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Politica
Letta si prepara per il post-elezioni, tra vecchie correnti e giovani rampanti

Obiettivo: Pd primo partito. Ma nei territori già si scaldano i muscoli

“Vuole conoscere il futuro del Pd? Segua le mosse di Franceschini...”. La battuta di uno storico esponente Dem è molto indicativa del credito di cui gode il ministro ex democristiano, abilissimo a fiutare e orientare le vicende dell'eterogeneo universo democratico. Il suo ruolo sarà determinante anche dopo il 25 settembre, quando si decideranno le sorti di Letta. Con la possibilità di una larga vittoria della coalizione di centrodestra sempre più accreditata dai sondaggi, la sua posizione è appesa al fatto che tra i singoli partiti il Pd batta Fdi, risultando il più votato nel Paese. In questo modo Letta andrebbe con l'onore delle armi a fare il capo dell'opposizione, altrimenti si aprirebbe di fatto un nuovo congresso-psicodramma, con i soliti contendenti. Più alcune facce nuove.

Certamente sarà in primo piano quella di Bonaccini, così simile a un Mario Brega giovane e testosteronico, che viene indicato da molti come il favorito. Questo anche perché ufficialmente non appartiene a nessuna corrente e, quindi, potrebbe essere un punto di caduta gradito ai vari cacicchi. Attenzione, però: spesso chi entra Papa esce cardinale e quindi va tenuto d'occhio anche il sindaco di Firenze, Nardella. Di certo nessuno dei due è inviso a Base Riformista, la corrente guidata dal ministro Guerini e che ha palesemente manifestato il suo dissenso sulle liste elettorali non partecipando al voto. Per forza: considerati le “quinte colonne” del renzismo nel Pd, sono stati fortemente penalizzati nella selezione delle candidature. Non che quando toccò a loro fu molto diverso (Renzi nel 2018 lavorò più di accetta che di fioretto), ma nemmeno si può pretendere che stiano sereni e mostrino l’altra guancia dopo l’esclusione di gente come Morani, Ceccanti e Lotti. Fiano è stato spedito a giocarsi la rielezione in uno dei collegi più insidiosi della Lombardia, mentre l'ha scampata davvero bella Marcucci, riproposto al Senato quando molti scommettevano sul suo taglio e sul conseguente trasloco in Italia Viva.

La minoranza è animata da spirito di rivalsa, ma sa bene di aver bisogno di appoggi per poter dire la sua. Il pensiero va subito ad Area Dem, la corrente di Franceschini, che ha già dato le carte nelle elezioni di Zingaretti e dello stesso Letta. Se volesse schierare al congresso un'esponente della propria scuderia toccherebbe all'ex ministra Pinotti - che non si ricandida in Parlamento - altrimenti si giocherebbe una sorta di golden share in ogni possibile alleanza. Scegliersi i compagni di strada giusti è indispensabile. Lo ha capito anche Zingaretti, che le correnti voleva disintegrarle e ora di fatto ne guida una: Prossima. Ne fanno parte Furfaro, Oddati e Vaccari, ma non Bettini: ora anche lui guida un gruppo a se’ stante, ovvero Agorà, nato poco dopo l’omonima iniziativa che Letta aveva rivolto alla “intelligenza collettiva” del territorio. Una coincidenza foriera di diversi mal di pancia. 

