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Politica
Pd: dopo l’intervista di Castagnetti nasce il "Partito del Presidente" di Mattarella?

Pd: dopo l’intervista di Castagnetti nasce il “Partito del Presidente” di Mattarella?

Il congresso di febbraio si avvicina e crescono le tensioni e le contorsioni nel Partito democratico. Infatti occorre ricordare che quando venne costituito nel 2007 il Pd risultava essere una sorta di fusione a freddo di due componenti: una era quella ex comunista identificata negli allora Democratici di Sinistra di Piero Fassino e l’altra era la Margherita di Francesco Rutelli che rappresentava, tramite i Popolari, la componente democristiana di sinistra che faceva riferimento all’esperienza elettorale dell’Ulivo con Romano Prodi, Walter Veltroni e Massimo D’Alema.

In pratica il Partito democratico è stato l’esperimento di un “piccolo compromesso storico” che ha unito l’ex PCI di Enrico Berlinguer ed una parte della Democrazia Cristiana di Aldo Moro.

Queste due componenti non si sono mai veramente amalgamate e negli anni hanno sempre mostrato una carta valoriale distinta sia pure nella concordanza di un tema di fondo che era il “sociale”, erede appunto della componente socio – comunista e di quella dell’impegno cristiano.

Ma la società evolve e così il Pd, nella componente ex comunista e poi socialista, ha sempre di più abbandonato il riferimento originario alle lotte dei lavoratori per spostarsi verso l’impegno sui diritti civili con risultati non esaltanti. Proprio questo sta ora determinando la crisi perché le battaglie Lbgt stanno facendo diventare il Pd una sorta di grande “partito radicale di massa”. La componente cattolica, con tutta l’apertura sociale di Papa Francesco e l’eredità del Consiglio Vaticano II, questo non lo può accettare.Alla luce di ciò si capiscono meglio le recenti dinamiche interne.

Se vincesse il Congresso Elly Schlein la scissione sarebbe inevitabile. Per questo Pierluigi Castagnetti, l’ultimo segretario dei Popolari, ha rilasciato una intervista a Repubblica in cui ha dichiarato: "I sondaggi di questi giorni sul Pd purtroppo non mi stupiscono, frequento la realtà, che è a disposizione di tutti. Il problema del Pd non è se si allontana Pierluigi Castagnetti, sono gli elettori che se ne sono già andati e continuano ad andarsene. È difficile pensare che se ne siano andati perché il Pd era poco di sinistra, visto che chi è uscito dal partito per andare più a sinistra ha preso l’1,5%. Il problema è nella nostra testa, dobbiamo capire come è cambiato questo Paese".

Pur non citando mai direttamente la Schlein è chiaro quale sia stato il bersaglio dell’ex democristiano che ha così continuato: “Che nel tempo della chiesa di Papa Francesco e della Cei del Cardinale Matteo Zuppi si continui a dire che il problema è il rapporto tra laici e cattolici, è da gente fuori dal mondo. Che noi regaliamo la politica ecclesiale, che pure uno Stato deve avere, alla destra perché non vogliamo occuparci di queste cose è pura follia, un non senso per un partito che vuole continuare ad essere di peso. È ovvio che la destra fa il suo mestiere, ma noi dobbiamo avere un rapporto con la religione cristiana, la più importante del nostro Paese, di reciproco rispetto e non di strumentalizzazione. Ma il reciproco rispetto implica la necessità di una relazione".

Dunque il pericolo paventato da Castagnetti è quello dei cattolici definitivamente sedotti dal centro – destra. Non sfugge in tal senso il fatto che tutti gli esponenti di quella coalizione, ed in particolare Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, cioè gli azionisti di maggioranza, siano ferventi cattolici. Non sfugge anche e soprattutto che Castagnetti è uno degli uomini più vicini al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e non si può non pensare che non ci sia stata una consultazione tra i due prima della clamorosa uscita dell’ex segretario dei Popolari.

Chiaramente questo era l’unico modo per Mattarella di intervenire pesantemente nel Congresso del Pd senza comparire ovviamente in prima persona. Ma quello che dice Castagnetti è esattamente quello che direbbe Mattarella se potesse abbandonare la sua posizione di super – partes.

Il contemporaneo appoggio di un altro dei fondatori dell’Ulivo, Arturo Parisi, che in una intervista sempre a Repubblica, inficiata da un pieno democristianesimo semantico che la rende abbastanza criptica, dà comunque spazio al disagio cattolico dentro il Pd che sfocia in un altro avvertimento: attenti ci siamo anche noi cattolici e non solo la Schlein e similari.

Probabilmente sta nascendo quello che potremmo definire il “Partito del Presidente” e non potrà non condizionare fortemente il prossimo Congresso che ha ambizioni di essere costituente.

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