati'), dalla lettura dei tabulati si registrano le 6 assenze in Area popolare (De Girolamo, che già ieri non aveva votato la fiducia in dissenso, De Mita, Piccone e Minardo, Bosco e Cera) le 3 di Scelta civica (Galgano, Matarrese, Vezzali) e 2 di Popolari per l'Italia (Caruso e Gigli). Dunque, la maggioranza, che si attesta a quota 342, nella terza votazione perde 10 voti rispetto alla prima fiducia, quella di ieri, che diventano 8 rispetto alla seconda, cioè la prima di questa giornata.

"Le opposizioni non partecipano al voto per mascherare il fatto che sono sempre di meno in Aula: infatti, molti di loro sono gia' in partenza" per il ponte del Primo Maggio. Lo ha detto il capogruppo vicario del pd, Ettore Rosato.

"Persone come Pierluigi Bersani e Gianni Cuperlo non lasceranno mai il Pd, per fortuna, perche' il Pd e' casa loro. A nessuno e' mai venuto in mente di fare delle espulsioni perche' non e' nella nostra natura. Nella nostra natura e' il ricucire e, da martedi', lavoreremo a ricucire" lo strappo che si e' generato nel Pd con la fiducia all'Italicum. Lo ha detto il capogruppo vicario Pd alla Camera, Ettore Rosato. "La politica e' fatta di questo, una continua ricerca di un punto di caduta, di un accordo. Spesso non riesce, ma nessuno lascia il Pd. Da noi non e' come in Forza Italia, nel nostro partito c'e' un collante forte che e' il percorso fatto insieme. Le espulsioni non fanno parte della mia storia e nemmeno di quella di Renzi", ha concluso Rosato.


Stamattina Il governo ha passato il secondo esame sull'Italicum: l'aula della Camera ha dato il via libera alla seconda fiducia, posta sull'articolo 2 della riforma elettorale.

In lieve calo i sì, che scendono da 352 a 350 rispetto al voto di ieri, ma scendono anche i no, da 207 a 193. Un solo astenuto. Dopo l'illustrazione degli emendamenti e le dichiarazioni di voto sull'articolo 4, l'aula di Montecitorio sarà chiamata a votare la terza e ultima fiducia posta dal governo sull'Italicum, prevista per le ore 16. In tutto hanno votato 16 deputati in meno rispetto alla prima fiducia. Il voto finale, secondo quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo, sarà lunedì in serata.
 
Ieri l'esecutivo guidato da Matteo Renzi aveva incassato la prima fiducia con 352 sì e 207 no, ma si era registrato lo strappo della minoranza Pd, con 38 deputati che non hanno partecipato al voto. Dato quasi identico a quello di oggi: secondo Emanuele Fiano,responsabile Riforme del Pd, sono 37 i 'dissidenti' di oggi: "Dato politico identico a ieri", sottolinea l'esponente Pd. Scorrendo l'elenco, i nomi sono gli stessi di ieri, tra cui Bersani, Letta, Cuperlo, Bindi, Fassina, Epifani. Secondo i calcoli fatti dal Pd, i 'dissidenti' risultano essere gli stessi di ieri, in quanto dall'elenco dei 38 'non giustificati' che non hanno partecipato al voto per motivi politici, andrebbe tolto Vaccaro, che stando a quanto spiegano dal Pd, non sarebbe assente per dissenso verso la linea del gruppo.
 
Civati pronto a lasciare il Pd. La rottura di questi giorni tra Renzi e la minoranza Pd potrebbe provocare la prima scissione nel partito. A parlarne apertamente è Pippo Civati, da messi in contrasto con la dirigenza dem e con il premier, che oggi ha rotto gli indugi: "A qualcuno tocca farlo per primo, e se non la fa qualcuno per primo gli altri non lo faranno". Il deputato potrebbe lasciare il Pd la prossima settimana. "Se fossimo in 100, avrebbe avuto senso impegnarsi in una battaglia dall'interno. Io ho sperato fino all'ultimo che Renzi cambiasse, ma ora tocca prendere atto una volta di più che non è così. In settimana ci vedremo, con un gruppo di 'coraggiosi', e discuteremo se rimanere o meno in questo Pd".
 
