“Rai Scuola chiude. Ma vi dico una cosa: sarebbe un errore leggere questa decisione come un episodio isolato. Per capire cosa sta succedendo alla Rai bisogna rimettere in fila i pezzi. Facciamo ordine. Il centrodestra ha deciso di occupare il servizio pubblico. È quello che emerge dalla direzione politica impressa alla Rai”. Così sui suoi canali social la senatrice M5S Barbara Floridia, già presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Floridia punta quindi il dito contro la gestione della Rai e contro la situazione della Commissione parlamentare di Vigilanza, che “dovrebbe essere il luogo nel quale il Parlamento esercita il proprio controllo sul servizio pubblico”, ma che, secondo la senatrice, sarebbe stata “di fatto paralizzata”. Poi il caso Report: “una trasmissione diventata da tempo uno dei principali bersagli della maggioranza”. Floridia cita anche la vicenda dei dati richiesti dalla Vigilanza e gli attacchi al conduttore Sigfrido Ranucci, sostenendo che la trasmissione sia diventata “un problema politico da risolvere”.
La senatrice collega la vicenda anche alla riforma della governance della Rai e alla tempistica delle possibili nuove nomine: “Il Governo vuole cambiare le regole per arrivare alla nomina di un nuovo consiglio di amministrazione prima delle prossime elezioni. Il risultato è semplice da capire: che il centrodestra vinca o perda le elezioni, si ritroverebbe comunque con un CdA costruito sotto il proprio governo e con un presidente Rai espressione della propria maggioranza. Non più un presidente percepito come figura di garanzia, ma di una parte. Una Rai monocolore.”
Dentro questo quadro Floridia colloca anche la chiusura di Rai Scuola. “Un canale storico, che durante la pandemia ha svolto una funzione straordinaria: quando milioni di studenti non potevano andare a scuola, la scuola entrava nelle case anche attraverso la televisione. Adesso ci dicono che i contenuti saranno disponibili su RaiPlay. Ma un servizio pubblico non può ragionare soltanto sulla disponibilità tecnica di un contenuto. Deve chiedersi chi riesce davvero ad accedervi. Non tutte le famiglie possono permettersi una smart TV, un computer per ogni figlio, una connessione veloce e stabile.” Insomma, per Floridia il “servizio pubblico smonta un presidio educativo e culturale per sostituirlo con una narrazione identitaria. Il servizio pubblico dovrebbe fare esattamente ciò che il mercato non ha interesse a fare. Dovrebbe dettare l’agenda anziché inseguirla, aprire spazi, dovrebbe educare, formare, elevare.”
La posizione del Partito democratico
La critica arriva anche dal Partito democratico, che contesta la scelta di sostituire Rai Scuola sul digitale terrestre con un canale dedicato alle “emozioni identitarie”. La vicepresidente della Camera Anna Ascani e la deputata Irene Manzi definiscono la decisione una scelta che “dice molto dell’idea di servizio pubblico dei vertici dell’azienda”. Per le due parlamentari, Rai Scuola ha rappresentato per anni un presidio dedicato a divulgazione, scienza, cultura e formazione e proprio per questo dovrebbe essere potenziato, non ridimensionato, in una fase segnata da disinformazione, intelligenza artificiale e nuove disuguaglianze nell’accesso al sapere.
Stefano Graziano, già capogruppo dem in Vigilanza Rai, ha presentato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Istruzione e del Merito, sottoscritta anche da Manzi, Ascani e altri parlamentari del partito, chiedendo di scongiurare la chiusura e garantire la permanenza di Rai Scuola sul canale 57 del digitale terrestre.


