Ha ragione La Russa, mentre Meloni rischia l’effetto Fini
Gianfranco Fini, colui il quale sciolse a Fiuggi il Movimento Sociale Italiano traghettandolo verso una moderna destra conservatrice, cioè Alleanza Nazionale, è tornato nei panni di ospite di Lucia Annunziata, dopo una eclissi di quasi dieci anni e cioè dalla clamorosa sconfitta elettorale del 2013 del suo partito Futuro e Libertà che prese lo 0,47%. La coincidenza con la vittoria del centrodestra e specificatamente di Giorgia Meloni – che era la segretaria di Azione giovani ai tempi di Alleanza Nazionale- non è casuale.
Naturalmente Fini è persona intelligente e quindi si è fatto da solo l’autodafé di pragmatica dicendo che al tempo del Pdl avevano ragione La Russa e la Meloni e non lui e Gasparri che invece vedevano in Berlusconi il futuro.
Fini, ricordiamolo, era il successore designato dallo stesso Giorgio Almirante, una figura storica della destra italiana. Però, raggiunto il potere da Presidente della Camera Fini si perse e per eccesso di realismo scivolò quasi verso la parte opposta, aprendo un eccessivo dialogo con gli ex comunisti.
Stessa cosa che è avvenuta simmetricamente -anche se prima temporalmente- a sinistra con Achille Occhetto e la svolta della Bolognina. In quel tempo si poteva sentire Massimo D’Alema dire che i sovietici non erano neppure capaci di fare la carta delle caramelle che si appiccicava.
Con la caduta del Muro di Berlino le estreme, e cioè PCI e MSI, intravidero subito la possibilità di giungere al potere scavalcando in tempi brevi i filtri rispettivamente socialista e democristiano, verso una concezione anglosassone nel bipolarismo.
Ma l’errore di Fini, rispetto ad Occhetto, è stato quelli di eccedere nella critica. Basti solo pensare quando in Israele Fini disse che “il fascismo è stato il male assoluto”. Per lui non solo la carta della caramella si appiccicava, come per D’Alema, ma era proprio la caramella ad essere completamente marcia. Il che può essere vero, ma è una cosa che andava lasciata dire agli altri, alla sinistra certamente, non a lui, erede di quello che comunque fu il partito fascista e cioè Alleanza Nazionale, come il Pds lo era del PCI.
Ed anche Giorgia Meloni deve fare un minimo di attenzione
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Ed anche Giorgia Meloni deve fare un minimo di attenzione perché prima delle elezioni aveva detto: “Guardi io ero dentro An quando Fini ha fatto quelle dichiarazioni, non mi pare di essermi dissociata”. Si riferiva alle dichiarazioni di Fini in Israele. Più equilibrato e più credibile è invece stato Ignazio La Russa che come Presidente del Senato è la seconda carica dello Stato, quando ha detto “no alla cancel culture” e poi ha dichiarato che non parteciperà ai cortei per il 25 aprile.
Questa posizione è molto più condivisibile del tentare di cancellare tutto il passato quando si è raggiunto il potere altrimenti è in agguato, appunto, “l’effetto Fini” e cioè la totale perdita dell’identità storica che ha distrutto l’uomo della svolta di Fiuggi.
“Effetto Fini” che trova sempre e comunque conferme nella regola storica di Giovambattista Vico dell’eterno ritorno visto che una sua declinazione recente è stata “l’effetto Di Maio” e cioè il fatto che negare completamente il passato populista lo ha distrutto facendogli perdere in due anni una serie impressionante di cariche per giungere alla mesta espulsione dal Parlamento.