Intanto il vicecapogruppo vicario del gruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha reso noto che la prossima settimana si terrà l'assemblea del gruppo Pd alla Camera per l'elezione del nuovo capogruppo che prenderà il posto di Roberto Speranza, leader della corrente 'Area Riformista', dimissionario dopo la scelta della fiducia sulla legge elettorale da parte del governo.
 
Forza Italia e Lega nord contro la Boldrini. La scelta della conferenza dei capigruppo di arrivare al voto finale lunedì sera ha provocato l'ira di Forza Italia e Lega: i presidenti dei due gruppi hanno lasciato anzitempo la conferenza per protestare contro la gestione della presidente Laura Boldrini. "Il calendario se lo facciano Renzi e la Boldrini", ha detto il capogruppo della Lega, Massimiliano Fedriga. "Boldrini si dimetta così farebbe una figura migliore e aiuterebbe il Parlamento a riacquisire una sua dignità", ha aggiunto.  "Continua l'egemonia del Pd che, non contento di riassumere in sè i ruoli di opposizione e minoranza, replica questa dialettica all'interno dalla capigruppo e la presidente Boldrini, mi dispiace dirlo, non fa altro che svolgere il ruolo di notaio di questa situazione", ha detto il capogruppo azzurro Renato Brunetta.

In mattinata la presidente della Camera Laura Boldrini aveva respinto le accuse che le sono piovute dalle opposizioni in questi giorni in un lettera a Repubblica: "Come presidente non posso certamente farmi guidare dai miei convincimenti di merito o da valutazioni di opportunità. Prima viene il rispetto delle regole di funzionamento della Camera". ha affermato la terza carica dello Stato che ha aggiunto: "Ho sottolineato in varie uscite pubbliche la necessità di trovare un punto di equilibrio che, al di là di ciò che le norme permettono, evitasse una nuova lacerazione" e "mi sembra di essere stata molto chiara. Poi ciascuno si assume le responsabilità delle proprie scelte". Infine cita l'articolo 116 del Regolamento della Camera che elenca le materie sulle quali non può essere posta la questione di fiducia, "e tra queste materie - sottolinea - non figura quella elettorale".
 
Alfano difende il premier. Oggi a difendere la scelta di Renzi ci ha pensato il ministro dell'Interno e leader Ncd Angelino Alfano. "Riguardo le polemiche sulla fiducia - dice - quello che penso è che chi vuole utilizzare il voto segreto, magari per far cadere il governo o per metterlo in difficoltà, non si deve poi meravigliare che il governo usi la fiducia, perchè la fiducia è la risposta all'uso e l'abuso del voto segreto". "Ora - aggiunge il titolare del Viminale - si apre una fase nuova, quindi noi chiediamo al governo e alla maggioranza di modificare la riforma costituzionale, quella del Senato, e abbiamo una proposta che ha portato avanti il nostro senatore Quagliariello, che secondo noi potrebbe dare ai cittadini una possibilità maggiore di esprimersi in riferimento al Senato".
 
Lo strappo tra Renzi e la minoranza dem resta difficile da ricucire. Ieri molti big del partito non hanno votato la fiducia: da Rosy Bindi ad Enrico Letta, da Pierluigi Bersani a Gianni Cuperlo. Lavora per ricucire il vicesegretario dem Lorenzo Guerini che a SkyTg24 ha sottolineato: "Lavoreremo nei prossimi giorni per recuperare la compattezza. Ce lo chiedono gli elettori e militanti. Il tema è come si sta insieme. Se le scelte approvate a larghissima maggioranza non vengono prese in considerazione è un problema. Non c'è il diritto di una esigua minoranza di porre dei veti".
 
L'attacco di Salvini. Contro l'Italicum si scaglia il leader del Carroccio Matteo Salvini che contesta l'esultanza del premier per il primo voto di fiducia alla Camera: "Vedi di esultare quando diminuiranno tasse, disoccupazione e povertà in italia, non per la tua legge salva-poltrona!", aggiunge, rivolgendosi direttamente a Renzi, il segretario della Lega nord. Poi rincara la dose ai microfoni di Sky Tg24: "Mentre cresce la disoccupazione e siamo vittima di una immigrazione senza precedenti, Renzi pensa alla legge elettorale. Questo è da internare". "Quanto all"Italicum - aggiunge - è una legge che fa schifo. Se il Porcellum faceva schifo questo fa schifissimo".

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