Per l’accoppiata Bonaccini Schlein, piove sul bagnato
Piove governo ladro? Certo! Questa frase storica, simpaticamente ironica verso i lamentoni che tendono a scaricare ogni colpa sul governo, questa volta si può esclamare stando nel vero. Intendendo per “governo”, sia quello centrale, che quello regionale di Bonaccini e Schlein.
Addirittura fino al dopoguerra, anni ’50, i comuni vicini o attraversati da fiumi, mandavano operai a ripulire il greto di fiumi e torrenti e a curare i loro argini, appunto per arginarli in caso di piena.
Per l’accoppiata Bonaccini Schlein, piove sul bagnato: considerate anche le analogie fisiche, siamo alla coppia Stanlio e Ollio. Ollio Presidente della regione, Stanlio Vicepresidente fino al 24 ottobre 2022, addirittura con la delega al Patto per il clima, non hanno tenuto conto del salto tecnologico da allora a oggi. Quindi, eliminata quella fatica, per mancanza d’iniziativa e di fantasia, la surreale accoppiata PD, non ha trovato nulla di meglio che restituire, alla fine del 2022, 55 mln dei 72 avuti per la manutenzione dei corsi d’acqua. Roba da veri matti!
Mentre… altrove, i cinesi a Wuhan stanno realizzando una città spugna, ovvero una città con aree permeabili per lo stoccaggio di acqua piovana, prevenendo così le inondazioni.
Ma torniamo al “Piove, anzi, diluvia… governo ladro. Il nostro bellicoso governo, al comando di una sempre più strabordante Ducessa, quanto ha intenzione di stanziare, quanto prima per gli alluvionati? Ho controllato varie voci, perché incredulo sull’esiguità della cifra: 30 mln, se non si tratta di un errore iniziale, ripreso da vari siti. E quanto ha regalato a Zelensky, solo in un anno, col governo mugugnante e zitto? Esattamente dieci volte tanto: 300 milioni.
Allora è giusto, che gli emiliani, ma anche i romagnoli, fino agli abitanti vicini al fiume Foglia che bagna Pesaro, dicano “Piove! Anzi, diluvia sulla terra della scoppianda accoppiata di becchini del PD. E tu, Governo, potevi darci 330 mln e non sarebbero bastati! Governo ladro e più somaro dei somari!”
Vediamo perché.
Historia Magistra vitae
Maestra di vita? E l’alluvione del Polesine del 1951? Più di 100 morti e 180.000 senza tetto. E quelle del ’57, ’60, ’66? Allora, siamo realisti: nessuno poteva pretendere dalle nostre regioni e città più a rischio di realizzare progetti tipo “città spugna”, come Wuhan, ma almeno il contenimento dei fenomeni di straripamento, per evitare tragedie, mediante bacini di raccolta acque e invasi, quello si poteva e doveva realizzare.
Certamente il governo attuale non può essere accusato di nulla, se non d’avere sperperato soldi per una guerra che non ci riguarda minimamente. E la Piaciona, non racconti balle grossolane, la più ridicola delle quali è che, aiutando Zelensky a 360 gradi, difendiamo la nostra democrazia: BUM!
Ho scritto parecchie volte che non ha studiato la storia dell’Ucraina. Avendo come titolo di studio un diploma linguistico, ottenuto quando “la scuola non era più quella di una volta”, probabilmente, non avrà studiato nemmeno la Storia, come andrebbe studiata. Figuriamoci poi quella contemporanea! Quindi, non ha avuto modo di meditare sulla veridicità dell’affermazione che la Storia sia maestra di vita.
Chissà chi fu il primo a lasciar scritto quest’affermazione.
Per noi latini fu Cicerone. Secondo Machiavelli il perché è dovuto al ripresentarsi di situazioni simili. Gramsci, constatando però che gli uomini ripetono gli stessi errori, aggiunse al detto che cotanta Maestra, non abbia discepoli.
Alla scuola elementare di una volta, per invogliarci a studiare di più e meglio la storia ci ripetevano in continuazione la splendida e tranquillizzante affermazione.
Ma già all’esame di terza media, quello di una volta che se non lo superavi, non potevi accedere al liceo, si poteva constatare che i Bignami (libricini riassuntivi che tagliavano tutte le chiacchiere esplicative tra una guerra e l’altra) riportavano un elenco di date con l’inizio e la fine delle guerre e quattro o cinque righe per sintetizzare i motivi dello scoppio delle guerre, per non parlare poi dell’indice degli argomenti che, riga dopo riga, elencava solo i nomi di battaglie e guerre). Si poteva trarre questa ovvia conclusione che, ci accorgemmo successivamente, non concordava con la spiegazione gramsciana, in quanto i discepoli sono tutti quelli che continuano a dire “La storia è maestra di vita”, ma gli scolari sono tutti gli uomini.
