Fino a tre preferenze per scegliere i candidati della stessa lista, mentre il capolista resta bloccato. È il meccanismo approvato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato nell’ambito della riforma della legge elettorale.
Non si tratta ancora, però, dell’approvazione definitiva. Il via libera riguarda un emendamento della maggioranza e il testo deve proseguire il suo percorso parlamentare.
Legge elettorale: come funzionano le nuove preferenze
La Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha approvato l’emendamento presentato dalla maggioranza che introduce fino a tre preferenze.
L’elettore potrebbe quindi mettere una croce sui nomi dei candidati scelti all’interno della stessa lista. Il sistema ipotizzato prevede listini di sette candidati, secondo il testo approvato in commissione.
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Il primo nome continuerebbe però a essere sottratto alla scelta diretta degli elettori. Il capolista rimarrebbe bloccato, quindi il suo eventuale ingresso in Parlamento dipenderebbe dalla posizione assegnata dal partito e dal risultato ottenuto dalla lista.
È una differenza rilevante rispetto a un sistema basato integralmente sulle preferenze. Il voto personale sarebbe infatti possibile soltanto per i candidati collocati dopo il primo nome.
Legge elettorale: alternanza di genere dopo il capolista
La proposta interviene anche sulla composizione delle liste. L’alternanza di genere scatterebbe dal candidato successivo al capolista.
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Il primo nome non sarebbe quindi sottoposto al meccanismo dell’alternanza. Secondo il testo approvato, non viene neppure ripristinata per i capilista la soglia del 60%-40% utilizzata nel Rosatellum per limitare gli squilibri tra uomini e donne.
La regola avrebbe conseguenze sia nella preparazione delle liste da parte dei partiti sia nel modo in cui l’elettore può distribuire le preferenze. Le modalità definitive dipenderanno però dal testo che uscirà dall’intero iter parlamentare.
Legge elettorale: perché non è ancora definitiva
Il voto della Commissione rappresenta un passaggio parlamentare, non l’entrata in vigore della riforma. Lo stesso emendamento sulle preferenze aveva già incontrato uno stop alla Camera nel luglio scorso, quando era stato bocciato per un solo voto. La maggioranza lo ha quindi riproposto al Senato, dove ha ottenuto il primo sì.
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Per il cittadino, di conseguenza, oggi non cambia ancora il modo di votare. Le schede elettorali non prevedono automaticamente tre preferenze per effetto del voto in commissione.
Il meccanismo dovrà superare gli altri passaggi previsti dall’iter legislativo. Solo con l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore della riforma sarà possibile sapere quali regole verranno effettivamente applicate alle prossime elezioni politiche.


