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Politica
Pd e sinistra alle corde fanno girare il disco rotto: "Meloni fascista"

Il Pd, privato dell’ombrello protettivo di Draghi e del suo esecutivo, punta sulla propaganda “ideologica” dei tempi che furono

I trentacinque milioni di italiani in vacanza per Ferragosto e gli altri rimasti a casa hanno tutt’altro in testa che pensare al voto del 25 settembre. Qualunquismo, si dirà. No. Distacco dal solito modo di fare campagna elettorale parlando del “sesso degli angeli” e demonizzando l’avversario come stanno facendo soprattutto il Pd e la sinistra, sempre più estremi. Scendono in campo anche le riserve. Ieri l’ex premier Prodi con una invettiva contro il centrodestra: “Se vince, rischi per la democrazia”.

L’altro ieri certi interessati amici della sinistra nostalgica ricordando che queste elezioni saranno a meno di un mese del centenario della Marcia su Roma delle camice nere  mettendo la Meloni nel solco del populismo di Mussolini.

L’abiura del fascismo da parte della leader di FdI pronta a entrare a Palazzo Chigi? Solo un “patetico trucco”, è il refrain da sinistra. Qui siamo. Al gioco delle tre carte.

All’inquinamento dei pozzi. Il Pd, privato dell’ombrello protettivo di Draghi e del suo esecutivo, punta sulla propaganda “ideologica” dei tempi che furono. Dov’è finita l’armata del centrosinistra dopo la fine dell’accordo Letta-Calenda e la nascita di un velleitario terzo polo centrista (c’è già chi lo definisce “polletto”) e i 5Stelle che corrono in solitaria?

Letta, il colto democristiano discepolo prediletto di Beniamino Andratta resuscitato sette anni dopo essere stato sepolto da Renzi, si trova stavolta tutt’altro che “sereno” con il PD sempre più solo e spinto sempre più a sinistra dai nuovi e turbolenti alleati quali Sinistra Italiana, Verdi e + Europa.

Messa sulla bilancia la storia (a zig-zag) e i programmi (incompatibili) di questi partitini e dei rispettivi capi e capetti come si può pensare dopo il 25 settembre a una possibile alleanza di governo del Pd con Calenda, Renzi, il M5S, cioè l’Armata Brancaleone? La sinistra insiste sulla via inclinata della propaganda ideologica perché negli ultimi sondaggi FdI perde un punto pieno rispetto a una settimana fa.

Ma Letta resta nel pantano con il Pd sotto il 23% alla guida di una coalizione di centrosinistra sul 32%, con il centrodestra dato attorno al 48%. Si respira aria da 18 aprile 1948 e da 27 marzo 1994, non certo per la partecipazione popolare ma per il risultato di quelle due elezioni finite la prima con il trionfo della DC cattolico-degasperiana e il ko del Fronte popolare egemonizzato dal Pci di Togliatti e la seconda con il trionfo del novello Cavalier Silvio Berlusconi e lo sfarinamento del Pds, la “gioiosa macchina da guerra” dell’ingraiano, anti-amendoliano e anti-craxiano Achille Occhetto. Così gli italiani non solo non giocano ma non sono interessati alla partita neppure come spettatori.

Gli ultimi sondaggi prevedono una affluenza non oltre il 65-66% ovvero 7-8 punti in meno delle elezioni 2018, allora con il trionfo dei 5 Stelle (32%) e la scoppola del Pd al 18,7%. Quello stesso Pd di Letta che butta benzina sul fuoco contro la Meloni “pericolosa” perché leader di un partito di matrice fascista e contro Berlusconi che rilancia sul presidenzialismo, quindi destabilizzatore della Costituzione.

L’attacco alla Meloni di essere “figlia della Lupa” è strumentale: per la destra ex Msi deve valere Fiuggi del 1995 come per la sinistra ex Pci vale la Bolognina del 1991. Fascismo e comunismo sono ideologie sconfitte dalla storia e nei fatti. Ma, si sa, gli esami non finiscono mai e ogni colpo basso è buono se mette in difficoltà l’avversario.L’Italia ha bisogno di un esecutivo all’altezza della situazione, con un premier autorevole.

Se, grazie al voto del 25 settembre, la Meloni diventasse premier saranno i fatti a giudicare il suo operato. Vale per tutti gli inquilini di Palazzo Chigi ma in questo caso vale ancora di più per la Meloni e per FdI che non possono dimenticare che l’Italia è figlia della Resistenza nata dalla lotta antifascista che disse no al sopruso eletto a regime e al delitto come strumento per il comando politico e che sul Colle c’è chi ne è il degno garante.

Se il centrodestra pensasse che questa è solo retorica, sbaglierebbe e ne pagherebbe poi il conto. L’Italia ha bisogno di un governo che governi ma nell’unità dei principi costituzionali, non in una nuova divisione fra buoni e cattivi.

Sì, gli esami non finiscono mai. Vale per tutti, oggi per la “nuova destra” come ieri per la “nuova sinistra”. La sfida è aperta. Anzi, la sfida continua. Se, come i sondaggi dicono, gli italiani volteranno le spalle al PD e al centrosinistra per consegnare il Paese alla destra della Meloni con due ali di punta quali Salvini da una parte e Berlusconi dall’altra, non resta che prenderne atto. La democrazia deve valere sempre. Lo ricordino nel Pd e dintorni, anche quando a vincere sono gli altri.

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