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Politica
Polo di centro, il progetto di +Europa

Un polo di centro è uno scenario immaginabile oppure è del tutto irrealistico? Le elezioni del 2018 hanno scompaginato l’assetto bipolare, tipico della seconda Repubblica, centrodestra versus centrosinistra. L’elemento di disturbo fu allora rappresentato dal Movimento cinque stelle. Non è detto però che la tripartizione delle forze in campo sia superata del tutto. E’ vero che il M5s è ormai sempre più orientato verso un’alleanza organica col Pd, ma nel panorama politico italiano potrebbe sempre irrompere un polo di centro. Una federazione che, declinata come europeista, liberale ed ecologista, è tra l’altro l’obiettivo da tempo perseguito proprio dal partito +Europa. D’altronde, già nell’attuale Parlamento +Europa e Azione di Carlo Calenda hanno dato vita ad una componente unitaria. Matteo Renzi, inoltre, fresco di colloquio con il segretario del Partito democratico, ha fatto capire chiaramente che in una stessa compagine non c’è spazio per Italia viva e Cinque stelle insieme. Dove si collocherà quindi, Iv? Uscendo dal perimetro dei Palazzi, inoltre, ci sono diverse iniziative che hanno preso corpo, a cominciare da Base Italia, l’associazione promossa dall’ ex segretario dei metalmeccanici Cisl Marco Bentivogli. E, infine, ci sono i Verdi che hanno da poco fatto capolino pure alla Camera con la deputata Rossella Muroni. In un polo di centro potrebbe esserci spazio pure per loro? Tutte domande che Affaritaliani.it ha rivolto a Benedetto Della Vedova, segretario dimissionario (in vista del prossimo congresso) di +Europa. Intervistato dal nostro giornale, il sottosegretario agli Affari esteri si è detto non solo convinto della “necessità di lavorare qui e ora ad un progetto che abbia una sua solidità e un perimetro ben definito”, ma anche fiducioso “che i tempi siano maturi. A maggior ragione adesso che la parola Europa non spaventa più come un tempo. E lo dice chi – ha aggiunto – ha avuto la forza di dar vita prima a Forza Europa e poi a +Europa, quando ancora la sola idea di consolidare attorno all’Ue un progetto politico era considerata un’idea folle”

Sottosegretario, secondo lei, quindi, un polo di centro è uno scenario immaginabile?
Al netto della geometria - sotto, sopra, sinistra, centro -, sono convinto da tempo che si debba lavorare a un progetto politico ed elettorale per il quale esistano più aggettivi indentificativi: riformatore - o riformista come preferiscono alcuni -, europeista, liberal democratico. Un progetto che abbia un suo perimetro distintivo rispetto agli altri perimetri. A tal proposito, ho da sempre un’idea ben precisa.

Quale?
Che la strada più promettente per arrivare a questo progetto unitario sia quella di tipo federativo, ma non sarà un problema di formule. L’obiettivo è dar vita a un’unione europeista e riformatrice a partire dalle forze in campo, piuttosto che da un partito ex novo.

E’ un progetto già avviato con Azione. Con Italia viva, anche alla luce dell’esito del colloquio tra Renzi e Letta, invece, non bolle nulla in pentola?
Noi abbiamo cominciato a lavorare con Azione. Con il partito di Carlo Calenda siamo arrivati anche ad una componente parlamentare unitaria, che non ha tanto un peso numerico, ma valore politico sì. Non solo, con Azione e altri abbiamo commissionato a Carlo Cottarelli e ad una squadra di esperti in diversi settori un lavoro che si chiama “Un Programma per l’Italia”, per andare oltre le sigle e lavorare a proposte programmatiche comuni. Dopodiché, sono convinto che altre personalità e associazioni, a cominciare da Base Italia promossa da Bentivogli, siano soggetti con cui dialogare e da coinvolgere.

E Italia viva?
Con Iv, al momento, il percorso resta distinto. Ci sono stati momenti di confronto acceso, ma questo è un po’ anche il frutto dei due anni vissuti dalla politica italiana. Basta ricordare che noi siamo stati all’opposizione del Conte bis, mentre Renzi ne faceva parte (anche se poi Italia viva è stata protagonista dell’iniziativa che ha portato all’esecutivo Draghi). Diciamo che, mentre con Azione abbiamo stretto i bulloni di un accordo, con Iv c’è confronto e consonanza su molti temi, soprattutto europei.