La parte sinistra del partito, ça va sans dire, è quella più frastagliata. Il gruppo più numeroso è Dems, che fa riferimento a Orlando, affiancato da pezzi grossi come Misiani, Benifei e (seppure con qualche turbolenza intestina) Provenzano. Nata nel 2017, la corrente del più volte ministro ha assorbito molti ex civatiani che facevano parte di Rete Dem. Nei Giovani Turchi di Orfini figurano brillanti giovani come Pini, Raciti e Gribaudo, ma solo quest'ultima, che fa parte della segreteria nazionale, è stata ricandidata. Uno smacco che non è passato senza polemiche. Cuperlo guida “Radicalità per ricostruire”, che, come si evince dal nome, è la corrente più a sinistra ed è nata in piena pandemia. I confini tra queste aree sono piuttosto permeabili e l'imminenza di elezioni e congressi favorisce matrimoni anche inaspettati. Lo stesso vale per le correnti più centriste, che fanno capo rispettivamente all'ex ministra De Micheli (Rigenerazione Democratica, vicina a Letta) e all'ex viceministra Ascani (Energia Democratica). Più che l'affinità ideologica derivante dall'aver gravitato nell'orbita di Renzi, conta la necessità di fare massa per poter incidere, in uno scenario che però sta mutando in modo significativo.

Le correnti del Pd in movimento: le novità in divenire

Al prossimo congresso ci saranno anche soggetti nuovi o rinnovati, a partire da quello di Letta. Se il segretario in carica ha finora tenuto insieme le varie anime del partito non è solo per la sua proverbiale pazienza, ma anche per la sua neutralità rispetto alle varie correnti. Ora però todo cambia, perché giocarsi la partita da solo significherebbe candidarsi a fare il vaso di coccio. C'è chi dice che la sua squadra sia in fase di costruzione e che la compilazione delle liste - insieme al fido (Marco) Meloni - non sia stata che il primo tassello del puzzle.

Non va sottovalutato nemmeno il ritorno degli ex figlioli prodighi di Articolo 1, intanto “ospiti” nelle liste, ma poi quasi certamente reintegrati nel partito. Un'operazione delicata, che porterebbe Speranza a far parte del caminetto come capo della (ennesima) gamba mancina del partito. E ancora non è finita. C'è chi giura che un ruolo determinante sarà giocato dai Giovani Democratici, la sezione giovanile del Pd, che ormai ha adottato schemi e strumenti tipici delle correnti e li maneggia con un notevole savoir-faire. Tra documenti programmatici e richieste perentorie (liturgia tipica anche delle correnti, appunto), gli ambiziosi Gd sono riusciti a piazzare quattro loro esponenti nelle liste per il Parlamento, sulla scia degli ottimi risultati ottenuti nelle ultime elezioni in varie città. Gli “occhi della tigre” ci sono, i denti e gli artigli pure.

Nati per apportare un necessario ricambio generazionale, i Gd paiono soprattutto determinati a seguire le orme di quei leader che inizialmente avevano come punti di riferimento. Magari qualcuno di loro pensava di guidarli strumentalmente, in un mondo nel quale serve tanto pelo sullo stomaco, ma ha dovuto rivedere i propri piani. Crescendo, si stanno affrancando sempre più dai padri putativi e oggi vale la logica del “doppio binario”: da un lato ci sono ovvi legami con le correnti consolidate, dall'altro ci sono gruppi interni che si basano su dinamiche del tutto diverse e indipendenti, a partire dai rapporti territoriali. Un esempio esplicativo è la candidatura in Parlamento di Caterina Cerroni, da un anno coordinatrice nazionale: è il frutto di un accordo politico, per il quale Cerroni verrà sostenuta alle elezioni del 25 settembre, ma poi la guida dei Gd passerà a un esponente dell'area di riferimento del suo pari grado, Raffaele Marras. Chi sarà? In pole position c'è Tommaso Sasso, rientrato nel Pd romano dopo aver partecipato alla scissione di Articolo 1. La cosa curiosa è che Sasso è molto vicino a Provenzano, mentre Cerroni ha come riferimento Orlando: stessa corrente dei senior, ma due posizioni diverse tra i Gd. Qualora ve ne fosse bisogno, è l'ulteriore dimostrazione di come i ragazzi della cantera siano ormai diventati grandi e rappresentino, se non una “corrente” fatta e finita, un soggetto politico autonomo all'interno del Pd. L'ennesimo. 

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