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Meloni pronta a dichiarare "legittimo" l'intervento militare Usa in Iran. Dietro ci sono (soprattutto) motivi economici. Italia perno del Mediterraneo
Modello Venezuela-Maduro, comunicato già pronto. Inside

Donald Trump e Giorgia Meloni
Meloni punta sulla democratizzazione dell'Iran in modo tale che il nostro Paese, anche grazie alla sua posizione geografica, sia il perno del Mediterraneo e il ponte con il Medio Oriente
Un comunicato fotocopia di quello reso pubblico da Palazzo Chigi poche ore dopo il blitz militare degli Stati Uniti deciso da Donald Trump in Venezuela per catturare Maduro e la moglie e portarli in America per processarli imprimendo così una svolta politica radicale al Paese sud-americano.
Questo accadrebbe nel caso in cui il numero uno della Casa Bianca, che ha esortato gli iraniani a continuare a protestare in strada e nelle piazze promettendo che "gli aiuti stanno arrivando", decidesse di intervenire militarmente contro il regime degli ayatollah e in particolare la guida suprema Ali Khamenei che guida il Paese con la repressione, la violenza e il pugno di ferro. D'altronde gli Usa hanno già attaccato l'Iran con la "guerra dei 12 giorni" e - sostengono molti analisti militari - probabilmente il regime di Teheran lì non ha particolarmente reagito perché non è in grado. Va sottolineato che affinché ci sia un cambio di regime anche l'esercito o una parte di esso deve ribellarsi alla guida suprema della Repubblica Islamica.
In sostanza Giorgia Meloni, pur ribadendo come nel caso di Maduro che le controversie internazionali è meglio risolverle con il dialogo e non con la forza, definirebbe il possibile-probabile blitz Usa "legittimo", come quello in Venezuela. Non solo per fermare i massacri di civili con le orribili e terrificanti immagini di sacchi neri di cadaveri che hanno fatto il giro del mondo, ma anche per una questione geopolitica ed economica.
In molti accreditano per il dopo ayatollah il ritorno al passato, alla Persia. Reza Ciro Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979, continua a lanciare appelli a scendere per le strade e buona parte del popolo iraniano ha inneggiato a un ritorno alla monarchia. “Lunga vita al re” hanno urlato alcuni manifestanti per le strade. E lo stesso Pahlavi proprio oggi ha affermato che "gli iraniani vogliono un Paese libero e in pace con Stati Uniti e Israele". Per poi scrivere su X: appellandosi direttamente ai militari iraniani "Voi siete l'esercito nazionale dell'Iran, non l'esercito della Repubblica Islamica. Avete il dovere di proteggere la vita dei vostri compatrioti. Non avete molto tempo. Unitevi a loro il prima possibile".
Una soluzione gradita e auspicata dal governo italiano e dalla premier, anche perché l'Iran di oggi è un grande alleato della Russia di Putin (alla quale fornisce droni per colpire in Ucraina) e in questo modo Mosca perderebbe un partner fondamentale nel Medio Oriente. Ma, come detto, dietro ci sono anche ragioni geopolitiche ed economiche. Non è un mistero che la presidente del Consiglio, soprattutto in sede europea ma anche Nato, stia insistendo con gli alleati a non guardare solo al fronte est dell'Ue e dell'Alleanza ma anche a quello meridionale.
E dopo gli accordi di pace che hanno portato alla fragile tregua tra Israele e Hamas (che comunque sta reggendo), con un ruolo chiave dell'Italia, ora Meloni punta sulla democratizzazione dell'Iran in modo tale che il nostro Paese, anche grazie alla sua posizione geografica, sia il perno del Mediterraneo e il ponte con il Medio Oriente.
Un Iran senza gli ayatollah, libero e democratico (che poi se torni a chiamarsi Persia o meno poco cambia), sarebbe fondamentale anche per quel progetto che in mente la premier di un canale commerciale tra l'Estremo Oriente, India (in modo da sottrarla all'asse con Russia e Cina) ma non solo, che passi proprio dal Medio Oriente e arrivi fino ai porti italiani dell'Adriatico, dalla Puglia fino a Trieste.
Facendo così dell'Italia un hub politico ed economico del Mediterraneo connettendo di fatto il Far East con l'Europa. E ovviamente in tutto rientra anche il Piano Mattei ovvero la stabilizzazione del continente africano e una caduta del regime islamista del terrore a Teheran faciliterebbe anche questo fronte diplomatico al quale Meloni lavora da tempo.
Non a caso oggi la premier è in Oman per un viaggio che la porterà anche in altri Pesi chiave del Golfo Persico, sempre nella strategia di costruire relazioni con quell'area cruciale del mondo e fare dell'Italia la cintura tra Occidente e Oriente, bypassando la Russia e la Cina.
La presidente del Consiglio e il sultano dell'Oman, Haitham bin Tarik, in occasione del bilaterale presso la residenza reale Al Barakah Palace hanno tenuto una sessione di colloqui durante la quale hanno esaminato "gli aspetti della cooperazione tra i due Paesi e le modalità per svilupparla. Si è inoltre discusso delle opportunità di investimento, in particolare nei settori dell'industria, dell'energia, delle tecnologie moderne, della sicurezza alimentare e del turismo, nonché nei campi della cultura e dell'istruzione.
Sono stati infine scambiati punti di vista sulle principali questioni e sugli sviluppi più rilevanti a livello regionale e internazionale". Lo riporta su X l'account ufficiale dell'agenzia di stampa dell'Oman. Meloni, si legge ancora, ha portato "i saluti del presidente della Repubblica Italiana", Sergio Mattarella.
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