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Politica
Recovery Plan, galera da guerra per difendere il nostro futuro dalle mafie
(fonte Lapresse ) Mario Draghi

Il Recovery Plan rappresenta per l’Italia, e non solo, un vero e proprio Piano Marshall dedicato alla ricostruzione.

Oltre 200 miliardi che, grazie all’esperienza di Mario Draghi, saremo sicuramente in grado di ottenere. Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: li sapremo spendere bene e soprattutto saremo in grado di non farceli rubare dalle organizzazioni mafiose che nel nostro paese vivono e prosperano sulla pelle di tutti gli italiani onesti?.

Ecco questo è il vero pericolo che corre il nostro paese, raso al suolo sia sanitariamente che economicamente, da una pandemia gestita in maniera insufficiente dal passato Governo.

Già abbiamo visto molti squali aggirarsi assetati di sangue  su contratti miliardari di mascherine “tarocche” o su banchi girevoli pagati a peso quasi d’oro e adesso utili solo negli autoscontri delle fiere di paese. O altri squali, di caratura mafiosa, gettarsi a picco su aziende in crisi da “non lavoro” e sommerse da debiti  per acquistarle a prezzo stracciato.

Figuriamoci di fronte all’arrivo di oltre 200 miliardi di euro. Una valanga di denaro che deve avere però un’unica destinazione: quella di risollevare il paese garantendo il futuro alle nuove generazioni di quei giovani ora costretti alla Didattica a Distanza.

Adesso, finalmente, abbiamo un Governo di persone estremamente qualificate che ci faranno avere i danari europei ma è indispensabile si faccia qualcosa che possa scoraggiare, il più possibile, l’attività della criminalità organizzata su questo fronte.

Orbene l'umile proposta al premier Mario Draghi parte dal fatto che, come da più parti detto, siamo in un periodo di guerra. Il Coprifuoco che ci ha assillato per oltre un anno è o non è una misura da tempi di guerra? E i vari lockdown e le chiusure di imprese sono o non sono misure straordinarie in tempi straordinari?

Ed allora se siamo in guerra perchè non usare anche la giustizia dei tempi di guerra. Certo non è possibile giuridicamente utilizzare l’art. 3 della Costituzione che fa riferimento alla Legge penale militare di guerra che si applica ai militari per i reati da essa preveduti, commessi, in tutto o in parte, dal momento della dichiarazione dello stato di guerra fino a quello della sua cessazione. Ovvio che no ma servirebbe almeno una legge che in tutto il periodo storico che stiamo vivendo comminasse pene quintuplicate per i reati afferenti all’ esproprio dei soldi del Recovery Plan.

In un paese tradizionalmente garantista e dove la giustizia ha tempi biblici per un reato di peculato la pena prevista è, più o meno, la reclusione da 4 anni a 10 anni e 6 mesi mentre il reato di peculato mediante profitto dell’errore altrui viene punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Per il reato di corruzione le pene, sia per il corruttore che per il corrotto, non superano i tre anni. Sicuramente pene che non spaventano gente abituata a delinquere, provvista di fondi illimitati e legioni di avvocati.

Con una norma diversa, temporanea ma dura e mirata, una giustizia marziale da tempo di guerra, la situazione diventerebbe molto, molto diversa e ci sarebbe molta più gente pronta a riflettere bene prima di avventurarsi in alchimie corruttive sul danaro del Recovery Plan.

Una proposta troppo azzardata? Sbagliata ? Campata in aria? Inutile? Chissà….

Certo che adesso delle attuali misure penali gli uomini della mafia non hanno alcun timore anche perchè, in questo caso, sul tavolo ci sarà una gigantesca montagna di danaro. Peccato che quel danaro, se ben speso porterà il nostro paese a ripartire, se mal speso o peggio “rubato” ci lancerà in un baratro profondo.

Al Governo la riflessione....    

 

  

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    mafiarecovery planmario draghidanaropeculatocorruzione
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