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Politica
Meloni e la Destra, il balletto dei veti in Europa

Europee, i veti su Meloni e i conservatori

Non c’è nemmeno il tempo di salutare con soddisfazione la notizia di una sorta di preaccordo sui nomi dei cosiddetti top jobs, che subito si alzano muri e veti contro i gruppi di Centrodestra. A sentire i rispettivi presidenti dei gruppi, liberali e socialisti sembrano proprio non voler sentire parlare di un possibile accordo con Giorgia Meloni e con il suo gruppo dei conservatori europei.

Una delle più nette, nelle ultime ore, è stata Iratxe Garcia Perez, fedelissima del premier socialista Pedro Sanchez (e proprio per questo assai “raccomandata” come maliziosamente scrivono i media spagnoli) appena confermata alla guida dei socialisti europei, con il beneplacito del Pd di Elly Schlein, a cui spetterebbe la nomina, che preferisce fare un favore al suo mentore Sanchez, icona per la sinistra italiana.

“Per i socialisti Ecr e Id rappresentano la linea rossa", ha dichiarato la presidente del Gruppo, rispondendo a una domanda sull'ipotesi di inserire nei negoziati per le presidenze delle commissioni parlamentari anche i membri del gruppo dei conservatori. "Noi siamo aperti a negoziare con tutte le forze pro-europee ma l'estrema destra è la linea rossa". Come se la politica estera di Giorgia Meloni in questi mesi non avesse ampiamente dimostrato il suo europeismo e il suo fiero atlantismo.

Ma tant’è forse la Iratxe Garcia alla terza legislatura al Parlamento europeo, membro della Commissione esecutiva federale del PSOE dal 2014, con la carica di segretaria federale per l'Unione europea, è forse troppo prosaicamente fedele al ritratto che la sinistra fa del premier e del suo gruppo.

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Per lei per Ecr non c’è spazio alcuno per nessun tipo di trattative, dimenticando che il gruppo è diventato il terzo più numeroso della Eurocamera, avendo superato i liberali di Renew.

Ma proprio i liberali sono stati altrettanto tranchant sul gruppo della premier italiana, perché alle parole della socialista hanno fatto seguito quelle della sua omologa di Renew, Valérie Hayer: “Abbiamo già espresso la nostra posizione: nessun accordo politico con Ecr. La nostra linea rossa è chiara per noi di Renew. Ecr è l'estrema destra, il Pis polacco, è il partito di Giorgia Meloni, è Reconquête in Francia. Quindi nessun accordo politico anche con questo. Noi sosteniamo la coalizione Ppe, S&D e Renew, perché questa coalizione è pro-europea e costruttiva. Ecr è un gruppo di estrema destra”, queste le parole del presidente del partito di Macron. Insomma una chiusura netta che francamente va contro quello che invece appare lo spirito intrapreso dalla prima forza del Parlamento europeo, e cioè i popolari, che invece hanno manifestato intenzioni di grande apertura verso i conservatori della Meloni.

Molto dura a questo proposito la replica del co-presidente del gruppo, Nicola Procaccini, che ha accusato le due politiche di voler tornare indietro ad un clima da oscurantismo degli anni ‘70 e citando anche la segretaria del Pd, che certo fino a ora è stata tutt'altra che tenera con i conservatori europei: "Schlein e Garcia Perez parlano di linee rosse come se fossimo negli anni '70. Passano i decenni ma la sinistra italiana e quella di Bruxelles dimostrano sempre gli stessi tic antidemocratici. Chi ha un'idea politica diversa dalla loro non deve avere il diritto di esprimersi, di partecipare o di ricoprire una carica istituzionale. Anche se a valle di una legittima elezione popolare", ha detto l'eurodeputato meloniano in una nota.

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"D'altra parte – ha aggiunto -, è un classico: perdono le elezioni e poi cercano di dividere i vincitori, demonizzandone una parte, in modo da continuare a fare il bello e il cattivo tempo nelle istituzioni. Gli eredi di uno dei peggiori totalitarismi del secolo scorso continuano ad avere lo stesso impulso antidemocratico. Nel caso della Schlein c’è pure l'aggravante di voler danneggiare l'Italia, privilegiando l'appartenenza di partito a quella nazionale. Niente di nuovo, purtroppo. Ma la storia non si ferma con le mani".

Insomma, il Consiglio europeo di giovedì e venerdì, se queste sono le premesse e il clima che si respira nel Parlamento europeo, potrebbe anche essere solo il primo round di una contesa che potrebbe anche proseguire dopo le importanti elezioni legislative francesi.






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