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Politica
No Ue all'intesa con l'Albania. Meloni-Salvini lo sanno. E sono contenti
Rama e Meloni

Palazzo Chigi conferma Affaritaliani.it: patto con Albania condiviso con Salvini e Tajani

 

LEGGI ANCHE/ Fonti di Palazzo Chigi confermano quanto ha scritto ieri Affaritaliani.it

"Sono totalmente fantasiose le ricostruzioni secondo le quali l'accordo Italia-Albania non sarebbe stato condiviso dal Presidente del Consiglio con gli alleati di Governo". E' quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi. "Al contrario - proseguono le fonti - c'è stato fin dall'inizio il pieno coinvolgimento dei due vicepremier Salvini e Tajani e l'intesa è stata costruita passo dopo passo con la totale collaborazione dei ministeri coinvolti, a partire da Ministero degli Esteri, Interno e Giustizia".

Patto con Salvini e Tajani. Inside Migranti in Albania, sei d'accordo? VOTA

Tutto calcolato. Tutto studiato a tavolino. L'accordo con l'Albania firmato da Giorgia Meloni e da Edi Rama, primo ministro del Paese delle Aquile, rientra nella strategia elettorale di Fratelli d'Italia e della Lega in vista della campagna elettorale per le elezioni europee del 9 giugno. Dal Carroccio, fonti ai massimi livelli, confermano pieno sostegno all'iniziativa della presidente del Consiglio ("Ottima cosa", dicono dal partito guidato dal vicepremier Matteo Salvini) e anche fonti di Forza Italia parlano di collaborazione tra Palazzo Chigi e la Farnesina con i ringraziamenti pubblici di Meloni ad Antonio Tajani.

Ma nella maggioranza di Centrodestra sanno perfettamente che l'intesa con Tirana, che prevede di trasferire fino a 36 mila migranti che sbarcano in Italia all'anno in Albania, verrà bocciato dall'Unione europea. Già sono filtrati i dubbi della Commissione con fonti di Bruxelles che hanno chiarito di voler approfondire e far luce fino in fondo su questo accordo che potenzialmente viola le regole comunitarie. E infatti c'è il precedente della Danimarca che voleva trasferire migranti in Ruanda ed è stata bocciata dall'Ue. Per non parlare del Regno Unito, anche in quel caso, pur non essendo più Ue, la Corte Suprema di Londra ha respinto il progetto del governo britannico di spedire i richiedenti asilo in Paesi africani.

Su spinta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen la Corte di Giustizia europea boccerà nei prossimi mesi l'intesa Roma-Tirana. E tutto questo a Palazzo Chigi lo sanno perfettamente. Infatti la strategia di Fratelli d'Italia e della Lega è proprio quella di utilizzare il no dell'Europa all'intesa con Tirana per fare una campagna elettorale contro l'Europa e cavalcare l'onda popolare che certamente non è favorevole a Bruxelles e alle istituzioni Ue, soprattutto in tema di immigrazione visto il nulla che è stato fatto finora per aiutare l'Italia.

Una mossa dunque strategica, di marketing. Meloni, d'accordo con Salvini e con l'avallo di Tajani che giocherà invece il ruolo di mediatore essendo parte del Partito Popolare Europeo, hanno spinto per l'accordo con l'Albania sapendo perfettamente del no di Bruxelles per poi utilizzare in chiave elettorale e anti-Bruxelles la bocciatura scontata. Dal Pd parlano chiaramente di "un'altra arma di distrazione di massa, come il premierato, per coprire una Legge di Bilancio che alza le tasse e taglia sulla sanità", ma ammettono che c'è preoccupazione perché la campagna contro Bruxelles sui migranti, visto il sicuro no all'intesa con Tirana, potrà giovare molto alla destra in termini di consenso e coprire in parte la delusione per una manovra economica che ha disatteso su più fronti molte promesse elettorali.

L’accordo tra Italia e Albania sui migranti infiamma l'Aula di Montecitorio, con le opposizioni che chiedono il passaggio del testo alle Camere e la maggioranza che difende le scelte dell’esecutivo. “Rispettiamo il Parlamento”, incalzano le forze di minoranza. “Gli accordi in forma semplificata non prevedono la ratifica”, è la replica dal centrodestra. L’atmosfera alla Camera si scalda nei dieci minuti che precedono il voto finale sul decreto Caivano (che ha incassato l’ok definitivo dell’Aula) ma ad accedere la miccia sono state – poco dopo pranzo – le parole di Luca Ciriani, quando il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha spiegato che sull'accordo Roma-Tirana non è previsto alcun passaggio parlamentare.  
  
“Chiediamo un’informativa urgente al ministro affinché riferisca sulle sue gravi dichiarazioni perché riteniamo che il trattato debba passare dalle Camere”, dice Alfredo Colucci (M5s). Sulla scia del pentastellato anche il Pd con Vincenzo Amendola (“Il Parlamento ha diritto di conoscere il testo, il Parlamento non è un dettaglio”) e Avs con Nicola Fratoianni (“il Parlamento non può essere trattato in questo modo”). Per il centrodestra è intervenuta Cristina Rossello di Forza Italia che riferendosi all’intervento di Colucci ha detto: “Impediamo che ci siano delle offese a titolo personale. Non lo accetto”. A chiudere il botta e risposta è stato Tommaso Foti: “Gli accordi in forma semplificata sono previsti e come noto, la loro sottoscrizione non porta ad alcun tipo di ratifica”, ha precisato il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera.

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