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Politica
M5s, i poteri restano a Grillo. Per Conte vittoria dimezzata

L’annuncio della pace fatta, dell’accordo sullo Statuto e della ritrovata unità tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo si è consumato tutto ieri nel corso dell’assembla dei parlamentari M5s che ha preceduto la sfida più attesa, quella della finale Italia-Inghilterra. Tirato il sospiro di sollievo (al netto delle forti divergenze sulla riforma della giustizia che restano ancora tutte sul tavolo) poi tutti a tifare azzurri. Che alla fine portano a casa il titolo europeo dopo 53 anni. Un risultato pieno. Si può dire lo stesso sull’esito della trattativa in casa M5s?

Al di là dell’esultanza sbandierata a caldo dalle prime file pentastellate e della soddisfazione “piena” espressa dall’ex presidente del Consiglio, forse non proprio. Una cosa è certa: l’ex premier, che secondo il nuovo Statuto da votare sarà il presidente del Movimento, non può sollevare la coppa come il capitano della nazionale Giorgio Chiellini. Si tratta più che altro di una vittoria dimezzata, se non di facciata. E’ vero che Conte sarà titolare dell’azione politica e che Grillo rimarrà garante e custode dei valori, ma tanto per cominciare l’autonomia di Conte sulla linea M5s non impedirà certo al fondatore di dire la sua, come del resto ha sempre fatto. “Difficile pensare di ingabbiare Beppe – osserva una fonte pentastellata qualificata – Anzi, direi che è impossibile. Una coabitazione, dunque, è nelle cose”.

Ma non è il solo aspetto su cui riflettere. A pesare di più, casomai, sono le prerogative in capo al garante che, stando a quanto risulta ad Affari, non dovrebbero cambiare molto nel neo Movimento. A Grillo, infatti, spetterebbe la nomina sia del Comitato di garanzia che del Collegio dei probiviri. Ruoli e funzioni al momento svolti da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri per quanto riguarda il primo organo costitutivo del M5s e da Fabiana Dadone, Jacopo Berti e, fino a prima del suo strappo, Raffaella Andreola per il secondo.

Si dirà però che Conte potrà nominare i membri della segreteria. D’accordo, “ma questa segreteria non avrà poteri”, riflette un insider. Al contrario dei componenti del Comitato di garanzia e dello stesso Collegio dei probiviri. Con le regole per le votazioni in capo al primo e le decisioni su sanzioni disciplinari ed espulsioni in capo al secondo. Altro quindi che accordo win-win. A ben guardare, il potere di Grillo non cambia. Il fondatore c’è e rimane con tutto il suo peso, ma soprattutto continuerà a controllare il suo Movimento. Alla fine, quindi, gattopardescamente tutto cambia perché nulla cambi.

In attesa di conoscere i dettagli dello Statuto, inoltre, si può già azzardare che rimarrà in capo al Comitato di garanzia dare il via libera pure alle regole sulle modalità di selezione dei candidati alle cariche rappresentative. Come è stato per le scorse politiche. In quell’occasione  il leader del Movimento, che era Luigi Di Maio, ebbe mani libere solo nella scelta dei candidati uninominali. Per gli altri nomi invece ci si affidò alle votazioni. Qualunque sarà la variabile dirimente del sistema elettorale, dunque, si dovrebbe passare sempre da quest’organo costitutivo del Movimento. E cioè da Grillo. Neppure una diarchia, insomma: tutte le strade riportano a Marina di Bibbona.

 

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