Elly Schlein chiude la Festa dell’Unità a Reggio Emilia e lancia un avvertimento ad alleati e potenziali competitor ai gazebo: “Se faremo le primarie, vinceremo”. Parole che arrivano dopo giorni di silenzio davanti agloi esponenti del Pd, capi area e padri nobili, che manifestavano dubbi e vere e propri timori sui gazebo. Da Speranza a Bettini, passando anche per De Pascale e Bonaccini, in tanti e con diversi accenti hanno sottolineato la necessità di fare, almeno, un ‘supplemento’ di analisi della situazione del centrosinistra. Il rischio, questa la tesi, è che le primarie si trasformino in una guerra fratricida che porti alla ‘morte in culla’ dell’alleanza. Ad andare dritti, però, sono i protagonisti della corsa. Giuseppe Conte ed Elly Schlein. “Prima affiniamo il programma, poi decideremo con gli alleati: o si arriverà a un accordo o faremo le primarie. E se faremo le primarie le vinceremo”.
“Quest’anno la festa dell’Unità cade in una fase cruciale, non solo per noi ma per il paese, un grande momento di ascolto di quello che si muove nel Paese”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante l’intervento conclusivo alla Festa nazionale del Pd a Reggio Emilia. “Chi vuole governare il cambiamento deve innanzitutto essere capace di comprenderlo“, aggiunge la segretaria Pd. “Abbiamo perseguito due obiettivi: l’unità del Pd che serve per l’unità della coalizione di centrosinistra che vincerà le prossime politiche. L’unità non ce lo chiede il medico, ma i nostri elettori. A voi dovevamo questa unità”. Schlein rivendica che “oggi dopo anni di lavoro testardamente unitario c’è una alleanza progressista che governa insieme e governa bene. Non c’è una amministrazione che si sia dimessa”, ricorda Schlein, “noi l’unità la pratichiamo ogni giorno, faticosamente nell’interesse del Paese“.
Per affinare il programma coune dovremmo aprirci alla società italiana, fuori dai partiti”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante l’intervento conclusivo alla Festa nazionale del Pd a Reggio Emilia. “Lo abbiamo visto con la battaglia per il referendum, da quella spinta di partecipazione popolare dobbiamo ripartire. Se in quel referendum in 15 milioni hanno votato come noi, diamoci le forme per affinare il programma e coinvolgere quelle persone. Troppe persone pensano che il voto non faccia la differenza nelle condizioni materiali delle persone. Rimbocchiamoci le maniche per essere parte del cambiamento che vogliamo, diciamo alle persone venite, aiutateci perchè la partita sarà fondamentale. La destra nazionalista è arrivata qui prima che altrove e a noi tocca la responsabilità di mandarla a casa. Una sfida così non si affronta da soli, non abbiamo pretesa autosufficienza. Vorrei un impegno condiviso e collettivo: diamo noi l’ascolto che è mancato dal governo. Diamo noi un pensiero lungo al Paese, come diceva Berlinguer”.