Ricordando poi l’amara constatazione, per cui “Governare gli italiani, non è difficile. È inutile.”, saremmo tentati ad attribuirla a disfattisti frustrati per i loro insuccessi. In effetti, si espresse in tal modo, Benito Mussolini, che ebbe il famoso ventennio per dimostrare, lui maestro, quanto avesse appreso dalla maestra di vita. Uno dice “ci credo che disse quella frase, con la fine che fece…” No! La pronunciò quando ovviamente, non poteva immaginare quale trattamento avrebbe avuto dagli scolari italiani. E possiamo immaginare cosa pensò e disse sua moglie Rachele, vedendolo appeso come un maiale a testa in giù, col corpo crivellato di colpi inutili, tranne i primi (quando era in piedi, spalle al muro) e il volto irriconoscibilmente maciullato.
Sicuramente l’avrà pensata in continuazione e chissà quante volte esclamata Bettino Craxi, dall’altra sponda del Mediterraneo. E, anche in questo caso, immaginiamo sua figlia Stefania.
Uno obietta “vedi che questi erano frustrati che quindi non possono far testo?”
Già… ma il fatto è che Il primo a coniare l’aforisma, generalmente è considerato… il grande Giovanni Giolitti. Dopo 5 governi succedutisi dal 1892 al 1921, considerato un trasformista dittatore parlamentare, accusato da destra d’essere un bolscevico e da sinistra d’essere un corrotto, “ministro della malavita”, dopo una vita dedicata a governare gli italiani, avrebbe avuto ben donde a trarre quel bilancio finale.
Ma chissà quanti altri coraggiosi sperimentatori, partiti animati dai più nobili propositi, avranno ripetuto, sconsolati il bel aforisma, facendolo diventare un autentico luogo comune. Tanto comune che bisognerebbe scriverlo, non so se come premessa o conclusione della Costituzione più bella del mondo.
Perché è ovvio che gli eventi non si ripetano identicamente, nei particolari delle nuove situazioni, ma gli Statisti degni di questo nome e gli uomini che conoscono la Storia, sanno vedere le linee generali delle conclusioni da trarre nelle situazioni “simili”.
Alla luce di ciò, noi italiani siamo pessimi scolari e non capiamo le lezioni da trarre dalla Storia, in situazioni simili.
Addirittura, noi italiani, modestamente, siamo peggiori degli asini.
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Perché gli ultimi studi dimostrano che la memoria asinina sia eccellente. Fanno tesoro delle loro esperienze, a differenza di noi italiani. È noto che, a distanza di 10 o 20 anni, riconoscano e mostrino gratitudine o diffidenza, verso persone con le quali avevano interagito e in particolare, familiarizzato. Ricordano perfettamente un percorso non semplice fatto anche poche volte. In quanti film western si vede un asino riportare a casa, sul groppone il padrone morto?
Tutto questo per dire che, finalmente, almeno uno dei politici che attualmente contano di più, Giuseppe Conte, meno asino dei collegi, consapevole dell’estrema pericolosità del percorso intrapreso dalla Piaciona della Garbatella, ha esternato in modo inequivocabile ciò che dovrebbe dire qualsiasi persona che percepisca la pericolosità delle mosse che sta facendo, per giunta non condivise dagli italiani, meno asini di lei: che è una guerrafondaia che non si accorge che stiamo andando verso una guerra nucleare. Un politico che si atteggia a statista, non si esprime sulla guerra come se stesse giocando al Totip: “Io punto su Kiev”.
Alla Piaciona, purtroppo, il successo ha dato alla testa e se l’è montata troppo. Allora sembra euforicamente esagerata, quasi impazzita: straparla, straride, straviaggia, strabbraccia, strabacia, (con Zelensky, non resta che baciarlo in bocca), straguarda intorno, stracerca applausi: insomma, straborda a 360 gradi anzi, per chi sa un po’ di matematica, bisogna dire “straborda a 4 π”, cioè in tutte le direzioni non del piano, ma dello spazio.
Non penso d’essere un critico eccessivo, in quanto tutti riconoscono che stia esagerando lei, la Piaciona stratruccata. È diventata la macchietta di sé stessa: finirà con imitazioni anche nei capannoni nelle fiere di paese.
