La solita litania. Le solite parole di circostanza, sostanzialmente vuote. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra a Palazzo Chigi il Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale della Libia, Abdelhamid Dabaiba, e studia nel minimo dettaglio le parole. Le dosa, le medita. Tutto per non apparire né troppo vicino al Partito Democratico, né troppo contiguo alla Lega di Matteo Salvini. Una linea neutrale, quella del premier, che però alla fine si dimostra quasi inconcludente e priva di un chiaro messaggio di fronte al problema degli sbarchi e all’emergenza sulle coste italiane che potrebbe esplodere nei mesi estivi con l’arrivo del caldo torrido.
“Un dovere della Libia tutelare i diritti dei migranti” è la frase che la sinistra si aspettava di fronte alle drammatiche immagini che sono arrivate dal Paese nord-africano. E poi? Il solito appello ai partner dell’Ue. “Serve un’azione rapida e concreta dall’Europa“. Il punto, in vista del cruciale Consiglio europeo di metà giugno, è quale sarà l’impegno dell’Europa? Di certo la strada non può essere quella dei rimpatri assistiti, una via che si è dimostrata in termini numerici quasi insignificante.
L’altra ipotesi, quella dei ricollocamenti su base volontaria, sulla quale spinge una buona fetta del Centrosinistra, è pura retorica. Draghi sa perfettamente che con le elezioni federali in Germania di fine settembre il partito di Angela Merkel, i cristiano-democratici della Cdu-Csu, mai accetterà i migranti sbarcati sulle coste italiane, pena un ulteriore crollo nei sondaggi a favore della destra di Afd e la vittoria quasi certa dei Verdi. E se la Germania è reticente, ancora di più lo sono i Paesi del Nord Europa (amici di Letta) e quelli dell’Est (in gran parte amici di Salvini).
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Come se ne esce? In realtà, spiegano fonti leghiste, leggendo tra le righe delle parole del premier in conferenza stampa la soluzione si intravede: l’Unione Europa dovrebbe “incrementare e strutturare” il proprio contributo a favore della Libia. L’Italia è determinata a continuare ad aiutare la Libia insieme ai partner internazionali. Sosteniamo l’esigenza di incrementare e strutturare il contributo dell’Ue e contiamo naturalmente sul senso di responsabilità degli amici libici”.
Queste parole criptiche e non dirette celano la strategia alla quale starebbe lavorando il presidente del Consiglio, come suggerito questa mattina dal sottosegretario salviniano all’Interno Nicola Molteni. Ovvero, mutando quanto fatto per anni (e quanto ancora sta accadendo) con la Turchia, su spinta di Berlino e di Merkel, l’Ue dovrebbe, secondo la proposta italiana, aiutare economicamente la Libia affinché non faccia partire i migranti verso l’Italia.
Esattamente come fa da anni la Germania con (il cattivo) Erdogan per chiudere la rotta balcanica che tanto spaventa i solidali (a parole) tedeschi. Sostanzialmente si tratta della linea che adottò anni fa dal Viminale Marco Minniti, ministro dell’Interno Dem che non è mai piaciuto a sinistra e che ha invece trovato consenso nel Centrodestra (anche nella Lega). Il problema – spiegano tanto dal Pd quanto dal Carroccio – è che Letta non è Minniti. Anzi, semmai è il contrario. Quindi? Ecco perché Draghi si guarda bene da usare parole che vadano al di là delle frasi di circostanza.
L’INCONTRO DRAGHI-DABAIBA A ROMA
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Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra a Palazzo Chigi il Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale della Libia, Abdelhamid Dabaiba.
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“La collaborazione tra il governo del primo ministro Dabaiba e l’Italia continua a essere sempre più fertile e viva. L’Italia rimane a fianco della Libia e la sostiene in questa transizione complessa”, dice Draghi nella dichiarazione congiunta con il premier libico.
“La definizione di una legge elettorale, l’approvazione del bilancio, sono tutti passi istituzionalmente importantissimi e difficili, e l’Italia è accanto alla Libia e al governo del primo ministro Dabaiba.
Se tutto va bene, il percorso dovrebbe finire nelle elezioni di fine anno”, spiega Draghi che aggiunge: “Credo che altri Paesi europei saranno parte di questo supporto”
“Ritengo sia un dovere morale ma anche un interesse della Libia assicurare il pieno rispetto dei diritti di rifugiati e migranti”, afferma Draghi
“L’Italia intende continuare a finanziare i rimpatri volontari assistiti e le evacuazioni umanitarie dalla Libia”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, ed ha aggiunto: “Continuerà a fare la sua parte in termini di risorse e capacità formative, ma serve un’azione dell’Ue determinata e rapida. Al Consiglio Europeo di giugno, su proposta italiana, la migrazione tornerà al centro dell’attenzione politica”, aggiunge.
“Siamo tornati alle ottime relazioni bilaterali” e “vorremmo riattivare tutti i memorandum di intesa, tutti gli accordi e aprire orizzonti per incrementare lo scambio commerciale con l’Italia”.
“Abbiamo parlato di collaborazione nella lotta al Covid – ha aggiunto Draghi -. L’Italia si impegnerà nella costruzione di ospedali in Libia e nell’invio di personale sanitario, oltre a ricevere decine di bambini malati di cancro. Si tratta di una cooperazione sanitaria di ampie dimensioni”.

