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Politica
Lockdown per tutti (anche vaccinati) a gennaio. Draghi non lo dice, ma...

Covid, vaccinazione obbligatoria per tutti strada difficile a causa della gestione delle sanzioni

 

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, durante la conferenza stampa di ieri sera per illustrare i contenuti del nuovo decreto che introduce dal 6 dicembre al 15 gennaio il cosiddetto Super Green Pass, ha cercato in tutti i modi di rassicurare gli italiani. E non poteva fare altrimenti. Anche e soprattutto perché il periodo di Natale è particolarmente importante per l'economia nazionale e per il turismo (quello invernale e della neve è stato letteralmente massacrato l'anno scorso dal governo Conte).

Ma la politica già si interroga su che cosa potrebbe accadere dopo il 15 gennaio 2022. Draghi ha affermato che il provvedimento preso ieri all'unanimità dal Consiglio dei ministri è "prorogabile" e quindi, di fatto, ha già messo le mani avanti. In Parlamento, tra i deputati della maggioranza (non Lega), è diffusa la convinzione che laddove dopo l'Epifania la situazione sia nettamente peggiorata e simile a quella di Germania e Austria (in termini di contagi, vittime e occupazione delle terapie intensive) l'esecutivo non potrà che adottare misure drastiche.

La strada, nello scenario peggiore che nessuno auspica ma molti temono, è segnata. Fonti di governo tendono ad escludere che si possa andare verso la vaccinazione obbligatoria per tutti, non tanto per il timore di incostituzionalità (Palazzo Chigi avrebbe ricevuto rassicurazioni in tal senso e comunque l'obbligatorietà esiste già per diverse categorie) quanto per il vero e proprio caos che nascerebbe sulla gestione delle sanzioni. Impossibile la coercizione e la vaccinazione forzata, diventerebbe estremamente difficile capire come muoversi nei confronti di chi comunque non vorrebbe vaccinarsi nonostante l'obbligo per legge.

E quindi? Se dopo il 6 gennaio la situazione fosse seria e grave, l'esecutivo avrebbe solo una strada da percorrere: lockdown generalizzato per tutti e per tutto il Paese di almeno tre o quattro settimane. Una decisione che il premier non vorrebbe assumere, ma che inevitabilmente sarebbe costretto a prendere. Una sorta di zona rossa nazionale con la probabile chiusura di bar, ristoranti ed esercizi commerciali non essenziali alle ore 18, la chiusura totale di palestre, piscine, teatri, cinema, piste di sci e il ritorno del tanto temuto coprifuoco alle ore 22 (o 21). Possibile anche il ricorso all'autocertificazione per uscire di casa.

Punto interrogativo sulle scuole, perché far tornare alunni e studenti in dad sarebbe il fallimento totale dell'azione dell'esecutivo di larghe intese e della campagna di vaccinazione. Draghi rassicura gli italiani, ma la politica sa che si sta già valutando lo scenario peggiore. Ed è pronta ad agire. Obtorto collo.

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