E, cotanta esuberante Condottiera, che smanica tanto per diventare la Capa dei cagnolini al guinzaglio di Biden, non si accorge d’aver commesso lo stesso errore che rimprovera al Duce: l’ingresso in guerra, convinta di stare col sicuro vincitore. Solo che il Duce, nei suoi errori, si comportava come la Storia insegnava che ci si potesse comportare: è andato, fuori tempo massimo, in cerca di colonie, perché così avevano fatto gli altri, a cominciare dai suoi censori, inglesi e francesi e poi è entrato in guerra da sciacallo tragicomico. Ha dichiarato guerra alla sconfitta Francia, tre giorni prima della capitolazione, per poter sedere al tavolo dei vincitori. La Piaciona è una giocatrice d’azzardo e non tiene conto che la disperazione del “morsa tua, vita mea” (così si son messe le cose) può portare alla soluzione “muore Sansone o l’anti-Sansone a scrocco, paravento della Nato, con tutti i filistei”.
Il 15/5, finalmente, sul Fatto quotidiano, Fabio Mini ha scritto un articolo “Il terrore di Stato che in Ucraina viene taciuto”. Chi può farlo leggere a chi, come la Piaciona, non conosce la Storia?
E come la metterebbe la Condottiera, se si avverasse ai primi di giugno, il possibile default americano, che potrebbe comportare una riduzione dei contributi a Zelensky?
Oppure se, finalmente, si svegliassero i pacifisti americani?
Anche al Totip, anche con le corse truccate, può capitare d’avere puntato sul cavallo che non vince.
Clamoroso caso Rovelli
La linea hitleriana del tragiclown sbaciucchiato in continuazione dalla sua ammiratrice e sostenitrice coi soldi nostri, cioè fuori russi e filorussi vivi o morti da ogni attività (artistica, sportiva, politica) in presenza di ucraini, ovvero o noi o loro, ha avuto un’applicazione grave e meschina da parte dell’associazione librai italiani, che ha annullato l’intervento italiano alla Fiera del libro di Francoforte, pur di non far parlare il nostro prestigioso e coraggioso fisico, libero pensatore col cervello non all’ammasso.
Nulla da eccepire dalla girandolona che ha messo la faccia su una linea di questo livello? Anche lei, come gli americani, vuole esportare questo bel tipo di democrazia, in cui si “cancellano i liberi pensatori” come Rovelli?
La rozza ragazzotta da cui, purtroppo, dipende il nostro destino, salita al potere, a detta di tantissimi suoi elettori, “perché quegli altri sono peggiori”, dovrebbe parlare meno col monotono Zelensky (cosa dice oltre a “datemi più armi e soldi e sarà pace, con l’inevitabile vittoria?”) e meditare un po’ sui suoi “compagni di pensiero”, decisi a imporre il pensiero unico che potrebbe essere la nostra malattia terminale, come ben l’ha chiamata il filosofo Andrea Zhok.
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Basta guardare l’immagine che segue, per capire al volo di quale malattia si tratta.
Malattia terminale

Fonte: Andrea Zhok
Con questa malattia sono scomparsi i pacifisti anche in America, nazione in cui un tempo furoreggiavano?
Poco più di venti anni fa, si svolse in circa mille città di ogni parte del mondo, una manifestazione di pacifisti con organizzatori iniziali americani. Più di 100 milioni di persone sfilarono nelle piazze, con lo slogan “No alla guerra, senza se e senza ma”. Già… ma allora, nel febbraio 2003, l’eterna guerra degli Usa per esportare la democrazia, la conduceva il repubblicano George W. Bush, che invase l’Afghanistan…
Per farli ricomparire dovrebbe tornare alla Casa Bianca un guerrafondaio repubblicano.
Concludo ribadendo l’affermazione del 14/5: “l’unica possibilità per evitare l’allargamento e il peggioramento del conflitto ucraino è il ricorso al referendum, che Putin accetterebbe e che metterebbe in imbarazzo Zelensky e tutti i guerrafondai che vogliono la pace solo dopo la vittoria”.
In seguito a diverse lettere ricevute con gentili tirate d’orecchie, ricordandomi che i referendum ci sono già stati sette mesi fa e che Putin non accetterebbe di fare un altro referendum, specifico: i referendum di sette mesi fa non sono stati ritenuti validi, per le troppe testimonianze di irregolarità. Andrebbero ripetuti, mettendo con le spalle al muro Zelensky: dovrebbe accettarli sotto il controllo dell’Onu o, comunque, di controllori internazionali riconosciuti da ucraini e russi. Se è vero che i russi avevano vinto con percentuali del 90/95% , anche Putin dovrebbe ritenere più conveniente votare e passare come un invasore ragionevole, piuttosto che continuare la guerra a oltranza contro mezzo mondo. Il problema sarebbe convincere il fanatico conquistatore della ragazzotta, tornata all’antico “Vincere e vinceremo”.
