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Palazzi & potere
MORO. COMMISSIONE: INDAGINE SU RUOLO PALESTINESI E HYPERION

Affaritaliani è in grado di pubblicare la relazione integrale.

 
 
L'attivazione dei palestinesi durante il sequestro Moro fu "continuativa" e finalizzata ad una trattativa per salvare il politico Dc.  "A maggio- si legge- la trattativa si interrompe bruscamente, poi si inabissa fino alla tragica conclusione del sequestro". Una delle ipotesi della commissione e' che il fallimento della trattativa sia stato "il frutto dello scontro interno alle Br tra l'ala legata a Potere operaio, a sua volta molto vicina alla Resistenza palestinese, e quella morettiana che deteneva l'ostaggio. All'indomani della conclusione tragica del sequestro forse Moretti- prosegue il documento- cerco' di ristabilire un contatto con l'Olp offrendo informazioni di loro interesse". Sul tema sono in corso accertamenti. "La conclusione provvisoria e' che la vicenda Moro e la sua tragica conclusione non sono separabili dal piu' vasto contesto internazionale del rapporto tra Italia e Medio Oriente", sottolinea il presidente Beppe Fioroni. Altra questione aperta e' quella del ruolo di Hyperion: nella relazione si legge che "nuove ricerche sono in corso per stabilire se e in che modo il gruppo del Superclan che diede vita a Hyperion sia intervenuto durante i 55 giorni" del sequestro. Ancora indagini infine sul rapporto tra le Br e la Raf. 
 
 
MORUCCI-FARANDA, CATTURA O AUTOCONSEGNA? 
 
 
Quella di Morucci e Faranda e' stata una cattura o una sorta di autoconsegna. E' uno dei temi su cui si e' concentrata l'attenzione della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro. Nella seconda relazione si legge che "dopo la loro definitiva fuoriuscita dall'organizzazione avvenuta nel febbraio '79, ultima tappa di una lunga lacerazione dei rapporti tra l'ala morettiana e quella filo-movimentista dei due bierre legati storicamente all'Autonomia Operaia, le Br volevano addirittura ucciderli". Sulla loro cattura ci sono "due rivelazioni di base", spiega la relazione. La prima e' "quella dell'allora funzionario della Digos Ansoino Andreassi, il quale affermo' che gli investigatori arrivarono al covo di via Giulio Cesare, di proprieta' di Giuliana Conforto, sulla base di una 'informazione secca e precisa, proveniente da ambienti non legati all'eversione'" e "'l'informazione venne regalata alla Polizia, non estorta, sono quelle cose che capitano inaspettatamente'". La seconda e' quella di Cossiga che disse di aver saputo che Giorgio Conforto, padre di Giuliana e agente di influenza sovietico, "per difendere il Partito comunista italiano da accuse di collusione con il terrorismo, denunzio' a Masone Faranda e Morucci che abitavano in casa di sua figlia". Per la commissione "potrebbe essere fondata la tesi di Cossiga sul ruolo di Conforto padre, che sarebbe intervenuto negoziando la consegna degli ingombranti ospiti, anche per salvaguardare la figlia che, arrestata e imputata di favoreggiamento personale, partecipazione a banda armata, ricettazione di armi e documenti di identita' e falso, usci' indenne dalla vicenda giudiziaria".
 
 
POSSIBILE COVO IN ZONA BALDUINA
 
 
Un possibile covo brigatista nell'area della Balduina, non lontano da via Fani, in una palazzina di via Massimi che avrebbe avuto "una specifica funzione almeno nella prima fase del sequestro". E' uno degli elementi su cui si e' concentrata l'attenzione della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro. Nella sua seconda relazione, approvata all'unanimita', la commissione osserva che in due palazzine in via Massimi si sono registrate, si legge, "una serie di presenze significativamente legate all'area politico-ideologica in cui e' maturato il sequestro Moro, quella di un uomo straniero, quella di un esponente dell'Autonomia operaia romana e quella, successiva al sequestro, di un militante delle Brigate Rosse". Fioroni parla di "punto di appoggio o vero e proprio covo" e osserva che "una copertura medica per i brigatisti feriti" era "indispensabile in zona" e riferisce che gli atti su questa ipotesi sono stati trasmessi alla Procura di Roma e sono quindi "coperti dal segreto". 

 

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