Insomma, non ci sono segnali all’orizzonte?
Non faccio previsioni, ma credo che il tempo aiuterà. Intanto Iv, come noi di +Europa, sostiene Calenda nella corsa al Campidoglio. Poi, lo stesso Renzi non ha escluso la possibilità di un dialogo con i dem. Anche io sono fiducioso che Letta sia interessato a un’interlocuzione con l’area che noi rappresentiamo.

Sta dicendo che guardate anche voi all’alleanza larga che ha in mente Letta?
Sto dicendo solo che le cose sono cambiate rispetto alla segreteria Zingaretti in cui la linea del Pd era schiacciata sul Movimento. Vediamo, dunque, come si porrà il nuovo segretario. E io sono fiducioso. Ma la priorità resta un’altra.

Il progetto federativo?
Che si arrivi nei prossimi mesi a definire un progetto autonomo, ma capace di allargarsi sempre di più.

Un eventuale polo di centro, soprattutto se di respiro liberale ed europeista, non sarebbe lo spazio più consono anche per Forza Italia? Come mai non c’è nessuna interlocuzione con gli azzurri?
Nei mesi della crisi del Conte Bis, insieme a Calenda avevamo esplicitamente parlato di una maggioranza Ursula per superare l’impasse, ritenendo proprio che si potesse allargare il perimetro a noi e a Forza Italia. Ma poi non se ne fece niente. Oggi, la Lega sostiene il governo di cui faccio parte, ma non immagino proprio la prospettiva di un accordo con il partito di Berlusconi se FI, in vista delle prossime elezioni politiche, dovesse avallare Salvini o Meloni come candidati primo ministro. Entrambi, tra l’altro, sono fuori dalla maggioranza Ursula al Parlamento europeo.

Esclusa Forza Italia, rimangono i Verdi. E’ ipotizzabile una loro presenza in un polo di centro?
Ritengo che per un’area europeista e liberal democratica il confronto con l’ecologismo politico sia imprescindibile e credo che vada aperto. I Verdi sono una famiglia politica distinta da quella europeista liberaldemocratica. Se fossimo forze a due cifre come in Germania il tema non si porrebbe. Ma nella situazione italiana, invece, un confronto tra liberaldemocratici e verdi è auspicabile. Aprire un dialogo non vuol dire arrivare a un progetto elettorale comune, ma comunque non lo scarterei in partenza. D’altronde, sui temi, tra noi e i verdi un confronto c’è sempre stato.

Ammetterà che la forza di questo progetto è appesa al tipo di legge elettorale che l’Italia si darà…
La priorità è lavorare a un progetto che abbia una propria solidità e una sua capacità di confrontarsi con qualsiasi sistema elettorale. Al momento sono abbastanza indifferente rispetto al tema. La direzione è e rimane quella tracciata. Un percorso che auspico di tipo federativo, perché avrebbe più chance di arrivare fino in fondo. Ma, come dicevo, non è un dogma. E questo, ripeto, va fatto indipendentemente e indifferentemente dalle prospettive di legge elettorale. Sa qual è la vera sfida?

No, la spieghi pure.
Offrire un punto di riferimento a milioni di elettori che nel corso dei decenni si sono espressi a favore di un progetto come questo. Basta guardare indietro alla lista Bonino per le Europee del ’99 che raggiunse l’ 8,5%. Fino a Scelta civica, in tempi più recenti. Non c’è mai stata la capacità di dare seguito e continuità a questo percorso. Ma adesso il contesto è favorevole.

Ne è sicuro?
Lo dice chi ha fondato prima Forza Europa e poi +Europa quando era davvero controcorrente pensare a un progetto politico in nome dell’Ue. Era considerata una follia. Oggi non è più così. Ecco perché bisogna consolidare attorno a un soggetto ampio questo ancoraggio.

E’ fiducioso sull’esito?
Sono fiducioso rispetto a questo progetto perché il progetto già c’è.

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