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Politica
Non solo il voto nei piani della Lega, “Guardiamo ai delusi M5s, non a Renzi”

Mentre l’esecutivo non riesce a scrivere la parola fine al capitolo verifica e continuano a soffiare i venti di crisi, dalle parti della Lega si aspetta: “Noi siamo in attesa. Come è giusto che sia, dal momento che la palla è in mano alla maggioranza e soprattutto a chi al suo interno vuole far finire questa esperienza di governo. Attenzione, però, siamo in attesa, ma sempre pronti”. A dirlo, intervistato da Affaritaliani.it, è il senatore del Carroccio ed ex ministro dell’Agricoltura e del Turismo nel Conte uno, Gianmarco Centinaio. Pronti al voto o a dar vita a un esecutivo in corsa? “La strada maestra restano le urne. L’alternativa è un governo di transizione che duri il tempo di consentire al Parlamento di approvare una legge elettorale”.

Centinaio, ma secondo lei il governo Conte due è davvero finito come pensa Matteo Renzi?
La mia impressione è che Renzi continui a tenere alta la tensione in vista delle decisioni sul Recovery plan e che, quindi, stia esagerando rispetto a quelle che sono le sue reali intenzioni. Poi, con Renzi bisogna aspettarsi di tutto e di più, vista la sua storia politica. Non dimentichiamo che è stato il leader di Italia viva a far nascere il Conte due. E ora potrebbe essere lui stesso a farlo finire. Osservo una cosa, però.

Quale?
Che Renzi ci ha messo più o meno lo stesso tempo che ha impiegato la Lega a comprendere chi sia realmente Giuseppe Conte. Noi in 14 mesi lo abbiamo capito e Renzi in 15...

Nonostante una certa “diffidenza” che traspare dalle sue parole, i contatti tra Renzi e Salvini ci sono.
La Lega parla con Renzi come con gli altri leader di partito. Dialoghiamo con tutti, forse solo con Conte no. Ma perché il premier non è mai andato oltre i proclami, sulla disponibilità al dialogo i suoi sono stati solo annunci. I rapporti tra Salvini e Renzi, poi, ci sono sempre stati, anche quando la Lega era al governo. Comunque, è vero: noi non ci fidiamo di Renzi, vista la sua storia politica.

Un esecutivo con Renzi, dunque, lo escludete?
Oggi come oggi pensare di fare un governo con Renzi, e per di più con il leader di Iv che potrebbe diventare pure l’ago della bilancia, è utopistico. Se dovesse finire il Conte due la via maestra sono le elezioni. Magari dopo un esecutivo transitorio, ma che duri giusto il tempo di permettere alle Camere di completare l’iter della legge elettorale. Poi, se in Parlamento dovessero esserci i numeri, per la Lega e per il centrodestra sarebbe comunque dirimente poter contare su un’ampia maggioranza. E non su una maggioranza risicata, in balia di qualcuno che all’improvviso decida di ricattare l’esecutivo per perseguire i propri comodi.

I numeri, appunto. Se non guardate a Renzi, rimane il M5s. E’ a quel bacino che puntate?
Noi adesso non puntiamo a niente. Siamo in attesa. La palla, come è normale, ce l’ha chi sta in maggioranza. Questo non vuol dire, però, che non siamo pronti agli scenari che potrebbero aprirsi. Siamo sempre attivi, del resto passaggi di parlamentari del Movimento tra le fila della Lega ci sono già stati e contatti con altri M5s ci sono anche adesso.

I numeri, tuttavia, al momento non ci sono per dare vita a un governo a trazione centrodestra. E’ così?
Prima bisogna capire cosa accadrà. La questione numeri arriva dopo, ma non è un problema per arrivare alla soluzione che noi vogliamo e che vogliono gli elettori del centrodestra e cioè, appunto, un governo che dia il tempo alle Camere di licenziare un nuovo sistema elettorale. In caso di crisi, infatti, ci sarebbe la fila di eletti contraria alle urne subito.

Ma poi bisognerebbe convincere Giorgia Meloni, schierata a favore sempre e solo delle elezioni.
Giorgia Meloni dice anche di essere contraria a un governo che sta in piedi con pochi voti, sorretto da stampelle che un giorno ci sono e l’altro no. Proprio perché sarebbe un esecutivo deleterio che non serve a nessuno. E su questo hanno ragione sia Meloni e sia Salvini che sono, comunque, in contatto continuo. Per cui sapranno trovare la soluzione migliore all’occorrenza.

Come la mettiamo con Giancarlo Giorgetti secondo cui il centrodestra non è ancora pronto per governare?
Giorgetti fa la fotografia di un centrodestra che secondo lui deve guardare al futuro e riorganizzarsi nelle persone e nelle competenze. Quindi, ha una visione molto tecnica. Io sono dell’idea che il centrodestra abbia le competenze politiche per andare al governo. Proprio Giorgetti ne costituirebbe una pedina fondamentale da cui l’intera coalizione non potrebbe prescindere per le sue entrature nazionali ed internazionali. E poi penso anche che, come nelle migliori squadre di calcio, serva qualche innesto tecnico per vincere la Champions e non solo il campionato.

Quando parla di innesto tecnico pensa a Mario Draghi?
Draghi lo vedrei bene in un altro ruolo.

Draghi al Quirinale?
Non è il momento di parlare di nomi e non spetta a me farne.

Si torna a parlare anche di una lista Conte. La Lega sarebbe spaventata da una sfida elettorale con il presidente del Consiglio in campo?
Assolutamente no. Conte lo abbiamo lanciato, salvo poi prenderne le distanze. Ne conosciamo quindi pregi e difetti. Una lista del presidente del Consiglio, casomai, potrebbe dare più fastidio al Pd, sono certo che Zingaretti stia facendo già gli scongiuri perché il premier non scelga di fare un suo partito.

Rimane il fatto che la Lega, tirando le somme dei sondaggi 2020, si aggiudica la maglia nera, visto il calo di consensi registrato. Il leader e i vertici hanno sbagliato approccio e strategia?
Noi siamo arrivati alla crisi pandemica con un partito in crescita esponenziale. Credo che in un momento come questo sia difficile tenere quei numeri, ma per una ragione molto semplice: le persone, viste le enormi difficoltà che stanno vivendo, si affidano per forza di cose a chi sta svolgendo l’azione di governo. Tutto qui.

Nessuna autocritica, insomma?
Il compito che abbiamo è quello di far passare i nostri messaggi costruttivi e non di critica. Il partito ha una serie di dipartimenti, nati grazie a un’idea vincente e nuova di Salvini. Ecco, secondo me, adesso devono venire fuori le tante proposte della Lega, che non è il partito del no. Ne abbiamo tante, forse dobbiamo solo comunicarle di più.

Se la Lega cala nei consensi, Fratelli d’Italia cresce. Dica la verità, questo vi disturba. E’ così?
No, affatto. E’ un argomento che è stato sempre affrontato nel centrodestra. Lo si è fatto quando Forza Italia era il primo partito, quando la Lega era in crescita ed ora che cresce FdI. Ma il ragionamento che facciamo è sempre lo stesso.

Quale?
Quello che conta è la squadra. Perché è la squadra che vince. Non vince né la Lega da sola, né Forza Italia da sola e neppure FdI da solo. Noi rimaniamo primo partito, ma ciò che è davvero importante è che tutte e tre le formazioni del centrodestra non scendano sotto la soglia che potrebbe mettere a rischio le elezioni.

 

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